Rimbocchiamoci le maniche lunedì, 14 aprile 2008  
“La Democrazia ha bisogno, più di qualunque altra forma di Governo, di cittadini attivi. Non sa che farsene di cittadini passivi, apatici, indifferenti, che si occupano soltanto dei propri affari e delegano agli altri il compito di occuparsi degli affari comuni. La democrazia vive e prospera solo se i suoi cittadini hanno a cuore le sorti della propria città come quella della propria casa, che della città è soltanto una parte”.

Norberto Bobbio

Aggiornamento n. 1 mart. 15 aprile

Credo che da questo post del vecchio snaporaz che v'invito a leggere possa nascere una riflessione fruttuosa. In questi giorni, accanto alla delusione, ho scoperto molti commenti aperti a un ripensamento, a un'azione futura volta a rifondare la nostra coscienza civica. Come scrive giustamente l'amico blogger, possiamo fornire democraticamente il nostro contributo, partendo dai nostri blog.

20080415 Non ho fatto mistero di aver seguito con attenzione la campagna elettorale e soprattutto quella portata avanti dal PD attraverso l'utilizzo sistematico del web e dei socialnetwork. Sono entrata in quella rete virtuale, ho preso parte ai forum, ho scoperto l'azione di altri circoli in Europa e l'entusiasmo di molti giovani. Oggi questo flusso di notizie, opinioni, proposte non solo non si è fermato, ma è raddoppiato. Non ho percepito frustrazione, bensì passione e voglia di proseguire questo percorso.

Non scrivo questo per convincere qualcuno, ma solo per dimostrare l'importanza del web che per la prima volta ha svolto un ruolo rilevante nella comunicazione politica del nostro paese.

Credo che se abbiamo creduto nella necessità di una svolta, adesso sia proprio il momento per farla diventera realtà. Per radicare la convivenza e la compartecipazione.

Pensiamoci e diciamo la nostra.

Aggiornamento 2 - merc. 16 aprile

Vi consiglio la lettura di questo bel post sui rapporti politica/web dal blog Webgol di A. Sofi.

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Costernazione europea, imbarazzo italiano venerdì, 11 aprile 2008  

Sono in imbarazzo. Ascolto le notizie alla radio, guardo i TG, leggo i giornali, navigo su internet e sono in imbarazzo. Berlusconi ci ha abituato a campagne elettorali irriverenti, vuote, demagogiche e infami, eppure credo che si debba fare uno sforzo per non cadere nella trappola dell'assuefazione:

"Gli incerti sono tali per delusione, stanchezza, assuefazione. La delusione nei confronti del governo di centrosinistra è in parte condivisibile, ma non può far dimenticare il vero e proprio abisso politico, culturale ed etico che c'è tra il centrosinistra e la destra italiana. La stanchezza si esprime con l'infastidito "Ma come è possibile, dobbiamo ancora occuparci di Berlusconi?!". Sì, il protagonista negativo purtroppo è ancora lui e, cosa impossibile da immaginare nel '94, si tratta di un Berlusconi addirittura peggiore: per aggressività, assenza di senso dello Stato e disprezzo delle istituzioni" (Nanni Moretti).

L'atteggiamento della stampa estera è sintomatico. "Il tempo non fa presa su Silvio Berlusconi" scrive Le Monde, ironizzando sul lifting, l'impianto della nuova chioma e il consiglio datogli dalla figlia Barbara di lasciar cadere la cravatta. Si cita Don Baget Bozzo, il quale ha più volte spiegato che presso Berlusconi "tutto è pensato, voluto, comprese le apparenti gaffes che sono strumenti di comunicazione e di direttiva politica", ma anche Pierre Musso, autore del volume Sarkoberlusconisme, secondo il quale i leader come Sarkozy e Berlusconi governano facendo leva sui sogni ma anche sulle paure: e questa volta Berlusconi si presenta alla elezioni con "il modello sacrificale", lontano dall'ottimismo delle precedenti campagne.

