Ciao, Mario martedì, 17 giugno 2008  
rigoni_stern
Ciao, Mario. Ho avuto l'onore di conoscerti circa un anno fa.

Sobrio, umile, con l'animo gonfio di calore umano e mite gentilezza.

I tuoi libri mi hanno accompagnata sin da ragazzina.
Da loro ho appreso l'amore incondizionato per la natura, il valore dei ricordi, il rispetto di sè e della Vita, la libertà che viene dal lavoro onesto, il dovere di non odiare mai.


Proprio ieri, mentre te ne andavi in punta di piedi, come hai vissuto, sfogliavo le pagine di Stagioni e rileggevo la tua dedica.
Ti bastava poco più di uno sguardo per cogliere certi tratti.

Ti piango come un amico, un nonno, un maestro.


Sei tornato lassù, a sciare libero e sereno insieme a Primo.

E' stato meraviglioso incrociare il tuo cammino, Sergente.

Piccole provviste mentali raccolte da Simona e mescolate in: sentieri sotto la neve, camelie sul muschio del tempio
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Senza punti esclamativi lunedì, 31 marzo 2008  

Strane ed intense le giornate genovesi, fra appuntamenti, conferenze, passeggiate nei parchi, profumo di camelie o di pizza appena sfornata, nuova biancheria per la casa e chiacchere con amiche incinte, aria di primavera e sentore di pioggia. Strana mi sento io, quando mi sembra di essere così vicina alle cose, a quelle piccole e dense di vita come le corolle in questa stagione, ma, al tempo stesso, così lontana, come se viaggiassi su un binario parallelo. Mi ritorna in mente un film che ho amato moltissimo, La meglio gioventù, e precisamente quella scena della seconda parte in cui uno dei personaggi - forse la sorella? - chiede a Nicola se crede ancora, come scrisse in una cartolina, che tutto sia "bello!!!" ... e lui risponde di sì, ma che ai tre punti esclamativi, ecco a quelli non ci crede più. Bene, vivo una stagione senza punti esclamativi ed è una sensazione nuova per me, solo che non so ancora se è un periodo o se si tratta una di quelle spie - insieme al primo capello bianco, ai ragazzi che cominciano a darti del lei e alla pubblicità delle creme antirughe a partire dai 30 anni - che si accendono per suggerirti una verità, illuminando un ponte che hai già attraversato quasi senza accorgertene. Non sono mai stata una di quelle persone che ama guardarsi alle spalle con nostalgia e tuttora non tornerei indietro per nulla al mondo. Però, se potessi fare qualche sporadica capatina nel passato, opterei per qualche piccola modifica, magari un manciata di parole in più o in meno a seconda dei casi, insomma darei alle me ventenne un paio di buoni consigli, non di più, quel tanto da cadere comunque negli errori salutari, ma con un pizzico di coraggio, perché quello è arrivato, sì, ma senza tempismo.

Sono venuta qui per parlavi di Fred Vargas e poi il venticello primaverile mi ha preso la mano, così non mi resta molto spazio, se non voglio procurarvi una gran noia, per deliziarvi sulle piccolezze umane del commissario Adamsberg e sulla caricature ironiche e intelligenti dei tre evangelisti, ovvero Marc, Mathias e Lucien, tre storici che sbarcano il lunario facendo i camerieri, stirando le camicie altrui e ogni tanto risolvendo qualche caso d'omicidio. Perché se la Storia non s'immerge nella Vita resta pura erudizione. Buone lettura, dunque. Ma ogni tanto ricordatevi di chiudere il romanzo che state leggendo e di uscire a fare due passi, perché è primavera e se perderete questo spettacolo vorrà dire che i libri non vi servono proprio a niente.


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Intervallo giovedì, 07 febbraio 2008  
gayser

"I suoi pensieri si urtavano, si accavallavano oppure si allontanavano gli uni dagli altri. Come le placche della crosta terrestre, tutte impegnate a slittare su quella roba scivolosa e calda che c'è sotto. Sul mantello incandescente. E' spaventosa questa storia di placche impazzite sulla superficie della terra. Non c'è verso di farle star ferme. La tettonica delle placche, si chiama così. La tettonica dei pensieri. Gli slittamenti continui e ogni tanto, inevitabilmente, il pigia pigia. Con le seccature che ne conseguono. Quando le placche si discostano, si ha un'eruzione vulcanica. Quando le placche si scontrano, idem".

(Fred Vargas, Chi è morto alzi la mano, Einaudi 2006, p. 100).

