Ciao, Mario martedì, 17 giugno 2008  
rigoni_stern
Ciao, Mario. Ho avuto l'onore di conoscerti circa un anno fa.

Sobrio, umile, con l'animo gonfio di calore umano e mite gentilezza.

I tuoi libri mi hanno accompagnata sin da ragazzina.
Da loro ho appreso l'amore incondizionato per la natura, il valore dei ricordi, il rispetto di sè e della Vita, la libertà che viene dal lavoro onesto, il dovere di non odiare mai.


Proprio ieri, mentre te ne andavi in punta di piedi, come hai vissuto, sfogliavo le pagine di Stagioni e rileggevo la tua dedica.
Ti bastava poco più di uno sguardo per cogliere certi tratti.

Ti piango come un amico, un nonno, un maestro.


Sei tornato lassù, a sciare libero e sereno insieme a Primo.

E' stato meraviglioso incrociare il tuo cammino, Sergente.

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Bye Bye Hedgehog! giovedì, 12 giugno 2008  
hedgehog2
Siete in tanti a passare di qui per un saluto... e a chiedere notizie sul riccio! Innanzitutto GRAZIE del vostro pensiero. In tutta sincerità devo dire che non prevedo una ripresa del blog. Tuttavia finora lo avete trovato aperto, perché ci terrei, nei limiti del possibile, a mantenere i contatti che si sono creati.
Un saluto caro a tutti voi bloggeramici :)

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Siamo luoghi lunedì, 12 maggio 2008  
"Anche noi, oltre che persone, siamo luoghi e case, ma spesso non lo sappiamo..."

carrugio

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Foce, puzzle e caffé martedì, 29 gennaio 2008  

"Le Repubbliche fioriscono finché si osservano le Leggi. Diversamente non è possibile che i popoli amino il governo, quando invece della Legge non domina che l’opinione privata degli uomini" (G.B. Grimaldi, “Ricordi del mese”, 13 marzo 1792, cit. In G. Isoleri, L’istituzione di una Camera di commercio a Genova nel dibattito politico dal 1789 al 1797, Genova, Ecig, 1987, p.107).

Consigli del giorno: Letture varie, da Crimini, misfatti e respiri; Radio d’epoca, da Specchio.


puzzle

Le giornate genovesi assicurano un pieno d’ossigeno, lo sbocco naturale del fiume dei giorni, foce di evasione, di nuovi incontri e piccoli pensieri belli. Miss Precarity è ripetitiva, anzi adora ripetersi su Genova, anche adesso che è giovane, figuriamoci quando sarà vecchia e i percorsi della memoria se ne infischieranno di calendari ed orologi. Del resto anche il seminatore ritorna al momento giusto sul terreno che gli è caro: ciascuno di noi dovrebbe avere un luogo, un posto qualsiasi, dove trasformare se stesso in casa.

Le coincidenze si srotolano davanti agli occhi di Miss P.; si formano tante piccole tessere di un puzzle e gli incastri perfetti sono continua fonte di stupore. Quando ci si trova di fronte a decisioni importanti, se si riesce a rimanere in attento ascolto, senza lesinare un po’ di sforzo, si può percepire come tutto concorra al proprio chiarimento, persino ciò che apparentemente appare come una distrazione o un intoppo.

Oggi Miss P. ha potuto ancora una volta constatare come Splinder a volte riservi sorprese speciali. Persone che non avresti mai immaginato di poter avvicinare ti vengono incontro col sorriso. Così un caffè con A. e F. (rispetto la loro privacy, se vorranno saranno loro a palesare la propria identità!) si trasforma in un dialogo piacevolissimo, fluido, intenso: libri, lavoro, idee, passatempi, sfide, quotidianità.

Raggiungere dunque uno strato comune, vedere un po’ di luce. Perché F. ha un bel coraggio: non è da tutti rimettersi in gioco (e con quale impegno!) e ripartire da zero, dopo profonde delusioni. Probabilmente lei neppure s’immagina di essere stata d’aiuto. E questo è l’aspetto più bello: riusciamo a fare del nostro meglio nei confronti degli altri quando non ci pensiamo affatto, al riparo da ogni forma di autocompiacimento. 


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Questione di orecchio mercoledì, 16 gennaio 2008  

«Una cosa è quando ridi su chi sta sopra di te e un'altra è quando ridi su chi ti sta sotto. Se sei nel ghetto di Varsavia e di fuori passeggia la Gestapo, e hai un pezzo di pane duro e vecchio, e lo butti al soldato tedesco dicendo: è abbastanza buono per i non ebrei, non solo fai una battuta lecita, ma reagisci con coraggio a una situazione orrenda. Tutt'altro è se butti quel pezzo di pane, dicendo che è abbastanza buono per un non ebreo, a un palestinese di Ramallah. È un nodo innanzitutto etico» (da un’intervista a Daniel Baremboim, aprile 2002).

