Questione di orecchio mercoledì, 16 gennaio 2008  

«Una cosa è quando ridi su chi sta sopra di te e un'altra è quando ridi su chi ti sta sotto. Se sei nel ghetto di Varsavia e di fuori passeggia la Gestapo, e hai un pezzo di pane duro e vecchio, e lo butti al soldato tedesco dicendo: è abbastanza buono per i non ebrei, non solo fai una battuta lecita, ma reagisci con coraggio a una situazione orrenda. Tutt'altro è se butti quel pezzo di pane, dicendo che è abbastanza buono per un non ebreo, a un palestinese di Ramallah. È un nodo innanzitutto etico» (da un’intervista a Daniel Baremboim, aprile 2002).

 

Consiglio del giorno: Mama says love is all that matters, da La finestra sul cortile.


pianoforte

 

Piove, ma dolcemente, come piace a Miss Precarity. I passi e le gocce risuonano lungo il pavé del centro storico. E’ una questione di orecchio, percepire la musicalità nei movimenti del mondo. Se ci ricordassimo più spesso di che pasta siamo fatti, eviteremmo una miriade di inutili fitte di (in)sofferenza. Il guaio è che una parte della società, quella asettica, snaturata, ti rema contro: si finisce col credere che arrivare da qualche parte significa assomigliare a qualcun altro, mentre l’unica possibilità che abbiamo per fare qualcosa di buono è non imitare nessuno e credere nella nostra originalità.

Se lo ricordassimo più spesso, il tempo ci sarebbe amico. Perché procedendo sempre dritti davanti a sé non si arriva molto lontano, le stagioni sono un cerchio, non una linea retta: il frutto che amiamo lo assaggeremo di nuovo.

 

Riappropriarsi del significato delle parole è già una conquista. O della capacità di discernimento, che poi è la stessa cosa. Quella che se anche non ce l’hanno insegnata a scuola, non siamo mica giustificati.

Una buona nota di costume: La sconosciuta di Giuseppe Tornatore figura tra le pellicole preselezionate in vista dell’Oscar al miglior film straniero. Anche (almeno!) questa è Sapienza.  


Piccole provviste mentali raccolte da Simona e mescolate in: quarto potere, camelie sul muschio del tempio
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Ricordo di un Gentiluomo martedì, 06 novembre 2007  

«Le verità che contano, i grandi principi, alla fine restano sempre due o tre.

Sono quelli che ti ha insegnato tua madre da bambino»



Piccole provviste mentali raccolte da Simona e mescolate in: quarto potere
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Divorzi europei, mali comuni venerdì, 19 ottobre 2007  

“Gerald Murphy si sbagliava. Vivere due volte, magari tre, è la miglior vendetta” (Mordechai Richler, Solomon Gursky è stato qui, Adelphi 2007).

 

Consiglio del giorno: Bugiardo bugiardo, da La finestra sul cortile.


orson welles

(Orson Welles, il genio)


Ho fatto un giro su alcune testate francesi online per tastare le reazioni al “divorce” fra Sarko e Cécilia. Detto papale papale, non mi interessa. L’ho fatto perché, avendo dieci minuti di tempo, volevo fare un rapido confronto con i cugini d’oltralpe, come si è soliti dire dimostrando una curiosa rimozione dell’andamento dei rapporti di famiglia. Si sa che i cugini sono esserini che vanno d’amore e d’accordo (o quasi) da piccoli, ma non si calcolano più da grandi. Comunque, sto divagando proprio come Barney e non so se devo preoccuparmi. Dicevo, io abito in un paese dove la moglie di un noto uomo politico ha sbattuto sulla prima pagina della Repubblica la sua frustrazione. Speravo o m’illudevo d’incontrare una maggiore sobrietà, ma anche in questo caso l’ex prima donna dell’Eliseo - che ha confessato di preferire una vita nell’ombra - ha concesso un’intervista all’“Est Républicain” dove racconta, guarda che originalità, quant’è stato difficile vivere col marito ecc… ecc… Le Monde ironizza sui fiumi di parole sprecati dalla stampa internazionale su questo succulento quanto inutile affaire e non a caso parla di una Francia presa in ostaggio. Il “Wall Street Journal” ha dedicato quattro colonne al divorzio, ma solo una allo sciopero dei trasporti francesi; Le Temps scrive che “la faccenda è seria”.

Tutto questo all’indomani della strage di Karachi in Pakistan.

Io non capisco tutta questa foga di mostrare il lato più umano e confidenziale degli statisti. “Anche loro divorziano come qualsiasi coppia!”. E allora? Non me ne può fregar di meno. Io bado alla carica istituzionale, al progetto politico, all’Idea. Non chiedo a un rappresentante di essere come me, di avere i miei gusti in fatto di cibo o cinema. Questi aspetti possono rendermelo più simpatico, ma la simpatia non è un principio costituzionale, mi sembra. Anzi, voglio sperare che egli sia più preparato, costante, solerte di me, dal momento che io me ne sto qui tranquilla in ufficio a scrivere un paio di saggi al PC, mentre lui ha il compito e il dovere di legiferare per il paese.


Piccole provviste mentali raccolte da Simona e mescolate in: quarto potere, totem moderni
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