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Gli angeli fanno bookcrossing mercoledì, 23 gennaio 2008  

“Un uovo d’aquila, messo nel nido di una chioccia si schiuse e l’aquila, cresciuta insieme ai pulcini, per tutta la vita fece quel che facevano i polli nel cortile. Un giorno vide sopra di lei un magnifico uccello: «Chi è quello?», chiese al vicino. «È l’aquila, la regina degli uccelli, ma non ci pensare. Tu ed io siamo diversi da lei». Così l’aquila non ci pensò e morì pensando di essere una gallina” (Anthony De Mello, Messaggio per un’aquila che si crede un pollo).

Consiglio del giorno: Tanti auguri neh, da A quarant’anni è tardi.


Quanto non tutti i mali non vengono per nuocere. Miss P. arriva alla stazione trafelata e in terribile ritardo (un’altra coincidenza persa, una corsa contro il tempo…). In ufficio l’attendono e deve spicciarsi: decide così di salire sul primo taxi per accorciare l’attesa. Coincidenza delle coincidenze: il tassista dai capelli lunghi ha appena restituito ad un suo amico un libro (proprio quello che trovate nella citazione), facendolo passare dal finestrino. Precarity coglie il particolare e drizza le antenne, risolutamente decisa a non farsi gli affari suoi. Pochi minuti e il conducente (dall’aria assai originale e allegra) e il passeggero (la pendolare con la sindrome del bianconiglio*) si scoprono lettori accaniti e per tutto il tragitto parlano di letture, di libri che ti cercano invece di essere cercati, dell’Antologia di Spoon River e De André, di quando ci mettiamo in testa di essere polli e sprechiamo la nostra vita, degli incontri che non capitano mai per caso (alla fine si scopre che il tassista è pure uno studioso della filosofia buddista) e di bookcrossing. Già, perché lui “libera” i libri sul suo taxi. Ci lasciamo entrambi con un sorrisone stampato in faccia.

Miss P. ha sempre diffidato della psicologia facile, però alcune riflessioni di De Mello sono proprio azzeccate: le hanno presentato così, nero su bianco, concetti sui quali si arrovella da mesi. Quei pensieri apparentemente indecifrabili, sui quali sprechiamo un mare di energie, mentre la soluzione, l’affrancamento da dubbi e timori si rivela, tutto sommato, abbastanza semplice. Perché noi ci complichiamo spesso la vita, facendo dipendere troppe cose da una serie di condizioni arbitrariamente imposte, sminuzzando le nostre capacità di felicità per inseguire una chimera, per entrare in qualche asfissiante modello, per trovare un lembo ove appiccicare un’etichetta. O per poter dire a noi stessi che siamo nel giusto.

Liberi di non crederci, ma ci sono angeli che se ne vanno in giro in incognito, con lo stile di Bob Marley, un taxi mezzo sgangherato e una gran luce in fondo agli occhi. E fanno bookcrossing.


* Ovvero, da Alice nel Paese delle meraviglie: "E' tardi tardi sai, mi trovo in mezzo ai guai!".


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Il valzer della coccinella giovedì, 03 gennaio 2008  

"Come se l'abbondanza di qualcosa colmasse totalmente il suo essere, dall'esprimersi al di fuori della sua volontà ora nello scintillio dello sguardo, ora nel sorriso. Ella aveva spento deliberatamente quella luce nei suoi occhi, ma essa splendeva suo malgrado nel sorriso". L. Tolstoj, Anna Karenina, Einaudi 1993, pp. 70-71.


Una coccinella sta attraversando il vetro della mia finestra. Fa capolino di tanto in tanto, ora accanto alla mia abat-jour, ora sul davanzale. Osservo lei e la neve che alla fine è arrivata. Un puntino rosso stagliato di fronte a un mare bianco. Un turbinio di fiocchi, come un valzer suonato troppo in fretta. La visione idilliaca che sembra uscita da un romanzo di Makine si spezza di fronte al pensiero della pala che dovrò usare presto. Niente male, dopotutto, come esercizio d’aerobica. Il panettone genovese e i datteri saranno presto un peccatuccio lontano.
 
Osservo il cielo e la terra ammantarsi dello stesso colore lattiginoso e immagino le zolle addormentate e penso che il cuore di certe persone un po’ vi assomigli. Da molto lontano viene un suono come di flauto sottile, un suono che può guarire, un suono che guarirà. Ci si sente spesso così esposti, come la prua di una nave, come l’ultima tegola in cima al tetto, come la punta dell’albero che si erge qui di fronte.


