2 anni... domenica, 04 maggio 2008  
Aggiornamento: un nuovo post al profumo di pesto su Colazione da Splinder!!!

Il 7 maggio di due anni fa prendeva inizio l'esperienza del blog. Coloro che mi seguono da un po' sanno quanto essa abbia contribuito a cambiare la mia vita (e non solo la mia!) in maniera del tutto imprevista e imprevedibile. Ho attraversato momenti di grafomania, altri di stanca; talora ho pensato di chiudere i battenti, poi ho riaperto, modificando qualcosa qui o lì. Oggi non saprei dire se l'avventura proseguirà per settimane, mesi, anni o solo una manciata di giorni. I cambiamenti si susseguono veloci e sono presa da molte cose tutte assieme. Però ci tengo a ricordare questo luogo virtuale e un po' bizzarro, spazio di confronto e scontro, scoperte piacevoli o meno. Ringrazio i passanti, i viandanti della rete, i lettori più affezionati e i bloggeramici per i commenti e le riflessioni che hanno animato e vivacizzato questo blog.
Buona nuova settimana e a presto!

Piccole provviste mentali raccolte da Simona e mescolate in: il mio lessico familiare
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C'era una volta? lunedì, 28 aprile 2008  

Letture blogosferiche consigliate: Una panchina nella Cittadella, da Chasing The Qeen; Affetto, da Zulawskiego 5.

Com'è accaduto? E' buffo che io non riesca a ricordarlo. Capita che si esca di casa con qualcosa in tasca o nella borsa, qualcosa che al rientro non trovi più; in cuor tuo sai già che non lo potrai scovare, perché hai fatto troppi giri... chissà dove è scivolato via da te. Si dice che il nocciolo della nostra personalità si formi nell'infanzia ed io sono disposta a prenderlo per buono mio malgrado: mi spaventa l'idea che i miei primi, nebulosi anni di vita siano il quid e dopo ricordo una bambina selvatica, curiosissima e ricciuta che aveva sempre le ginocchia sbucciate. Ma la personalità è fluida, si allarga e si contrae, si arricchisce e indebolisce, quindi sì, capita che si perda qualcosa per strada, una dote, un'abitudine, un gesto e anche se ci si rende conto di poterne fare a meno, quello spazio vuoto resterà incastonato in un angolino. Si dice che da quelle vuote montature si generi l'esperienza. A me piace pensare che nascano delle storie. Si impara a raccontare quando ci si può voltare indietro e vedere delle cose con sufficiente distacco, ma con quella comprensione muta e attenta che possiedono i bambini quando esplorano il mondo. Dunque ho perduto quella specie di baldanza, quella sicurezza generica ed esaltante, ma adesso, se mi volto, rivedo me stessa dieci anni fa e capisco certi aspetti prima indecifrabili. Vedo anche cose buffe.

La perfezione determina uno stupore congelato, che frena e trattiene le emozioni. La meraviglia, che è invece uno stupore caldo, un ventaglio di velocissime e luminose sensazioni, nasce da un particolare bizzarro, da qualcosa che non ci si aspettava, da una bellezza senza canoni che ci tocca personalmente. E questo spero di non perderlo, anche se sono una distrattona e non ricordo mai le strade, perché troppo presa a guardare in su.


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Impastare parole martedì, 01 aprile 2008  
manet
Edouard Manet, Bar aux Folies Bergères

Ah la distrazione! La mia mente ha da sempre una spiccata propensione ad estraniarsi e a muoversi sulle ali dei pensieri più velocemente del sangue che scorre nelle pareti delle vene. Le storie si affollano, si accalcano, si rincorrono. Ascoltare Catherine e Jim - uno dei temi di Jules e Jim di Truffaut, ma soprattutto "il" tema tutto strumentale della Meglio Gioventù - mentre si cammina lungo le strade di Torino è come mettersi un nuovo paio di occhiali. Oppure, come dire, togliersi le scarpe e proseguire scalzi. La città sembra vibrare sommessamente per delle pulsazioni prima impercettibili. Sono le strade di Pavese, di Levi, della Ginzburg. Talmente impregnate di parole che sembrano di carta e come pagine le vorresti sfogliare, sino a trovare la citazione che fa al caso tuo.
Ci sono dei ricordi che hanno la voce sicura e argentina delle persone che li hanno generati dentro di te. Persino il tono, l'accento si conservano immutati come sacchetti di lavanda e rosmarino chiusi in fondo ai cassetti. Odori, sfumature. Ci sono storie che ti vengono incontro come gente incrociata per strada, attimi in cui si racchiude la massima sorpresa unita al più alto grado di familiarità. Volti, modi di dire, gesti buffi, abitudini, sono le cose che rimangono. Ed ognuno vorrebbe essere raccontato, fermato; e di ognuno vorresti scrivere, sgranare parole per liberare frutti, imprimere segni come quelli delle dita sull'impasto.