E che dire del Times, per il quale il leader del Pdl è un concentrato di promesse stravaganti, potere mediatico, gaffes, atteggiamento da showman; la prestigiosa testata esprime con aplomb britannico lo sconcerto circa le esternazioni sulla magistratura, ma dichiara anche che tutte le speranze sono riposte nei giovani elettori, i soli in grado di mandare a casa un simile personaggio.

Ma il commento più bello resta quello dell'Economist, nota rivista comunista, che si prende gioco del "ritorno del giullare", orchestrato forse proprio per spostare l'attenzione da Bossi, alleato scomodo con il quale Berlusconi condivide l'indifferenza verso le leggi. La prestigiosa testata sottolinea che l'attuale legge elettorale è stata voluta da Berlusconi stesso e dai suoi accoliti, ricordando il suo autore, Calderoli, nonché tutti i nefasti effetti di cui il Pdl ora si lamenta recitando la parte della grande vittima.

In opposizione ai modelli femminili prescelti dal Cavaliere, tutte donne "belle" e brave, le quali sicuramente mostrano un certo gusto nel scegliere le autoreggenti per la tribuna elettorale serale (per non parlare poi della grande avversaria, la wonderwoman Santanché, tutta neofascismo e finezza di modi) vi propongo di dare un'occhiata a chi, all'estero, dimostra un maggiore senso civico, una più acuta intelligenza e uno sguardo d'insieme assai più moderno ed europeo, come questa giovane candidata del PD a Parigi.

Se dopo tutto questo non viene voglia di voltare pagina, significa che il "vaccino" di cui parlò Montanelli non ha mai fatto effetto e che questo paese si merita, purtroppo, un altro governo da Repubblica della banane.


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Il mio blog non vota per Berlusconi mercoledì, 09 aprile 2008  

noberluscaLa generazione che ha vissuto la propria prima giovinezza negli anni Ottanta, sotto il segno di Craxi - ascendente Goldrake - ha visto lo sfacelo di una classe politica senescente e vetusta, apparentemente spazzata via dal pool di Mani Pulite. Ancora ricorda le monetine lanciate su Craxi ed il filo di bava che pendeva dalla bocca tremante di Forlani durante gli interrogatori. Svezzata con tali orrori, era quasi naturale che sconfinasse nel più ovvio qualunquismo. Fortunamente, ma solo per il fatto di aver fatto rinascere in molti un attaccamento alla Cosa Pubblica sempre più vilipesa, è sceso in campo il Piazzista della Libertà che, volenti o nolenti, ha forgiato la Nuova Italia (come dimostrava Nanni Moretti ne Il caimano).

La classe operaia, sempre più disperatamente ancorata all'aspirazione verso uno status "borghese", va a braccetto con le siure impellicciate che distribuiscono tartine canticchiando "Silvio, Santo Subito…". I giovani sono attratti dai manganelli della Destra più reazionaria e dalle pistole ad acqua che Bossi cerca di svendere dal suo gerontocomio. Ora, amici, ci troviamo ad un bivio: qui non è più questione di "destra" e "sinistra". E' divenuto fondamentale impedire che la vera anomalia (Berlusconi) governi nuovamente l'Italia, tenendo sotto il giogo Fini e imboccando Bossi all'ora del brodino. E' il Piazzista delle Libertà che ci ha portati non più a votare per un ideale, ma solo a scagliarci l'un contro l'altro armati. Tolta questa piaga dal Paese, forse, rimboccandoci TUTTI le maniche, potremo vedere di far qualcosa per questa Italia, sempre più simile all'Argentina. Giusto con qualche Reality Show in più. Per queste ragioni, e per altro ancora, il mio Blog non vota per Berlusconi.