In questi giorni ci aspettiamo che il nuovo anno porti questo e quello, come se non fossimo noi stessi, in realtà, i veri costruttori. Ed io che ho già ricevuto in dono l’unica cosa che non potevo forgiare da sola, non posso che darmi da fare, per riconoscenza, per provare ad essere migliore. Mentre i centimetri di neve si accumulano, scorgo, certa, la mia prossima primavera.


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Il mio Virgilio mi ha perso di vista... lunedì, 03 dicembre 2007  
"... come una talpa che raspa nel terriccio per forarlo e bucare alla luce" (Luciano Bolis, Storia di una conversione, in La Nuova Antologia, luglio-settembre 1981).

Consiglio del giorno: La finestra sul cortile, da The Cappuccino Kid.


colibrì

... oppure si è stancato di starmi appresso. Qualcuno mi vuole spiegare perché da due anni a questa parte il 90% del mio lavoro è occupato da aspetti noiosissimi, mentre solo il restante 10% mi permette di sentirmi viva e pensante? Rileggo famelica alcuni Autori - come Luciano Bolis, Piero Martinetti - che dai tempi dell'Università costituiscono il mio Virgilio, il mio Socrate interiorizzati: una fonte alla quale rinnovo i miei ideali, le mie attitudini, le mie ricerche affannate e dilettantistiche. Ma il tempo è troppo poco, il telefono sempre fastidioso. Stamattina coda alla posta. La signora ha sempre un delicatissimo equilibrio umorale e una soglia del panico bassissima. Quando le metto sotto al naso un pacco per la spedizione celere per Bruxelles, mi guarda come se le avessi chiesto d'istruire un piccione viaggiatore in lingua francese con sottotitoli in fiammingo. Tornata in ufficio all'ora di pranzo, infreddolita da un vento gelido che sa di neve, mi concedo, grande novità, un tè verde al gelsomino. Metto a riposare la bustina nella tazza proprio sotto le mie narici, per sniffare gli aromatici vapori. Tanto è tutto legale!
Una volta salita sul treno del ritorno, mi cade l'occhio sulla valigia di un signore, tappezzata da svariate etichette della Quantas. Penso subito a Lost: colpa di Seaweeds che ha influenzato Paolo che ha influenzato me. E pensare che ho sempre detestato i telefilm: mai stata fedele. L'ultima serie che ho seguito sino alla fine deve essere stata La casa nella prateria. So che sto saltando di palo in frasca, ma il post lo scrivo io e voi non potete farci niente.
La scrittura ha per me comprovate virtù terapeutiche. Anestetizza la delusione e il senso d'inadeguatezza, esaltando la sensibilità positiva, quella che si lascia ammaliare ogni sera dal tramonto rosso e viola che avvolge le Alpi innevate. Mentre cammino, le parole mi frullano in testa come colibrì multicolori, veloci, vibranti e vive. Recupero appena posso il mio block-notes, credo che potrei arrivare a morderlo, come se fosse pane. Quando scrivo, il mio animo, esaltato o ferito, si trasforma in una penna intinta in un inchiostro di linfa potente. E naufragar m'è dolce in questo mare.

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Foglie, tempeste e parole mercoledì, 31 ottobre 2007  

"Un immenso girasole, issato sullo stelo potente e malato di elefantiasi, aspettava nel suo lutto giallo gli ultimi tristi giorni della propria vita, incurvandosi sotto l'ipertrofia della sua mostruosa corpulenza. Ma le ingenue campanule di periferia e i semplici fiorellini di percalle rimanvano impotenti nelle loro rigide camicine bianche e rosa, incapaci di comprendere l'immane tragedia del girasole" (Bruno Schulz, Le botteghe color cannella, Einaudi 2001, p. 5).

Consiglio del giorno: Caro grande cocomero, da Isabella.

Paolini

Guido sulle note di "I guess the Lord must be in New York City" mentre una leggera brezza fredda, come una scopa di saggina spazza la città e le sue vie; le foglie gialle, ocra e rosse volteggiano in una danza di coriandoli preziosi. Ieri sera sono arrivata tardi, con la schiena a pezzi e un principio di raffreddore subito combattuto con una buona dose di propoli. Sono rimasta in piedi per ore, al freddo - perché sfoggiare un tailleur per poi restare tutto il tempo col cappotto? Tanto valeva mettersi in tuta! - a salutare, dare informazioni, sorridere. Mentre i miei muscoli facciali erano tesi a mantenere questo gradevole portamento, la mia mente era impegnata a convincere il resto del corpo ad arrivare alla fine della giornata.

