(pausa ad libitum) lunedì, 19 maggio 2008  
Si è soli con tutto ciò che si ama (Novalis)

Piccole provviste mentali raccolte da Simona e mescolate in: wabi
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Siamo luoghi lunedì, 12 maggio 2008  
"Anche noi, oltre che persone, siamo luoghi e case, ma spesso non lo sappiamo..."

carrugio

Piccole provviste mentali raccolte da Simona e mescolate in: wabi, camelie sul muschio del tempio
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La libertà non è star sopra un albero venerdì, 22 febbraio 2008  

... Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come un uomo che ha bisogno di spaziare con la propria fantasia
e che trova questo spazio solamente nella sua democrazia
.

Prendo a prestito le parole sempre perfette del signor G. per ribadire un concetto per me fondamentale, uno di quei pensieri che mi accompagna con maggiore costanza e conforto in queste settimane di movimenti tellurici.

L'intervallo del riccio si prolunga, ma questo non significa che sotto sotto non continui a scavare e a raccogliere provviste mentali. Ringrazio chi ha voluto prender parte, indipendentemente dal suo punto di vista, al piccolo dibattito inaugurato la scorsa settimana da me e RearWindow. Io non amo le visioni manichee e non ho mai aderito a un pensiero unico e strutturato, ma su certi principi non transigo e alcune Idee costituiscono un valore per me.

Una di questi Idee è che la libertà è partecipazione, per tornare ancora su Gaber. Nessuno di noi vorrebbe vivere in tempi difficili, ma quando accade bisogna saper prendere delle decisioni. Credo che ciascuno di noi possa, se veramente lo vuole, incontrare o andarsi a cercare il/i suo/i Virgilio. Di seguito, le parole di uno dei miei punti di riferimento (già citate in un commento) che desidero sottolineare anche in quest'occasione.

"Allora se ripenso a un passato vivo, il mio ricordo si sposta fatalmente su un elemento importante che è l'autonomia, l'idea cioè di un radicalismo che consiste non nell'anticipare i fatti pensando che saranno realizzati da altri, ma nel partecipare, nell'essere soggetti attivi della trasformazione. Io penso a una trasformazione della società solo se sento di poterne far parte (...). L'autonomia significa voler cambiare la società, voler creare spazio per chi non ce l'ha, ma standoci dentro, senza aspettare che il problema venga risolto da qualcun altro".

Vittorio Foa, Le parole della politica, p. 9


Piccole provviste mentali raccolte da Simona e mescolate in: wabi, totem moderni
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Wilde, sassolini e bloggeramici giovedì, 31 gennaio 2008  
In questo post si parla di: Fred Vargas, Trudi Birger, Abraham Yehoshua.



Oscar Wilde
, che in fatto di debolezze umane la sapeva lunga, soleva dire che "esperienza" è il nome che diamo ai nostri errori. Miss Precarity, anche se il tempo delle mele è passato da un pezzo, non ha ancora abbastanza esperienza, ma in compenso ha un discreto rifornimento di errori. Questo la dovrebbe rendere una discreta consulente. Sta di fatto che le capita di dare qualche consiglio e di rimanerne poi estremamente colpita, quasi come non fosse farina del suo sacco. Sovente noi sappiamo benissimo quello che dovremmo fare, ma non avendo sempre il coraggio di farlo venire a galla - soprattutto quando si tratta di decisioni impopolari, non di "successo" o decisamente controcorrente - lo sussuriamo a qualche altro orecchio, in attesa di vedere l'effetto che fa.
E anche se la bambina Miss Precarity, selvatica e indipendente (per non dire rompiscatole) era allergica a qualsiasi gruppo che presupponesse distintivi e uniformi, persino i simpatici e politically correct boy scout, la trentenne pensa e ripensa, anche troppo. Aspettando, forse, che si raggiunga abbastanza pressione da far saltare il tappo. Cin cin.
Nel frattempo, come ha scritto la cara Tzugumi, si nasconde un pochino.

"Lei non ha idea della quantità sterminata di sassolini che ci sono in fondo ai pozzi. E la gente non li lancia per sentire il rumore che fanno quando cadono nell'acqua. E' per capire. Ma il pozzo è una cosa terribile (...) Ci sfugge, ride di noi dal profondo del suo ventre sconosciuto pieno d'acqua cilindrica. Ecco cosa fa il pozzo, secondo me. Ma quanta acqua? Fino a dove, l'acqua? Bisognerebbe sporgersi, sporgersi per sapere, lanciare delle corde" ha sottolineato poco tempo fa, da un libro di Fred Vargas, un'altra bloggeramica, Miss Meletta.

