Dal discorso tenuto da David Grossman il il 4 novembre 2006 in occasione del ricordo di Y. Rabin."Parlo qui, stasera, in veste di chi prova per questa terra un amore difficile e complicato, e tuttavia indiscutibile. Come chi ha visto trasformarsi in tragedia, in patto di sangue, il patto che aveva sempre mantenuto con essa. Io sono laico, eppure ai miei occhi la creazione e l´esistenza stessa di Israele sono una sorta di miracolo per il nostro popolo, un miracolo politico, nazionale e umano; e io non lo dimentico neppure per un istante. Anche quando molti episodi della nostra realtà suscitano in me indignazione e sconforto, anche quando il miracolo si frantuma in briciole di quotidianità, di miseria e di corruzione, anche quando la realtà appare una brutta parodia del miracolo, esso per me rimane tale.
(...) La tragedia che ha colpito me e la mia famiglia non mi concede privilegi nel dibattito politico ma ho l´impressione che il dover affrontare la morte e la perdita di una persona cara comporti anche una certa lucidità e chiarezza di vedute, per lo meno per quanto riguarda la distinzione tra ciò che è importante e ciò che è secondario, tra ciò che è possibile ottenere e ciò che è impossibile. Tra la realtà e il miraggio.
(...) Ogni persona di buon senso in Israele – e aggiungo, anche in Palestina – sa esattamente quale sarà, a grandi linee, la soluzione del conflitto tra i due popoli. Ogni persona di buon senso è anche consapevole in cuor suo della differenza tra sogno e aspirazione e ciò che è possibile ottenere alla fine di un negoziato. Chi non lo sa, arabo o ebreo che sia, non è già più un possibile interlocutore, è prigioniero di un fanatismo ermetico e non è quindi un possibile partner.
(...) Proprio come ci sono guerre combattute per mancanza di scelta, c´è anche una pace che si rincorre per "mancanza di scelta". Non abbiamo scelta, né noi né loro. E dobbiamo aspirare a questa pace forzosa con la stessa determinazione e creatività con cui partiamo per una guerra forzosa. Perché non c´è scelta e chi ritiene che ci sia, che il tempo giochi a nostro favore, non capisce i processi pericolosi in cui già ci troviamo".
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Ho la sensazione che nessuno cominci veramente una guerra, le guerre si continuano. La pace, quella è una cosa che si deve cominciare (15 giugno 2007).











Il mio paese è così. Mezzo sgangherato, mezzo qualunquista. Il mio paese è fatto di gente che lavora col magone, perché oggi sì, domani forse, dopodomani chi lo sa. E' fatto di ragazzi che si metton su casa coi vecchi mobili delle nonne, di donne incinte che si fanno tutto il viaggio sul bus in piedi, o che allattano alla scrivania dell'ufficio. Di treni sporchi o colorati dagli spray, di carrozze impolverate, di giovani di colore vicino ai quali non si vuol sedere nessuno.
Non ho fatto mistero di aver seguito con attenzione la campagna elettorale e soprattutto quella portata avanti dal PD attraverso l'utilizzo sistematico del web e dei socialnetwork. Sono entrata in quella rete virtuale, ho preso parte ai forum, ho scoperto l'azione di altri circoli in Europa e l'entusiasmo di molti giovani. Oggi questo flusso di notizie, opinioni, proposte non solo non si è fermato, ma è raddoppiato. Non ho percepito frustrazione, bensì passione e voglia di proseguire questo percorso.
Piccole provviste mentali raccolte da Simona e mescolate in: civitas
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