Al mio ritorno, sono stata premiata da una bella tazza di cappuccino schiumoso e dallo spettacolo di Marco Paolini dedicato al "Sergente" di Mario Rigoni Stern: un connubio fantastico. Adoro il teatro civile del primo tanto quanto m'incanto ad ogni riga composta dal secondo.

Cosa ne so io dell'inverno russo? Delle tempeste di neve, delle buche scavate con fatica? Eppure in tutto quel lungo, drammatico racconto di una ritirata mortale, non c'è una parola d'odio.

...e mentre marciavi con l'anima in spalle
vedesti un uomo in fondo alla valle
che aveva il tuo stesso identico umore
ma la divisa di un altro colore.


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Erano felici, sempre venerdì, 26 ottobre 2007  

“Erano felici nel Signore, sempre, non avendo dentro di sé o tra di loro nulla che potesse in qualche modo contristarli…” (La leggenda dei tre compagni, biografia non ufficiale di San Francesco, cap. XI).


SanFrancesco_Giotto

Giotto

 

Una data. E’ passata la data. Eppure saprei ritrovare tutte le parole che ti riguardano, le sfumature della voce le rammento nitide, per quelle il tempo passa come una mano lieve, senza premere, né schiacciare. Mi dicono che se accade è perché sono guarita da quel dolore, io non lo so, non me lo sono mai domandata. Ci penso così spesso che probabilmente non c’è più nessuna data, solo un profondo, interminabile, palpabile ricordo. Ed è giusto così. Io non sono triste. Mi vengono in mente tante immagini, ma nessuna di esse è dolente. Tu e la politica, le interminabili discussioni, i libri, i quotidiani, il taccuino e la stilografica, le passeggiate lungo il viale a parlare finché c’era fiato. I canti notturni (ma quanto cantavo!!) le colazioni sui gradini o sull’erba umida, le storie narrate al lume delle candele, i capolavori di Masaccio e Giotto, il cuore leggero e sereno.

E’ trascorso abbastanza tempo da lasciar svanire le parole di circostanza, gli anniversari comandati, la questua dei ricordi saccheggiati. Quando per i più scende il velo della dimenticanza, la memoria s’impadronisce dei cuori di chi non desidera altro che ricordare. E ci consola.

Si è creato, a poco a poco, un cristallo perfetto. Una borraccia dove trovo sempre la goccia d’acqua di cui ho bisogno per sapere che sono integralmente viva.

Anni fa, nel pieno delle nostre energie, abbiamo iniziato una marcia attraverso le verdi colline umbre e solo adesso mi accorgo che non è finita. Solo adesso mi accorgo che davvero eravamo felici, sempre.

 


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La coerenza non è più una virtù giovedì, 25 ottobre 2007  

Citazione del giorno: “Non possiamo disperare dell’umanità, dal momento che noi stessi siamo esseri umani” (Albert Einstein)

 

Consiglio del giorno: Nessun luogo è senza genio, da Ibrid@menti


chagall

Marc Chagall

 

Trenitalia ha preso la rivoluzionaria decisione di rivedere le tariffe regionali in modo da renderle più coerenti. Coerenza! Che bella parolina. Stamattina, presso la biglietteria, ho scoperto senza neppure un'ombra di stupore (forza, aderite a RCS! Resistenza Clienti Scafati!) che tale surplus di coerenza mi sarebbe costato 6 euro in più rispetto al mese precedente. Si sa, la coerenza paga. Subito dopo, l’efficienza dell’azienda è stata confermata, anzi direi sublimata dal ritardo di 20 minuti dell’Intercity che stavo aspettando.

Sono entusiasta di una simile letteratura, degna di un subdolo politicante. Prendo il lettore MP3, un aggeggino così di conforto per un pendolare, in una mattina grigia e umida di fine ottobre (un’immagine strappalacrime, vero?) e prendo la coraggiosa decisione di infischiarmene. Arriverà quando arriverà. La coincidenza forse l’acchiapperò, forse no. Il mio fegato ha bisogno di una pausa.

Incontro un collega filosofo con l’umor nero e per reazione mi vengono in mente una serie di battute una più sciocca dell’altra. L’eroina Precarity ha indossato il suo scudo protettivo antidepressivo.

Alzo il volume del lettore MP3.