 

Consiglio del giorno: Mama says love is all that matters, da La finestra sul cortile.


pianoforte

 

Piove, ma dolcemente, come piace a Miss Precarity. I passi e le gocce risuonano lungo il pavé del centro storico. E’ una questione di orecchio, percepire la musicalità nei movimenti del mondo. Se ci ricordassimo più spesso di che pasta siamo fatti, eviteremmo una miriade di inutili fitte di (in)sofferenza. Il guaio è che una parte della società, quella asettica, snaturata, ti rema contro: si finisce col credere che arrivare da qualche parte significa assomigliare a qualcun altro, mentre l’unica possibilità che abbiamo per fare qualcosa di buono è non imitare nessuno e credere nella nostra originalità.

Se lo ricordassimo più spesso, il tempo ci sarebbe amico. Perché procedendo sempre dritti davanti a sé non si arriva molto lontano, le stagioni sono un cerchio, non una linea retta: il frutto che amiamo lo assaggeremo di nuovo.

 

Riappropriarsi del significato delle parole è già una conquista. O della capacità di discernimento, che poi è la stessa cosa. Quella che se anche non ce l’hanno insegnata a scuola, non siamo mica giustificati.

Una buona nota di costume: La sconosciuta di Giuseppe Tornatore figura tra le pellicole preselezionate in vista dell’Oscar al miglior film straniero. Anche (almeno!) questa è Sapienza.  


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Count your blessings giovedì, 10 gennaio 2008  

Paola mi ha lasciato in dono questo efficace detto inglese, un paio di giorni fa. Durante i lunghi viaggi in treno, vi ho pensato, per gioco, ma ben presto si è trasformato qualcos'altro. Se inizio a contare, mi accorgo ben presto che è difficile fermarsi. I miei genitori, S., sorella nella vita e in tutto; mia nipote, l'affabulatrice. Paolo, c'è bisogno di dirlo?! Sì, perché certi sentimenti sono così rari, mica si possono dare per scontati. M., persona speciale, con i suoi consigli che non intaccano mai un solo grammo della tua libertà. R. con la sua piccola A. - che ha imparato a camminare spedita! - (fatti una sola Amica, ma sceglila bene). F. che c'è da ventitre anni ormai. La collega "Natasha" con la sua eccezionale sensibilità. I bloggeramici, i loro commenti, l'allegria nel conoscerli, la telepatia. I miei libri. Le cartoline di auguri magnifici e affettuosi, conservate in una bella scatola. La musica, le migliaia di dvd e i fumetti della Finestra consiglia e di Seaweeds*. Le passeggiate sul mare. Gli amici in una casa provenzale. Benedizioni che non costano nulla, che si ricevono senza che le si possa possedere, che si possono portare sempre con sè, nella mente, liberandoci dal bisogno smodato di cose.

Il Ballo al Moulin de La galette, Pierre Auguste Renoir

Ballo al Moulin De la Galette, Pierre Auguste Renoir

Count your blessing. Se volete condividetele, oppure pensateci nel silenzio tranquillo delle vostre stanze. Magari vi starete domandando perché ho sentito il bisogno di scriverle qui: non per farne un manifesto, bensì perché, negli ultimi tempi un po' difficili, ne ho dubitato. Avete presente quando vi accade una cosa bella, ma proprio bella, e avete voglia di dirla a tutte le persone che incontrate?

* regali azzeccati compresi!


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Di dicembre, un'aurora giovedì, 06 dicembre 2007  
Come una persona appena sveglia, senza trucco, con i capelli un po' arruffati e la veste stropicciata rivela quella spontanea bellezza che proviene dal mondo dei sogni, così almeno una volta si dovrebbe vedere la città che si sveglia alla luce dell'alba. Prima che il rumore e la fretta l'assorbano completamente, prima di premere sul pedale dell'acceleratore e di aver bevuto troppi caffè. Non capiterà più per il resto della giornata di percepire il proprio respiro e i battiti, di sentire il suono dei propri passi e di osservare più volentieri il cielo della terra.

aurora
Così questa mattina Miss Precarity condivideva un'aurora di dicembre, incredibilmente mite, col panettiere e l'operatore ecologico. Si sentiva molto buffa... ma le andava bene così. Sapeva che avrebbe scambiato volentieri il profumo del pane appena sfornato col il coffee break très chic che l'attendeva al convegno.

Dopo tanta nebbia
a una a una si svelano le stelle.
Respiro il fresco
che mi lascia il colore del cielo.
Mi riconosco immagine passeggera
presa in un giro immortale

Giuseppe Ungaretti

A Paolo che ha alleviato la mia stanchezza con questi versi.

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L'ultima ballata di Magda martedì, 20 novembre 2007  

"La notizia arrivò al mattino, la sorprese mentre abbrustoliva il pane. (...). Era là, accoccolata sul panchetto davanti allo sportello aperto della stufa, anche quando Antal suonò il campanello, lì per lì non seppe dove appoggiare il tridente in miniatura che usava per abbrustolire la fetta di pane e così se lo portò dietro fin nell'ingresso. Antal prima la guardò in silenzio, poi le afferrò il braccio, e il goffo gesto col quale la sfiorò tradì subito quel che non avrebbe voluto dire. Gli occhi della vecchia si inumidirono, ma le lacrime non colarono come se una forza misteriosa e tenace le trattenesse in bilico sul ciglio delle palpebre. Il suo senso di cortesia più forte di un riflesso naturale, istintivo e al tempo stesso inculcato dall'educazione, la costrinse a mormorare un gutturale «Grazie figliolo»" (da La ballata di Iza)

E' scomparsa Magda Szabò. Era nata nel 1917 a Debrecen, una città ungherese che conosco pur non avendoci mai messo piede, perché una delle mie migliori colleghe di Università veniva proprio da lì e non si stancava mai di raccontarmi del suo paese.