 

Contenebbia

 

Alcuni altri Firmatari (con mille scuse a chi non è citato):
rearwindow06, Aivlis77, Alderaban, Alice64, Amalteo, Angi69, Antigone26, argeniogiuliana, Bellatrix74, Catpoet, Chiccama, Chirieleison, coaloalab, compagnidiviaggio, copperhead, Damiani, Darix73, deha, DreamLady, EdoEleStorieAppese, FamChinaski,
fenicesulmare, Giuba47, heyhonan, HistoriaVbc, ilcanedisatana, ilmurodipeppe, Isa71, losteyeways, LucFaccenda, Macca, madworlds, MagoSilvan, mammaepoi, Mauro Piadi, meryem, molengai, muroalieno, Nuriape, palmarola, PaulTemplar, pears, PF1, piccolaJo, Raindog78, Senzabussare, SimonaCWords, Smillapiffi, Sophie71, snakeandladders, stevemcqueen, tuile, vadoinbici, Watkin

Pubblicate questo "manifesto" nel vostro blog, allo scopo di dargli la massima diffusione possibile. Grazie molte. 

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"Noialtri" lunedì, 07 aprile 2008  

lega_pellerossaDomenica, lungomare di Pegli spazzato da un vento decisamente poco primaverile. La bellezza della natura può coesistere con le piccinierie e l'ignoranza umana. Su un manifesto della Lega Nord spicca il volto di Toro Seduto seguito da un messaggio talmente antistorico (si veda l'immagine qui a fianco) da essere idiota. Ma come si può pensare che simili personaggi conoscano la storia americana quando ignorano o storpiano pure quella del loro paese? Nell'antica Grecia gli idioti erano quelli che si ripiegavano nel privato, non partecipando alla vita pubblica della polis. L'etimologia scivolò poi sempre di più verso lo spregiativo. Non aggiungo altro, lasciando piena libertà di moderna e attuale interpretazione.

Noi non ci facciamo mancare niente. Da Geert Wilders (regista di "Fitna", film dove il Corano viene letto esclusivamente come libro di violenza) al nostrano Giulio Tremonti, autore de "La paura e la speranza". Da una parte la fortezza Europa, la "civiltà occidentale" così cristiana, così perbene, dall'altra...

Scriveva ieri Barbara Spinelli:

Paura del diverso, che ci assedia. Orgoglio di chi si esalta, temprandosi, nelle proprie radici e nello scontro di civiltà. Il film di Wilders infiamma questo scontro come si fa con la brace: soffiandoci sopra. Più scontro c’è, più ritroveremo noi stessi. Avere un nemico fa bene all’anima, fuori casa e dentro.
Il libro di Tremonti è la traduzione delle immagini di Fitna. Il modo di scrivere è analogo: formule brevi, a scatti, a slogan. Non mancano riflessioni importanti sulla globalizzazione ma il nocciolo è lo scontro di civiltà e la solitudine dell’individuo in Stati e società indeboliti. Quel che lo salva è l’identificazione con comunità chiuse, piccole, etnicamente e religiosamente omogenee. Lì sono le radici: immutabili, impermeabili a qualsiasi incrocio-meticciato col diverso. Il valore da opporre al mercatismo globale è l’esclusione: il contrario del messaggio di Gesù, oltre che della storia laica d’Europa (Quanto è cristiana la destra, in "La Stampa" del 6 aprile 2008).

Quest'anno si celebrano i 60 anni della nostra carta costituzionale, un testo meraviglioso, frutto dell'incontro di anime diverse che hanno saputo partorire gioielli come gli articoli 3, 7, 11. "Mi pare perfino umiliante doverlo dire - rispondeva qualche giorno fa Ciampi in un'intervista al " Corriere della sera" - io sto, e sono sempre stato, dalla parte della Costituzione".

Ci sono valori che non ammettono l'indecisione.


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Io voto PD martedì, 25 marzo 2008  
voterei_pdA meno di un mese dall'appuntamento elettorale, tutti i sondaggi, di parte e non, rivelano l'esistenza di un'alta percentuale di indecisi: un dato oggettivo, frutto anche della crescente disaffezione alla politica da parte degli italiani, ma che nonostante ciò sorprende. Infatti, ritengo che non possa e non debba passare la logica del "tutti uguali, tutti cialtroni", logica cavalcata sia da una qualunquista e picaresca demagogia, sia dalle piccole formazioni politiche che, insistendo sulla sostanziale uguaglianza dei programmi dei due raggruppamenti maggiori (PD e PdL), mirano, per non perdere visibilità, a mantenere lo status quo dell'altissima frammentazione partitica. Proprio quest'ultima è la principale causa della deriva degli ultimi 15 anni: piccole formazioni attestate su percentuali di rappresentanza risibili hanno continuato a dettare legge.
 