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Esistono ancora le mezze stagioni lunedì, 17 marzo 2008  
L’inverno è scivolato via, la primavera è alle porte, ed io me ne vado a spasso con un bagaglio reso leggero dalle rinunce, attraverso una sorta di limbo dove quello che era è ormai passato e quello che sarà non s’intravede ancora, ma si spera, poiché aver fiducia è un altro modo di vedere. Si dice che non esistono più le mezze stagioni, eppure io  mi sento esattamente così, perché avverto bene e senza rimpianti la fine di un periodo, e contemporaneamente percepisco quello nuovo che è nell’aria; e allo stesso modo talvolta mi domando se sia il caso di mettersi al riparo o lasciar perdere l’ombrello e correre sotto la pioggia.
A poco a poco casa tua non è più quella dei tuoi genitori, di Genova non si frequentano più solo i cinema e le librerie, ma anche i supermercati, mentre la sbadata, frettolosa, selvatica miss Precarity depone lo scettro, stupita e felice di aver compreso la bellezza di un per sempre.
Buona Pasqua a tutti i bloggeramici e serena Primavera. Auguri speciali a tutte quelle donne che sanno fare molte più di cose di quelle che stanno scritte su un curriculum, a quelle che si rimettono a studiare o che devono ricominciare da capo, che sfidano i contratti di lavoro con gli equilibrismi della fantasia, che fanno frutto dell'antica saggezza delle loro nonne, reinventando stili di vita in nome di un'allegra sobrietà.
Ci ritroveremo qui fra qualche giorno, dopo aver rotto le uova.

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Gocce di colore lunedì, 04 febbraio 2008  

Domenica abbiamo rivisto Il favoloso mondo di Amélie, un film che non cessa di stupirmi ogni volta, dal momento che cela molti particolari interessanti e graziosissimi che non si possono notare tutti insieme. Questa volta, ad esempio, sono stata attratta dal continuo gioco bicromatico rosso/verde, funzionale per trasmettere quell’atmosfera surreale da fiaba (quelli sono spesso i colori degli gnomi e di altri personaggi fatati), ma anche efficacissimo per fare risaltare gli sguardi e i piccoli “indizi” sparsi qui e lì. Amélie si tuffa negli innocenti e semplicissimi piaceri della vita, ma con un tocco personalissimo, delicato e furbetto insieme, un po’ come un tenero spiritello dalle sembianze umane; ma Amélie è anche – l’ho notato soprattutto in quest’ultima visione, essendo un tema ricorrente in questo periodo – una persona che si nasconde. Soprattutto a se stessa: un’anima vivissima che sta al centro eppure ne è fuori, come la fanciulla che nella Colazione dei canottieri di Renoir siede assorta, sorseggiando da un bicchiere di vetro.

Lei si distrae facendo rimbalzare sassolini sul pelo dell'acqua, io svuoto le mie tasche fra le pagine dei libri e lascio che la storia sia il mio fiume.



Stamattina mentre il treno correva, le note de Le valse d’Amélie tintinnavano nelle mie orecchie come le gocce di pioggia che colpivano delicatamente il finestrino, come polpastrelli che tamburellano su una superficie o sfiorano i tasti di un pianoforte. La musica, la pioggia e i pensieri si completavano a vicenda e si mescolavano, come accade in quei rarissimi momenti della giornata in cui ti senti in sintonia non tanto col paesaggio, che è solo uno sfondo, ma con la natura vera, terrosa ed erbacea.


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Di radici e di ricci domenica, 27 gennaio 2008  
Una Miss Precarity undicenne, quindi ancora del tutto ignara del suo destino di co.co.co e coccodè vari, dopo aver letto a scuola un brano di Se questo è un uomo, andò a cercare il libro di Primo Levi presso la biblioteca del paesino di campagna dove trascorreva felice i fine settimana e la bella stagione. La signora la squadrò dall'alto al basso e sentenziò: sei troppo piccola. La nostra Miss P. era già allora tremendamente curiosa e straordinariamente cocciuta: dopo qualche minuto uscì trionfante dalla sala col libro che voleva tra le mani.
Sinceramente, allora comprese poco. Ma fu fortunata, perché incontrò alcune belle persone, fra gli insegnanti, ma anche in famiglia, disposte ad aiutarla di fronte a parole così dure. Iniziò così un piccolo percorso che la portò a leggere un bel po' su quello che chiamano Olocausto - sebbene tuttora molti non considerino particolarmente corretta questa espressione. Fu anche l'inizio del suo rapporto con la cultura ebraica, che si sarebbe sviluppato progressivamente negli anni a venire. Non sa spiegare bene il perché, ma fra certi testi si sente a casa; il sottile umorismo ebraico le ha insegnato tante piccole e preziose cose; sente ancora la Bibbia stessa come una radice piantata nel proprio terreno, per sempre affascinata da un Dio speciale che scelse un balbuziente per liberare il popolo oppresso. Conserva così un suo abbecedario della Memoria che la fa sentire meno confusa e incostante.