La conoscenza di questa Autrice è stata una folgorazione e non a caso, come avrete notato, è stata inserita nella mia lista di scrittori del Novecento preferiti.

Qui il post odierno di Gabrilu; il mio post dedicato a La porta.


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I miei giorni senza nuvole martedì, 13 novembre 2007  

“Credo semplicemente che gli altruisti, avvertendo la responsabilità per tutto il mondo e gettandosi ripetutamente, accompagnati dalle beffe, nelle proprie avventure donchisciottesche, nell’interesse proprio e in quello generale, dovrebbero saper ridere di se stessi” (I Don Chisciotte del XXI secolo, Vaclav Havel, “La Repubblica” del 13 novembre 2007).

Consiglio del giorno: Uno specchio sulle città, da La finestra sul cortile; Diva coraggiosa, da Juliaset.



Chiesa di San Luca, Genova

Con Paolo abbiamo ricordato su Colazione la versione cinematografica della nostra città di porto e di ardesie. Per me Genova è anche una città libresca. Fatte di parole tanto quanto sono le sue scale. Sapete quante ce ne sono?! Ed è proprio così, perché quando si legge, si sale. Le librerie amiche, gli articoli di giornale che io e M. ci scambiamo, ritagliamo e diffondiamo… il dialogo con gli studenti, persino le innocue zuffe. E’ incredibile constatare quanti di loro siano disposti con noncuranza ad abdicare alla loro libertà, persino alle piccole libertà riconosciute, quelle che non si devono guadagnare sgobbando. Capite? C’è qualcuno che ti chiede di scegliere per lui la lettura facoltativa, questo o quel libro di testo! Per favore, caro ragazzo, non mi guardare come se ti avessi chiesto di portare il cane a fare pipì. Se oggi, da studente, non decidi di esercitare il tuo diritto di scelta, domani cosa farai col tuo capo? “Ci sono persone - scrive la poetessa polacca Szymborska - che si stupiscono troppo poco del fatto che è capitato loro di vivere”. Dunque le parole chiave di oggi sono due: stupore e ironia. Se non mi stupisco, significa che tutto è scontato per me; se tutto è scontato, non vivo, tiro a campare. La seconda parola da tenere a mente riguarda il sorriso di Havel, contenuto nella citazione del giorno. Se lo dice un uomo che sotto un regime si è fatto cinque anni di prigione per sovvertimento, credo che valga la pena prendere in seria considerazione il suo consiglio: "Chi si prende troppo sul serio finisce per diventare ridicolo, mentre chi riesce sempre a sorridere di se stesso non può diventare realmente ridicolo". Mi piacerebbe stampare un manifesto con queste parole per i dipartimenti universitari, oppure scrivere a Gad Lerner perché vi dedichi una puntata intera. Solo che la ricetta presenta una difficoltà medio-alta: l’ironia pura e lieve non s’improvvisa, ma s’impara con un lungo tirocinio. Lo sappiamo bene, noi, che abbiamo avuto un presidente del Consiglio mattacchione. Voglio dire, non ci vuole un master di secondo livello per discernere la differenza fra l’ironico e il ridicolo. Havel ce l’ha spiegato bene e, non a caso, è anche un grande drammaturgo.

Per fare un po' di esercizio, restando sul tema dell'autoironia, leggete qui!

Una piccola nota di costume: sono riuscita a fare due passi in uno dei vicoli preferiti, via San Luca. Nella meravigliosa Cappella da poco restaurata, si stava svolgendo a porte aperte un concerto di flauto traverso e arpa. Una melodia celestiale, in tutti i sensi, si diffondeva per ogni angolo. I ciottoli sui quali camminavamo sembravano di velluto. Ho pensato a Elsa di Giorni e nuvole e, anche se non potevo sdraiarmi per terra ad ammirare il ciclo di affreschi della cupola, in quel momento ho davvero creduto che tutte le cose si risolveranno per il meglio.


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Non chiudere mai le mani martedì, 13 novembre 2007  

"E' tempo di cambiamenti, l'acqua scorre limpida e vitale...". Dal consiglio del giorno: Cambiamenti, di Isabella.


Segnalo dalla Repubblica di oggi: Lo straniero che bussa alle porte dell'occidente, di G. Zagrebelsky; I don Chisciotte del XXI secolo, di V. Havel.



(Marc Chagall, Gli amanti rosa)


...Darmi, darti, darci, darsi
Non chiudere mai le mani,
Le gioie non finiranno,
e neanche i baci, né gli anni,
se non le chiudi. Non senti
quale ricchezza nel dare?
La vita
noi la vinceremo sempre,
affidandomi, affidandoti.

Pedro Salinas


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