Le prossime elezioni si profilano non solo come una battaglia politica, ma anche e soprattutto culturale. Per questo il progetto del Partito Democratico, seppur imperfetto, appare permeato da elementi considerevoli di modernità e discontinuità rispetto al passato. Se si vuole garantire la governabilità, il futuro dell'Italia deve necessariamente essere quello di un sistema bipolare in linea con le più moderne democrazie occidentali, costituito da un numero assai inferiore di partiti. In questo senso non si può non accogliere con grande favore la lungimirante scelta di Veltroni di fare a meno delle formazioni di sinistra, le quali pur garantendo un 8% in più di preferenze, avrebbero reiterato l'esperienza dei precedenti governi, caratterizzati da maggioranze fragili e disomogenee, in disaccordo su tutte le questioni principali, messe insieme solo per fini elettorali e non programmatici. Ciò ha costretto gli avversari a fare altrettanto, ma con una notevole differenza: mentre il progetto del PD, che si attesta come una forza riformista di centro-sinistra, è la conclusione di un consapevole processo politico maturato nel tempo e sostenuto da una larga partecipazione di cittadini, il PdL di Berlusconi e Fini (solo di recente riavvicinatosi al Cavaliere, dopo averlo duramente contestato sul finire dello scorso anno) è una repentina invenzione pre-elettorale, che, tagliando fuori il moderato Casini e inglobando personaggi politicamente discutibili come la Mussolini e Ciarrapico, ha spostato il proprio baricentro nettamente verso destra. Una destra evidentemente anomala, tanto da destare l'allarme fra i conservatori del Partito popolare europeo circa il rischio di dover accogliere in futuro esponenti che si rifanno orgogliosamente all'esperienza fascista.
 
Sebbene ci possano anche essere dei punti di contatto fra i due programmi, considero centrale la questione della credibilità politica e personale. Da una parte abbiamo un leader che si rifà alla grande tradizione dei democratici americani, una persona colta, dal linguaggio piano e mai gridato, attento ai giovani e alle nuove tecnologie, che ha fatto della lotta alla precarietà e della sicurezza sul lavoro due questioni inderogabili e due grandi battaglie sociali, e che ha aperto le proprie liste alla partecipazione dei cittadini, cercando di immettere nel proprio organismo nuove linfe democratiche per contrastare il predominio e l'autoreferenzialità delle élites politiche. Dall'altra, un piazzista settantunenne che si ripresenta per la quinta volta, strappa i programmi degli avversari, colleziona pessime figure all'estero e provvedimenti giudiziari in patria, emana editti bulgari e leggi ad personam, pronuncia battute offensive e semina discredito contro la magistratura ed il giornalismo (si veda il caso di Enzo Biagi), fa leva sulla demagogia più becera, fingendosi salvatore della patria esclusivamente a fini elettorali (questione Alitalia).
 
Se, parafrasando Curzio Maltese, non si vuole che "in Italia offendere le donne, i media, gli avversari e perfino l'intelligenza dei propri elettori" costituisca un merito, un dono di natura, un esercizio di furbizia, piuttosto che qualcosa di cui vergognarsi, è giunta l'ora di cambiare rotta.

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Torneo degli Scrittori IV domenica, 09 marzo 2008  
Cari bloggeramici, il riccio ultimamente si fa desiderare, tutto preso com'è dal suo zigzagare fra una decisione e l'altra... eh, sono tempi duri per i piccoli! Sotto il cielo di una Genova plumbea e ferrosa, in una di quelle giornate che la fanno assomigliare a un'austera capitale commerciale delle rotte del Nord, invece che a un soleggiato porto del Mediterraneo, ecco rispuntare finalmente la quarta manche del Torneo degli Scrittori (in ritardo, lo so, lo so...).
Et voilà... votate, votate!!!