Parlando ancora di libri (ma guardate un po' che combinazione, eh?!), in tre giorni mi sono immersa nella storia di Trudi Birger, Ho sognato la cioccolata per anni. Questa lettura è un pensiero speciale della maratoneta. Le vicende drammatiche, strazianti di Trudi e della madre sono un monito, mai troppo ricordato, ma soprattutto un segno tangibile di speranza, frutto del carattere coraggioso e intraprendente dell'Autrice. Leggere del suo viaggio in Israele per ricominciare una nuova vita, il suo impegno incessante nel
B'nai B'rith e in altre associazioni di volontariato, commuove e fortifica nello stesso tempo. Si vorrebbe entrare in punta di piedi nella stanza di dolorosissimi ricordi di Trudi: la sua umanità, la sua fragilità unita a una forza d'animo sorprendente impongono, anzi direi seminano rispetto.

Ricordo infine, last but not least - i lettori di Miss P. ormai conoscono la predisposizione a saltare felicemente da un argomento all'altro - il post di Marsspirit dedicato alla prossima uscita dell'ultimo libro di Abraham Yehoshua, Fuoco amico, il quale sarà uno dei prossimi acquisti libridinosi.

Piccole provviste mentali raccolte da Simona e mescolate in: wabi, immersioni libridinose
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Gli angeli fanno bookcrossing mercoledì, 23 gennaio 2008  

“Un uovo d’aquila, messo nel nido di una chioccia si schiuse e l’aquila, cresciuta insieme ai pulcini, per tutta la vita fece quel che facevano i polli nel cortile. Un giorno vide sopra di lei un magnifico uccello: «Chi è quello?», chiese al vicino. «È l’aquila, la regina degli uccelli, ma non ci pensare. Tu ed io siamo diversi da lei». Così l’aquila non ci pensò e morì pensando di essere una gallina” (Anthony De Mello, Messaggio per un’aquila che si crede un pollo).

Consiglio del giorno: Tanti auguri neh, da A quarant’anni è tardi.


Quanto non tutti i mali non vengono per nuocere. Miss P. arriva alla stazione trafelata e in terribile ritardo (un’altra coincidenza persa, una corsa contro il tempo…). In ufficio l’attendono e deve spicciarsi: decide così di salire sul primo taxi per accorciare l’attesa. Coincidenza delle coincidenze: il tassista dai capelli lunghi ha appena restituito ad un suo amico un libro (proprio quello che trovate nella citazione), facendolo passare dal finestrino. Precarity coglie il particolare e drizza le antenne, risolutamente decisa a non farsi gli affari suoi. Pochi minuti e il conducente (dall’aria assai originale e allegra) e il passeggero (la pendolare con la sindrome del bianconiglio*) si scoprono lettori accaniti e per tutto il tragitto parlano di letture, di libri che ti cercano invece di essere cercati, dell’Antologia di Spoon River e De André, di quando ci mettiamo in testa di essere polli e sprechiamo la nostra vita, degli incontri che non capitano mai per caso (alla fine si scopre che il tassista è pure uno studioso della filosofia buddista) e di bookcrossing. Già, perché lui “libera” i libri sul suo taxi. Ci lasciamo entrambi con un sorrisone stampato in faccia.

Miss P. ha sempre diffidato della psicologia facile, però alcune riflessioni di De Mello sono proprio azzeccate: le hanno presentato così, nero su bianco, concetti sui quali si arrovella da mesi. Quei pensieri apparentemente indecifrabili, sui quali sprechiamo un mare di energie, mentre la soluzione, l’affrancamento da dubbi e timori si rivela, tutto sommato, abbastanza semplice. Perché noi ci complichiamo spesso la vita, facendo dipendere troppe cose da una serie di condizioni arbitrariamente imposte, sminuzzando le nostre capacità di felicità per inseguire una chimera, per entrare in qualche asfissiante modello, per trovare un lembo ove appiccicare un’etichetta. O per poter dire a noi stessi che siamo nel giusto.

Liberi di non crederci, ma ci sono angeli che se ne vanno in giro in incognito, con lo stile di Bob Marley, un taxi mezzo sgangherato e una gran luce in fondo agli occhi. E fanno bookcrossing.


