
Ciao, Mario. Ho avuto l'onore di conoscerti circa un anno fa.
Sobrio, umile, con l'animo gonfio di calore umano e mite gentilezza.
I tuoi libri mi hanno accompagnata sin da ragazzina.
Da loro ho appreso l'amore incondizionato per la natura, il valore dei ricordi, il rispetto di sè e della Vita, la libertà che viene dal lavoro onesto, il dovere di non odiare mai.
Proprio ieri, mentre te ne andavi in punta di piedi, come hai vissuto, sfogliavo le pagine di Stagioni e rileggevo la tua dedica.
Ti bastava poco più di uno sguardo per cogliere certi tratti.
Ti piango come un amico, un nonno, un maestro.
Sei tornato lassù, a sciare libero e sereno insieme a Primo.
E' stato meraviglioso incrociare il tuo cammino, Sergente.

















"La notizia arrivò al mattino, la sorprese mentre abbrustoliva il pane. (...). Era là, accoccolata sul panchetto davanti allo sportello aperto della stufa, anche quando Antal suonò il campanello, lì per lì non seppe dove appoggiare il tridente in miniatura che usava per abbrustolire la fetta di pane e così se lo portò dietro fin nell'ingresso. Antal prima la guardò in silenzio, poi le afferrò il braccio, e il goffo gesto col quale la sfiorò tradì subito quel che non avrebbe voluto dire. Gli occhi della vecchia si inumidirono, ma le lacrime non colarono come se una forza misteriosa e tenace le trattenesse in bilico sul ciglio delle palpebre. Il suo senso di cortesia più forte di un riflesso naturale, istintivo e al tempo stesso inculcato dall'educazione, la costrinse a mormorare un gutturale «Grazie figliolo»" (da La ballata di Iza)

Piccole provviste mentali raccolte da Simona e mescolate in: sentieri sotto la neve, camelie sul muschio del tempio
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