I. Calvino - P. Levi
P. Roth - E. Hemingway
F. Kafka* - E. Montale
J.L. Borges - Pirandello




* A. Christie e F. Kafka hanno raggiunto la parità e, come da regolamento, sono stata io a decidere quale dei due Autori dovesse passare il turno. 

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41 anni, ma non li dimostra giovedì, 28 febbraio 2008  

Prosegue l'intervallo del riccio, una pausa per niente oziosa (magari!), ma si spera fruttuosa. Nel frattempo vi propongo alcune righe di uno degli intellettuali e politici (nel senso elevato del termine) più acuti e lungimiranti del nostro tempo, scomparso troppo presto e mai abbastanza ricordato (come tutte le persone scomode).

"Chi voglia tentare oggi di comprendere la cultura contemporanea e le grandi questioni del presente, deve abituarsi a trovare adeguate chiavi di interpretazione. Ciò che serve è soprattutto un'immersione onesta nella storia: il pensiero assolutista delle epoche trascorse - del Medioevo oppure del razionalismo barocco ed illuminista, ad esempio - versa in una crisi evidente e profonda, e l'umanità non si interroga più sulla 'cosa in sé', bensì sulla realtà esistenziale che passa per l'esperienza. Così, nessuna ideologia può oggi più permettersi di fondare la propria ragion d'essere su una 'essenzialità' extra-storica; e allo stesso modo anche i valori e le convinzioni del nostro tempo devono superare la prova della storia per dimostrare la propria validità.
Una conseguenza ovvia e del tutto naturale di tale impostazione è la struttura sempre più pluralistica di tutte le manifestazioni dell'esperienza umana: dalle dottrine religiose e politiche all'arte e alla letteratura, dalle strutture sociali ai valori e ai metri di giudizio applicati al presente. Non esistono più punti di riferimento universali, vincolanti per tutti, e purtuttavia gli uomini e le donne di oggi devono percorrere - molto più che in passato - strade comuni che passano attraverso il vivere ed agire insieme.
Per questo motivo che oggi a ciascuno di noi è richiesta una sensibilità storica del tutto particolare, la capacità di guardare alla STORIA vera, quella degli avvenimenti presenti. Solo chi è in grado di leggere ed interpretare i 'segni dei tempi' è anche capace di comprendere se stesso, i suoi simili, il mondo in cui viviamo, e di intervenire su di essi in modo efficace e al passo coi tempi. Chi oggi pensasse di poter trascurare questi 'segni' non solo si precluderebbe ogni possibilità di creare una qualsiasi cultura autentica e perciò valida, ma rimarrebbe probabilmente spettatore inerte del proprio tempo, viaggiatore straniero nelle terre del presente. E ogni rimando a valori atemporali o metastorici altro non sarebbe che una fuga dal mondo, se non fosse accompagnato da una coraggiosa messa in relazione della propria esistenza con la storicità della stessa".

Alexander Langer, Segni dei tempi  in "Die Brucke", 1° novembre 1967, ora in Id., Il viaggiatore leggero. Scritti 1961-1995, a cura di E. Rabini, Palermo, Sellerio, 1996, pp. 38-44.

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194 problemi lunedì, 25 febbraio 2008  

Se finora non ho affrontato la questione pro/contro legge 194 è stato per una questione di imbarazzo.

Trovo infatti imbarazzante per una democrazia non saper gestire con discernimento l'interpretazione e l'applicazione di una legge. Trovo imbarazzante una lista contro l'aborto, così come certi interventi totalmente privi non dico di concretezza, ma perlomeno di sensibilità. Trovo imbarazzante che si faccia spettacolo su quello che è e resterà comunque un dramma per una donna, anche la più convinta. Trovo imbarazzanti le crociate che non hanno nulla a che fare con Chi si fece mettere in croce. Trovo imbarazzanti i giudizi troppo facili, le accuse volanti, le disquisizioni sui numeri, le invettive e le rettifiche. Trovo imbarazzante che una società civile non sappia da che parte pigliare il concetto di laicità, come se stessimo giocando alla patata bollente. Trovo imbarazzante che i cattolici siano merce di scambio per un pugno di voti in più o in meno e che la maggior parte non sappia ribellarsi alle strumentalizzazioni.  