* Ovvero, da Alice nel Paese delle meraviglie: "E' tardi tardi sai, mi trovo in mezzo ai guai!".


Piccole provviste mentali raccolte da Simona e mescolate in: wabi, sentieri sotto la neve
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Qualcosa non quaglia lunedì, 21 gennaio 2008  

"La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale" (Costituzione della Repubblica Italiana, art. 2).


Consigli del giorno: Una postazione per due, da Juliaset; The day after, da La Forza propulsiva dell'inquietudine; Martin Luther King's Day, da Seaweeds Leaves.


Un nebbione sabaudo catapulta con ostilità Miss P. in un nuovo lunedì, il giorno della settimana in cui nacque, come se fosse già pronta per scattare, darsi da fare. La passeggiata di Finale ligure sembra distante chilometri e chilometri da qui, forse perché la nebbia e questo cielo lattiginoso sono in parte anche dentro di lei: e le parole sono una fiaccola, un faro antinebbia, ravvivate dalle risate scambiate con Natasha, dal tè nero con latte non scremato, dall’affascinante zigzagare mentale del commissario Adamsberg e dalla voce roca di Amy Winehouse. Miss P. si sente un’apolide religiosamente parlando (e già questa parola non si sa come trattarla, la si prende con i guanti, la si scruta in cerca di istruzioni): ascolta, legge, ma “c’è qualcosa che non quaglia” come direbbe lo stesso personaggio uscito dalla penna di Fred Vargas; avverte una forte sensazione di spreco e di mal interpretazione, talvolta ignorante, talvolta voluta. Fra una manifestazione e l’altra, manifestazione di cosa non si sa bene, fa capolino la pubblicità del Grande Fratello: che se questo programma non l’ha mai digerito, ora, dopo Torino, dopo Marghera, dopo Ravenna le appare immorale.

 

Dall’altra parte della Manica, altre storie. Il Daily Telegraph prova a stilare, con i suggerimenti di Harold Bloom, docente di Yale e critico letterario, una lista di libri che i bambini “dovrebbero” assolutamente leggere*. Peter Coniglio, Winnie The Pooh, Pippi calzelunghe, Kim, Alice e Tom Sawyer nel 2008 sono ancora tutti salvi. L’amica aleike ha ricordato a Miss P. Pollyanna e il suo celeberrimo gioco, contare quante volte nella Bibbia venisse usata la parola felicità (e i suoi sinonimi). Si scopriva, così, che provare gioia e rallegrarsi fossero le espressioni più frequenti.

A sfogliare il giornale decisamente qualcosa non quaglia.


* In proposito vi ricordo la simpatica iniziativa splinderiana "La stanza delle favole".


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Wonder Woman mi hai stufato lunedì, 07 gennaio 2008  
"...Prescienza che aveva portato Adamsberg, un successo dopo l'altro, fino a quel tavolo, fino a quel ruolo, capo strampalato e sognante della divisione Anticrimine del tredicesimo arrondissement. Prescienza che lo stesso Adamsberg negava e che chiamava semplicemente le persone, la vita". (Fred Vargas, Sotto i venti di Nettuno, Einaudi 2005, p. 7).

Consiglio del giorno: Beati gli squattrinati, da So British
.



E' un po' come per i biscotti rotti. L'impasto, la farina del tuo sacco erano buoni. Succede che nella preparazione qualcosa vada storto. Se chiudi gli occhi, però, e ne mangi uno, senti lo stesso il suo dolce sapore.
Certo che sì, è un fallimento. Resta sempre una brutta parola, anche se la infiocchetti con fronzoli di eroismo e lustrini di abnegazione che del resto nessuno ti ha mai chiesto. I progetti falliscono, le persone no. Sbagliano, certo, e si confondono un po'. A fallire senza rimedio sono le cose prive di anima, che cadono a terra, vanno in frantumi e non possono più tornare com'erano un tempo. Invece una persona raggiunge sempre il suo posto e il suo tempo, se solo li vuole trovare davvero, magari non dove li aveva immaginati.
E poi non c'è assolutamente bisogno di qualcuno che ti commiseri, perché capire questo ti fa male e ti fa bene allo stesso tempo: se ti guardi allo specchio e lo accetti, proprio allora, dopo aver sbattuto il viso contro il muro, ahia! Puoi voltarti e prendere un'altra direzione; mentre se chiudi gli occhi per non vedere, resterai sempre con la faccia incollata alla parete. Se i punti cardinali sono quattro invece di uno solo, rivolto a un'unica, noiosissima destinazione, beh ci sarà un motivo. E' già capitato che, sbagliando clamorosamente i calcoli, qualcuno abbia scovato il suo nuovo mondo.