Leggendo un articolo, mi ricordo della mia ex-compagna di corso ungherese e delle sue cinque lingue fluenti. Intelligente, seria, bella e – nonostante ciò – simpatica. Poi, agli alunni polacchi del corso di giornalismo, spigliati (!) e pieni di entusiasmo. Tutti col libro di Kapuściński come lettura opzionale. Chissà cosa faranno ora… E che dire del laureato del Camerun, pronto ad andare ovunque la vita lo porterà?

Hai sentito, dear friend scoraggiato?

Ri-alziamo il volume del lettore MP3, è meglio.

My life believes in you once again
I'll go walking in circles
While doubting the very ground beneath me
Trying to show unquestioning faith in everyone…

(Adoro questo brano).


Aggiornamento n. 3 del diario del movimento del mondo

 

Sotto gli occhi: Anna e il re

Nelle orecchie: Forbbiden Colors

In valigia: La variante di Lüneborg

Pensando a: Parole da Budapest


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Il nostro lato migliore giovedì, 18 ottobre 2007  

- Signor Tach, le capita mai di dire a qualcuno cose che non siano insulti? -
- Io non insulto mai, giovanotto. Io diagnostico. -
(
Amélie Nothomb, Igiene dell’assassino, Guanda 2006, p. 45).

 Consiglio del giorno: Tredici, da The Cappuccino Kid.


folonJean Michel Folon

Sarà capitato anche a voi. Di avere una musica in testa! Anche, ma non è questo l’argomento. Ogni volta non riesco a farmene una ragione. Quanti bloggers scrivono nel proprio profilo, in risposta alla domanda “Chi sono?”, vaneggiamenti del tipo “Non lo so neppure ioSe lo sapessi ve lo direiProvate a spiegarmelo voiUno, nessuno, centomila (povero Pirandello)… Uno e trino (beh no, questo no! A meno che non si tratti del blog di Silviolo!)”. Ora, se è un adolescente a scriverlo, mi pare comprensibile e giustificabile. Ci siamo passati tutti: non essere né carne né pesce, sbalzi di umore degni di un saltatore alle Olimpiadi, il mistero del proprio (e altrui) sesso, ecc… ecc… Per spirito di corpo, spezzo una lancia per dottorandi e giovani ricercatori “non strutturati”. Fanno ricerca, ma non la fanno; collaborano ovunque e comunque, ma sono definiti “atipici”; sono assistenti ma non possono dare voti; insegnano ma non sono professori ecc… ecc… Però se si tratta di un uomo o di una donna adulti (anche qui la definizione assume i contorni indefiniti di una nebulosa: a 40 anni suonati non siamo ancora tutti ragazzi?!) si scivola nell’assurdo. Cosa vuol dire che non sai chi sei?!! Non ami le etichette? Va bene, però c’è pur qualcosa che ci contraddistingue gli uni dagli altri. E non deve essere per forza la professione svolta! Anzi! E’ curioso come, dopo una certa età, siamo soliti definirci attraverso il lavoro. I bambini esprimono un desiderio: “vorrei fare la ballerina… da grande farò l’astronauta”. I loro sogni a occhi aperti sono carichi di speranze e intelligenza creativa. Ma se io dico che faccio l’assicuratore, non è la stessa cosa. Nel senso che alla fine in questo modo racconto ben poco di me. Pensiamoci bene: qual è l’aspetto che ci connota in un dato periodo della nostra esistenza? Quello davvero più significativo per noi, ciò che ci fa alzare dal letto la mattina? Magari scopriremo che per essere del tutto autentici dovremmo scrivere: “Sono infinitamente innamorata di Caio… Sono un papà… Coltivo nasturzi… Alla domenica sono volontario all’Anfass… Frequento un corso di ballo caraibico”. Per alcuni di noi, l’impegno che “nobilita” non è solo quello dell’ufficio, perché siamo meglio rappresentati da tutto ciò che coltiviamo in privato; oppure, quando siamo fortunati e motivati, lavoriamo, certo, ma non “facciamo” semplicemente qualcosa, bensì “siamo” quello che stiamo facendo: perché spendiamo il nostro lato migliore e dedichiamo energie a profusione, impiegando intelligentemente i nostri talenti. Allora sì che possiamo rispondere alla domanda Chi sono?


Aggiornamento n. 2 del diario del movimento del mondo:

Sotto gli occhi: I cento passi

Nelle orecchie: In the mood 

In valigia: Solomon Gursky è stato qui

Pensare a: L'esiliato interiore


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