Nella mia ignoranza, ho sempre pensato che le norme si rivolgessero a una comunità di cittadini nella sua interezza e complessità. Si dice che "la legge è uguale per tutti", ma vale anche il contrario. Il fatto che esista, e per fortuna, una legge che disciplina un evento così grave e serio (ma in quanti interventi si parla genericamente di vita, senza però entrare nel cuore della vita vera?!) non significa che i singoli si debbano sentire obbligati, o non rispettati, o sufficientemente rappresentati nelle loro convinzioni religiose. Nessuno può calpestare la nostra coscienza, se non siamo noi a permetterglielo. Si può scegliere. Le persone in malafede, o comunque ottuse, impongono e offrono soluzioni belle pronte e impachettate, come se ogni storia non fosse unica. Le persone adulte scelgono e permettono agli altri di fare altrettanto, nell'ambito della legalità ovviamente. Per scegliere è indispensabile l'informazione. E l'informazione non deve essere limitata al qui ed ora, ma deve portare come bagaglio la memoria di quello che è stato, errori compresi: ciò è indispensabile per rendere la coerenza e la ragione degli strumenti fertili, per quanto possibile distanti da slogans artificiali.  

Stiamo perdendo il significato della parole; della problematicità (un termine che ormai incute terrore!) alla quale si preferisce ogni forma di semplificazione. E, più di ogni altra cosa, dell'esempio, quello responsabile, al quale si preferisce... beh, lasciamo perdere.


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La libertà non è star sopra un albero venerdì, 22 febbraio 2008  

... Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come un uomo che ha bisogno di spaziare con la propria fantasia
e che trova questo spazio solamente nella sua democrazia
.

Prendo a prestito le parole sempre perfette del signor G. per ribadire un concetto per me fondamentale, uno di quei pensieri che mi accompagna con maggiore costanza e conforto in queste settimane di movimenti tellurici.

L'intervallo del riccio si prolunga, ma questo non significa che sotto sotto non continui a scavare e a raccogliere provviste mentali. Ringrazio chi ha voluto prender parte, indipendentemente dal suo punto di vista, al piccolo dibattito inaugurato la scorsa settimana da me e RearWindow. Io non amo le visioni manichee e non ho mai aderito a un pensiero unico e strutturato, ma su certi principi non transigo e alcune Idee costituiscono un valore per me.

Una di questi Idee è che la libertà è partecipazione, per tornare ancora su Gaber. Nessuno di noi vorrebbe vivere in tempi difficili, ma quando accade bisogna saper prendere delle decisioni. Credo che ciascuno di noi possa, se veramente lo vuole, incontrare o andarsi a cercare il/i suo/i Virgilio. Di seguito, le parole di uno dei miei punti di riferimento (già citate in un commento) che desidero sottolineare anche in quest'occasione.

"Allora se ripenso a un passato vivo, il mio ricordo si sposta fatalmente su un elemento importante che è l'autonomia, l'idea cioè di un radicalismo che consiste non nell'anticipare i fatti pensando che saranno realizzati da altri, ma nel partecipare, nell'essere soggetti attivi della trasformazione. Io penso a una trasformazione della società solo se sento di poterne far parte (...). L'autonomia significa voler cambiare la società, voler creare spazio per chi non ce l'ha, ma standoci dentro, senza aspettare che il problema venga risolto da qualcun altro".