Nelle ultime settimane Miss P. ha letto tante recensioni e pareri attorno al romanzo francese al quale s'ispira questo blog. Spesso sono contrastanti, quasi sempre eccedono in complimenti o stroncature. No, non è un capolavoro. Sì, ci sono delle forzature. Certo, alcuni passi o espedienti letterari suonano inverosimili o fragili. Però... però è delizioso. Del resto, sarebbe stato terribilmente superbo intitolare questo spazio a un capolavoro della letteratura come Anna Karenina o a un mostro sacro come  Dostoevskij o Proust. Immaginatevi il ridicolo o il patetico nell'ennesima blogger che pensa di poter competere con una delle pietre miliari della cultura! Questo titolo è stato scelto per quello che è, un libro grazioso, capace di grandi sogni e cadute di stile, pensieri alti e più terra-terra, di filosofie e tazze di tè: un'opera umana, come la vita.

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Legami giovedì, 17 gennaio 2008  

"La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società" (Art. 4 della Costituzione della Repubblica Italiana, I principi fondamentali).


Consiglio del giorno: Ritorno dal cuore, da La Società dei Rockers Estinti; Historia Biviglianorum, da Fior di cactus (e puntate precedenti).

amici

Miss Precarity da piccola scrutava con curiosità i grandi, passando del tutto inosservata grazie alla sua capacità di nascondersi senza scomparire. Ai bambini riesce benissimo. Gli adulti li osservano con un mattoncino lego in mano e dicono: gioca! Et voilà, proseguono con i loro discorsi seri. Ma i bimbi ascoltano, eccome. Comunque, quando era bimba Miss P. non riusciva a capacitarsi della loro inadeguatezza a farsi un amico, entrare in sintonia con lui e possibilmente mantenerla anche dopo i vari bisticci. Anche in questo, si sa, i piccoli sono maestri: altro che esperti di comunicazione! Io ti presto questo, tu quest'altro, facciamo che io sono la mamma e tu vieni a prendere il tè da me. Ci vuol tanto?
Sì. A quanto pare.
Più cresciamo, diventando bravi lavoratori ed onesti cittadini, e meno tempo sappiamo assegnare agli amici. Io ho sempre pensato che, una volta diventata adulta, accanto alla mia famiglia di origine ne avrei creata un'altra, fatta di persone come me: una rete di solidarietà, di scambio, di passatempo. Mica potevo immaginare che fare una telefonata potesse provocare sforzi mnemonici simili a quelli necessari per imparare a memoria il proprio codice fiscale; che le parole date imparassero a volar leggere come farfalle; che il divano e la TV potesso trasformarsi nel più ambito svago serale; che fissare un appuntamento per un caffé si tramutasse in un'operazione strategica degna di un peace-keeper. Se stai bene, non passo da te perché stai bene, quindi che bisogno c'è? Se stai male, non passo lo stesso, perché chissà cos'hai edionehodigrattacapicosacredi. Che tristezza, che spreco. Quante cose si potrebbero fare insieme, se ci si ricordasse che l'uomo è un animale sociale, comunitario: pensare che gli antichi scrivevano interi trattati sulla amicitia, arrivando a teorizzare che dal carattere degli amici si poteva conoscere meglio l'indole di una persona.

 Live Update. Segnalo l'ultimo post di Rear Window, che riprende il tema dell'individualismo portato agli eccessi, da un punto di vista più "pubblico".

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Una teiera gialla a zig-zag domenica, 06 gennaio 2008  
"È vero che lavori per la Stasi?" chiede il bambino.
"Chi lo dice?" risponde HGW.
"Mio padre"
"E allora, qual è il nome di..."
"Di cosa?"
"Del tuo pallone..."
"Sei pazzo!" esclama il bambino, "i palloni non hanno un nome!".


Consiglio del giorno: I propositi, la ridarella e il nuovo anno, da Crimini, misfatti e respiri.



Ci risiamo. Miss Precarity ha appena finito di trascorrere due belle settimane oziose ma non troppo, durante le quali l'unico dilemma poteva essere la scelta fra rivedere il capitolo II del Signore degli anelli o una cara, vecchia commedia italiana. La neve è scesa copiosamente, ma non è mancata neppure la passeggiata sulla sabbia in riva al mare. Si è commossa contemplando questo film ed ha avuto più tempo per cucinare.