Io ho qui accanto le mie persone belle. Quelle che con una lettera, una tazza di tè, un segnalibro, una canzone o una poesia ci permettono di stare comodi nei nostri panni e indicano gli aspetti che ci appartengono e talvolta non scorgiamo più. Quelle che ti fanno esclamare: Ma guarda! Non ci avevo pensato! E' proprio così! Cerchiamo di non perderle mai di vista. Invece, se possiamo - e possiamo - spediamo lontano i corvi del malaugurio, le sentinelle del vittimismo e gli adepti della setta di lamentology.

E poi, lo dico una volta per tutte: Wonder Woman, mi hai stufato. Miss Precarity è smaccatamente imperfetta e se ne vanta pure.

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Ombrelli in cerca d'Autore mercoledì, 21 novembre 2007  

Forse quel giorno trovai una cosa andata perdutaWislawa Szymborska, da Sonno profondo.


Consigli del giorno: Riflettendo sotto la pioggia, da Zamparzigogola; Una voce, da La finestra sul cortile.


 

The Key, Jackson Pollock

 

Scende la pioggia, ma che fa? Mi piace uscire con la pioggia, a patto che non stia diluviando. L’acqua è qualcosa di vivo. Però questo cielo grigio, l’umidità e il selciato lucido mi trasmettono una sorta di malinconia, una dolce nostalgia per qualcosa d’indefinito. La gocce sono fluide come certi pensieri ed è facile lasciarsi andare al passato, a quel che ci è mancato ed ancora ci percuote come un sassolino appuntito.

Per il resto, sono come una bambina felice di uscire con gli stivali e il suo ombrello colorato. Cosa volete farci, ognuno coltiva dentro di sé qualcosa che lo mantiene piccolo, è un gioco innocente ed anche piacevole, basta solo rammentare come si fa. Uno sguardo, un oggetto, un biscotto e s’innesca un meccanismo, un susseguirsi velocissimo di collegamenti – Proust lo ha descritto benino, direi. Adesso, per esempio, mi ricordo perfettamente di aver avuto – forse non andavo ancora a scuola, o al massimo frequentavo la prima - un ombrello rosso con la faccia tonda di Mafalda disegnata sopra. Quando si dice la predestinazione. Persino un oggetto apparentemente banale come un ombrello può dire molto di una persona. Allora forse non fui io a sceglierlo, ma mia madre, il che è un’ulteriore conferma di quanto le mamme conoscano i loro pargoli.

Chissà cosa salta in mente a voi, oggi, nel cuore di novembre, mentre camminate sotto la pioggia in una città, non importa quale.


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Farfalle in coda allo sportello lunedì, 19 novembre 2007  

“Dacci la gioia di conoscer bene le nostre gioie, con le nostre pene” (Sandro Penna)

 

Consiglio del giorno: Freddo cane, freddo barbino, freddo becco, da A quarantanni è tardi.

 

  

Stamattina Miss Precarity guarda in su, verso il cielo, con attesa curiosa. Da quando si è svegliata, il cielo color perla le è apparso carico di una promessa, di una festa. Un minuto, forse due al massimo, ed eccoli, i fiocchi di neve, iniziano a scendere lentamente, con una sorta di assonnata indolenza. Così, sulle note di Quelqu’un m’a dit, sembra di essere a teatro, proprio al centro del palco, mentre uno stuolo di ballerine, bianche come farfalle, volteggiano tutt’attorno.

Miss Precarity non è sicura di quello che proverebbe se in tasca non avesse l’abbonamento del treno, ma un rassicurante cartellino da timbrare. A volte pensa – o s’illude? – che se non dovesse per forza aggrapparsi ai particolari, contando le settimane, i mesi, ma gli anni no, quelli mai, non riuscirebbe a scorgere i palpiti della natura, il suo movimento armonioso che ignora i calendari degli uomini.

E’ una riflessione molto poetica, quasi quasi le viene voglia di crogiolarsi, di sguazzare in quella aggraziata colata di melassa, perché dopotutto lo sanno tutti - Ah! Raffaele Morelli e la sua psicanalisi for dummies! - i dolci servono per compensare.