Vittorio Foa, Le parole della politica, p. 9


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Più che a ruota libera, senza manubrio domenica, 17 febbraio 2008  
Sapevo bene che la sua discesa in campo muoveva esclusivamente da interessi personali: me l'aveva detto chiaramente lui stesso. [Indro Montanelli, "Soltanto un giornalista", Rizzoli, 2002]
 
Ma si può mettere sotto inchiesta Berlusconi soltanto perché qualche suo funzionario ha fatto dei pasticci con la Guardia di Finanza? Ha ragione lui, che cosa ne poteva sapere lui? E allora: vogliamo dare in mano l'Italia a un amministratore che non sa nemmeno cosa succede nella sua azienda? [Umberto Eco, Marzo 1996]
 
Occorrono politici nuovi che abbiano dimostrato creatività, serietà, professionalità e onestà, per formare i quadri della Repubblica presidenziale, per guidare il Paese all'insegna di meritocrazia e gerarchia. Uno potrebbe essere Berlusconi [...]. Il suo è un ottimo programma, un tessuto sul quale si può costruire un buon partito. [Licio Gelli, "L'Espresso", 07/11/1993]
 
"Del conflitto di interessi agli italiani non solo non importa niente, ma considerano una garanzia assoluta che chi è incaricato di responsabilità di governo non abbia bisogno di fare i propri interessi, di rubare, avendo una posizione propria". Ecco, se gli italiani, e non solo gli italiani, si intendessero di democrazia quanto di calcio, con questa frase da analfabeta assoluto della democrazia Silvio Berlusconi avrebbe chiuso la sua carriera politica. [Curzio Maltese, "Repubblica", 07/07/2000]

Io vedo Berlusconi come il "padrone" in un Paese, il nostro, alla testa di una squadra di persone che rispondono al "titolare" dell'impresa, il quale assegna ad ognuno i propri compiti e per questo li paga. Una squadra di dipendenti e tutti riconoscono e ossequiano il "padrone". [Mario Luzi, "l'Unità", 03/07/2001]

Berlusconi è il contrario di un uomo di Stato. La democrazia è qualcosa che non riesce a capire e che comunque gli fa perdere tempo. [Nanni Moretti, Convegno di MicroMega, 19/03/2002]

Berlusconi è ridicolo per le cose che fa, le gaffes, la sfacciataggine, le menzogne, la trivialità. Non c'è bisogno di inventare nulla: basta leggere i verbali dei suoi interrogatori, seguire le sue dichiarazioni, vederlo all'opera. [Dario Fo, "Repubblica", 09/11/2002]

Uno come me che ha visto la marcia su Roma, e dopo anni assiste alle performances berlusconiane, trova nella memoria i segni della paura perché vede ripetere atteggiamenti, giudizi, anche atti di governo filosoficamente antidemocratici. Vedi Berlusconi e pensi a Mussolini. [Mario Monicelli, "Il Venerdì" di Repubblica, 05/04/2002]

Per Silvio l'arte della menzogna, la vecchia arte della parlantina, non è qualcosa di cui vergognarsi ma un merito sommo, un dono di natura. [Giorgio Bocca, Piccolo Cesare, Feltrinelli, 2002]

L'illegalità è una specialità che Berlusconi conosce bene: falso in bilancio, esportazione di capitali, finanziamento illecito dei partiti, corruzione di giudici. L'illegalità, in ogni caso, è fortemente incoraggiata dal suo regime. ["Nouvel Observateur", 26/06/2003]

Il gatto con gli stivali ha trasformato la presidenza del Consiglio in un ufficio che cura esclusivamente i suoi interessi giudiziari, le sue proprietà, gli affari di famiglia e di famigli. Davvero incredibile. [Paolo Mieli, "Corriere della Sera", 23/12/2003]

Berlusconi [...] manifesta un'allarmante mancanza di rispetto per le istituzioni; utilizza la carica che ricopre solo per i propri scopi e perverte il connubio tra capitalismo e democrazia. Un simile conflitto di interessi risulterebbe surreale in qualunque altro Paese europeo. ["El Pais", 26/12/2003]

Non mi piace, e credo sia noto, il politico Silvio Berlusconi: e mi rattrista che vada in giro a rappresentare l'Italia, e faccia anche dei discorsi, più che a ruota libera, senza manubrio. [Enzo Biagi, "Corriere della Sera", 13/07/2003]

Piccole provviste mentali raccolte da Simona e mescolate in: totem moderni
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