C'è stata abbastanza calma per le riflessioni, quelle che ti permettono di spegnere l'interruttore per un po', abbassare il volume del caos che ti circonda e optare per una luce più soffusa in modo da vederci chiaro, per quanto sia umanamente possibile. Non ha poi così molta importanza se alla fine di queste sedute i conti non tornano mai: c'è sempre un volto nuovo che fa capolino, un'amica in più che ti ha deluso, la lista dei propositi si allunga e  per quelli i saldi non esistono. Poi si torna a casa e si vede, che ne so, una bella teiera nuova di un bel giallo sole, una macchia di colore dove prima non c'era, una cosa bella qualsiasi, e si pensa che dopotutto sono tutte quelle emozioni, morbide o ruvide, che fanno drizzare le antenne, che non val la pena di suonare sempre le stesse quattro note vita natural durante.

E se qualcuno pensa che me la stia raccontando, mi domando cosa ci sia di male; si diventa grandi con le storie che ci raccontano da bambini, si diventa uomini con le storie che raccontiamo a noi stessi per imprimere a questo zig-zagare una direzione, scaturita non tanto dalla ragione, quanto da una fede.

Così la mattina l'automobile sarà fredda, dover aver trascorso la notte all'adiaccio sotto il firmamento; un pinguino augurerà buon viaggio a Miss Precarity, lei penserà che durante il tragitto la temperatura corroborante non la farà invecchiare per qualche minuto, mantenendola in una sorta di spazio a-temporale, come un fossile dell'ultima glaciazione. E scoppierà a ridere.

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And so this is Christmas venerdì, 14 dicembre 2007  
Gli addobbi sono pronti, i biglietti sulla scrivania aspettano di essere scritti con tenerezza, la lista dei regali è già sistemata, le formine per i biscotti sono a forma di alberello e stellina, la nipotina non vede l'ora di aprire i regali insieme a me, il menu del pranzo di Natale è già deciso e saremo tutti dalla nonna quest'anno; la storia di Mister Scrooge mi ha commossa per la centesima volta, John Lennon dal mio stereo augura a tutti a very merry christmas, la neve non cade dal cielo ma brilla nei miei occhi comunque, cerco qualcosa di rosso da indossare, La vita è meravigliosa si guarda abbracciati e avvolti nel plaid, il vischio fa capolino dal negozio del fioraio, il mio albero ha le "lucciole" nuove e brillanti, il presepe costruito dal nonno fa bella figura nel cuore della casa, il mio Amore compie gli anni e la festa si raddoppia...



Io e il riccio auguriamo ai bloggeramici vecchi e nuovi delle Feste meravigliose, ricche non di effetti speciali, ma di affetti speciali. Per aver letto e commentato, per le risate, le lacrimucce e il tè al gelsomino condivisi in questo semplice angolo, grazie. And so, as Tiny Tim observed, God Bless Us, Every One!


Potete ancora votare per il Torneo degli Scrittori, i risultati saranno pubblicati dopo l'Epifania.
Per vedere il book fotografico completo del riccio natalizio, opera di Penny Black Rubber Stamps, cliccare qui.

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Storia di una principessa lunedì, 10 dicembre 2007  
"Una volta, chissà come, il vecchio gettò la sua rete, cominciò a tirare e si accorse che era molto pesante, come mai gli era capitato..." (A. Puskin, Il pesciolino d'oro).

Consiglio del giorno: Angel Annie, da Neternauta.

Da bambina mi arrampicavo sul tuo lettone, così maestoso per la mia età, con il grande materasso, i cuscini da sprimacciare, la testata di legno scuro. Ti sedevi accanto a me e raccontavi la favola del pesciolino d'oro.
Ora tocca a me raccontarti una storia, dove la realtà sia meno difficile e il lieto fine più vicino. Nella mia storia, sei di nuovo stupenda e forte, con le onde lucide dei tuoi capelli scuri, e devi affrontare mille pericoli: c'è la guerra, ma il tuo principe si salva dall'affondamento della sua nave, restando tutta la notte aggrappato a un relitto, certamente pensando a te. Nella mia storia sei la principessa saggia, dotata di un innato senso dell'equilibrio che non si può imparare, capace di far andare tutti d'accordo, con tatto e fermezza. Se i politici avessero solo la metà del tuo buon senso, nonna, questo sarebbe un mondo migliore.
In questa storia tu rappresenti la tessitrice paziente che annoda la trama nei punti giusti e disfa gli errori in quelli sbagliati. Ed anche se il tuo principe se n'è andato dodici anni fa, tu sei ancora la sua sposa - e come tutte le spose, sei bella.


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