Poi, c’è la fauna dei pendolari in coda di fronte alla biglietteria della stazione. Osservate una persona mentre aspetta in fila presso uno sportello e capirete molte cose di lei. Di come riempie il proprio tempo, o se vi rinuncia, lasciandolo semplicemente andare. Miss Precarity è un esserino previdente, il che è un modo più carino per dire che è ansiosa, pertanto ha già acquistato il suo biglietto con grande anticipo. Osservandoli, si permette una di quelle generalizzazioni che solitamente detesta. Si possono fare due grandi distinzioni, fra coloro che si affannano a trovare, sbuffando, un modo per far passare velocemente quel tempo considerato “morto” e coloro i quali scelgono, invece, di trasformarlo in qualcos’altro, di plasmarlo in un momento di vita, o, perlomeno, di noia consapevole.

E’ come il gioco che si faceva alle elementari, durante l’ora di ginnastica (ora si dice “educazione motoria”): sacco vuoto, mezzo vuoto, pieno.


Aggiornamento n. 6 del diario del movimento del mondo

 

Sotto gli occhi: La sconosciuta

Nelle orecchie: Morrissey

In valigia: Persi in un buon libro

Pensando a: The importance of not reading.

 


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La filosofia della teiera mercoledì, 14 novembre 2007  

“La sua bravura consiste in ciò, che coglie le intenzioni della natura, è capace di leggere tra le sue più segrete aspirazioni. Perché la natura è piena di una potenziale architettura, di progetti e costruzioni… L’Occhiazzurro (lo spirito della creazione, n.d.r.) invita tutti a continuare, a costruire, a cooperare alla creazione – siamo infatti tutti per natura sognatori, fratelli sotto il segno della cazzuola, siamo per natura costruttori” (Bruno Schulz, La repubblica dei sogni).

Consiglio del giorno: Sergio Tofano in arte STO, da Specchio.

 

La filosofia della teiera è l’I-Ching della Precarity-girl dal gusto un po’ rétro – o vintage, come va di moda oggi. Anche se, a dir la verità, un’eroina precaria non è mai molto à la page. Tanto per fare un esempio di costume, lei non poserebbe mai il suo alluce su un’isola semi-deserta, posta nell’altro emisfero del pianeta, per far la dieta del riso (poco) e del cocco (se mai riuscisse ad aprirne uno)… ma dico, scherziamo??

Comunque. Miss Precarity – che poi sarei io - ha una collega bibliomane e russofila (che chiameremo, senza sfoggio di fantasia, Natasha) la quale è pure una fanatica del tè. Quello buono. I colleghi maschi delle due moderne eroine, pertanto, durante la pausa vengono quotidianamente storditi – se mai fosse possibile rimarcare questa loro abituale condizione – dal loro intenso cicaleccio, il quale spazia da un libro all’altro, passando per il burro salato danese e il tè al bergamotto. I colleghi seri delle due, infatti, non leggono un romanzo dalla seconda media. Loro meditano, correggono, insomma non hanno tempo da perdere. Poi blandiscono Precarity per chiederle se dopo quel che e prima del sebbene ci va un congiuntivo. Ma non perdiamo il filo: le due eroine si stavano gustando una pausa. Mentre si preparano l’avvolgente bevanda – avendo inserito nell’ultimo ordine per la cancelleria un bollitore elettrico, dispensatore di legalissime sostanze psicotrope, efficaci nella cura della sindrome del convegnista – Natasha condivide con Precarity brevi, deliziosi momenti d’innocente aristocraticità. Il loro, autentico snobismo (?!) non sta nello sciorinare a memoria la bibliografia ragionata della strategia multilaterale applicata alla scacchiera internazionale e cosmica, ma nel distacco consapevole (e sornione) da questa forma di cronica, autoreferenziale saccenteria ultraccademica, crogiolandosi, per una manciata di innocui minuti, nella poeticità di una fetta di pane tostato delicatamente imburrata, accompagnata dal ricordo di qualche bel vecchio film. Anche gli intellettuali mangiano. E vanno al cinema,  ricordandosi di spegnere il telefonino. Vero?!!

Per gli Antichi – che la sapevano lunga, nonostante abbiano vissuto l’alba del mondo – il verbo studeo aveva a che fare con l’applicazione costante e piacevole, l’elevazione dello spirito. Precarity è (troppo) spesso in compagnia di persone ultra-sapiens per le quali l’unico modo di elevarsi è salire sul gradino di una cattedra, o prendere l’ascensore.


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