Senza punti esclamativi lunedì, 31 marzo 2008  

Strane ed intense le giornate genovesi, fra appuntamenti, conferenze, passeggiate nei parchi, profumo di camelie o di pizza appena sfornata, nuova biancheria per la casa e chiacchere con amiche incinte, aria di primavera e sentore di pioggia. Strana mi sento io, quando mi sembra di essere così vicina alle cose, a quelle piccole e dense di vita come le corolle in questa stagione, ma, al tempo stesso, così lontana, come se viaggiassi su un binario parallelo. Mi ritorna in mente un film che ho amato moltissimo, La meglio gioventù, e precisamente quella scena della seconda parte in cui uno dei personaggi - forse la sorella? - chiede a Nicola se crede ancora, come scrisse in una cartolina, che tutto sia "bello!!!" ... e lui risponde di sì, ma che ai tre punti esclamativi, ecco a quelli non ci crede più. Bene, vivo una stagione senza punti esclamativi ed è una sensazione nuova per me, solo che non so ancora se è un periodo o se si tratta una di quelle spie - insieme al primo capello bianco, ai ragazzi che cominciano a darti del lei e alla pubblicità delle creme antirughe a partire dai 30 anni - che si accendono per suggerirti una verità, illuminando un ponte che hai già attraversato quasi senza accorgertene. Non sono mai stata una di quelle persone che ama guardarsi alle spalle con nostalgia e tuttora non tornerei indietro per nulla al mondo. Però, se potessi fare qualche sporadica capatina nel passato, opterei per qualche piccola modifica, magari un manciata di parole in più o in meno a seconda dei casi, insomma darei alle me ventenne un paio di buoni consigli, non di più, quel tanto da cadere comunque negli errori salutari, ma con un pizzico di coraggio, perché quello è arrivato, sì, ma senza tempismo.

Sono venuta qui per parlavi di Fred Vargas e poi il venticello primaverile mi ha preso la mano, così non mi resta molto spazio, se non voglio procurarvi una gran noia, per deliziarvi sulle piccolezze umane del commissario Adamsberg e sulla caricature ironiche e intelligenti dei tre evangelisti, ovvero Marc, Mathias e Lucien, tre storici che sbarcano il lunario facendo i camerieri, stirando le camicie altrui e ogni tanto risolvendo qualche caso d'omicidio. Perché se la Storia non s'immerge nella Vita resta pura erudizione. Buone lettura, dunque. Ma ogni tanto ricordatevi di chiudere il romanzo che state leggendo e di uscire a fare due passi, perché è primavera e se perderete questo spettacolo vorrà dire che i libri non vi servono proprio a niente.


Piccole provviste mentali raccolte da Simona e mescolate in: sentieri sotto la neve
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Io voto PD martedì, 25 marzo 2008  
voterei_pdA meno di un mese dall'appuntamento elettorale, tutti i sondaggi, di parte e non, rivelano l'esistenza di un'alta percentuale di indecisi: un dato oggettivo, frutto anche della crescente disaffezione alla politica da parte degli italiani, ma che nonostante ciò sorprende. Infatti, ritengo che non possa e non debba passare la logica del "tutti uguali, tutti cialtroni", logica cavalcata sia da una qualunquista e picaresca demagogia, sia dalle piccole formazioni politiche che, insistendo sulla sostanziale uguaglianza dei programmi dei due raggruppamenti maggiori (PD e PdL), mirano, per non perdere visibilità, a mantenere lo status quo dell'altissima frammentazione partitica. Proprio quest'ultima è la principale causa della deriva degli ultimi 15 anni: piccole formazioni attestate su percentuali di rappresentanza risibili hanno continuato a dettare legge.
 
Le prossime elezioni si profilano non solo come una battaglia politica, ma anche e soprattutto culturale. Per questo il progetto del Partito Democratico, seppur imperfetto, appare permeato da elementi considerevoli di modernità e discontinuità rispetto al passato. Se si vuole garantire la governabilità, il futuro dell'Italia deve necessariamente essere quello di un sistema bipolare in linea con le più moderne democrazie occidentali, costituito da un numero assai inferiore di partiti. In questo senso non si può non accogliere con grande favore la lungimirante scelta di Veltroni di fare a meno delle formazioni di sinistra, le quali pur garantendo un 8% in più di preferenze, avrebbero reiterato l'esperienza dei precedenti governi, caratterizzati da maggioranze fragili e disomogenee, in disaccordo su tutte le questioni principali, messe insieme solo per fini elettorali e non programmatici. Ciò ha costretto gli avversari a fare altrettanto, ma con una notevole differenza: mentre il progetto del PD, che si attesta come una forza riformista di centro-sinistra, è la conclusione di un consapevole processo politico maturato nel tempo e sostenuto da una larga partecipazione di cittadini, il PdL di Berlusconi e Fini (solo di recente riavvicinatosi al Cavaliere, dopo averlo duramente contestato sul finire dello scorso anno) è una repentina invenzione pre-elettorale, che, tagliando fuori il moderato Casini e inglobando personaggi politicamente discutibili come la Mussolini e Ciarrapico, ha spostato il proprio baricentro nettamente verso destra. Una destra evidentemente anomala, tanto da destare l'allarme fra i conservatori del Partito popolare europeo circa il rischio di dover accogliere in futuro esponenti che si rifanno orgogliosamente all'esperienza fascista.
 
Sebbene ci possano anche essere dei punti di contatto fra i due programmi, considero centrale la questione della credibilità politica e personale. Da una parte abbiamo un leader che si rifà alla grande tradizione dei democratici americani, una persona colta, dal linguaggio piano e mai gridato, attento ai giovani e alle nuove tecnologie, che ha fatto della lotta alla precarietà e della sicurezza sul lavoro due questioni inderogabili e due grandi battaglie sociali, e che ha aperto le proprie liste alla partecipazione dei cittadini, cercando di immettere nel proprio organismo nuove linfe democratiche per contrastare il predominio e l'autoreferenzialità delle élites politiche. Dall'altra, un piazzista settantunenne che si ripresenta per la quinta volta, strappa i programmi degli avversari, colleziona pessime figure all'estero e provvedimenti giudiziari in patria, emana editti bulgari e leggi ad personam, pronuncia battute offensive e semina discredito contro la magistratura ed il giornalismo (si veda il caso di Enzo Biagi), fa leva sulla demagogia più becera, fingendosi salvatore della patria esclusivamente a fini elettorali (questione Alitalia).
 
Se, parafrasando Curzio Maltese, non si vuole che "in Italia offendere le donne, i media, gli avversari e perfino l'intelligenza dei propri elettori" costituisca un merito, un dono di natura, un esercizio di furbizia, piuttosto che qualcosa di cui vergognarsi, è giunta l'ora di cambiare rotta.

Piccole provviste mentali raccolte da Simona e mescolate in: totem moderni
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Esistono ancora le mezze stagioni lunedì, 17 marzo 2008  
L’inverno è scivolato via, la primavera è alle porte, ed io me ne vado a spasso con un bagaglio reso leggero dalle rinunce, attraverso una sorta di limbo dove quello che era è ormai passato e quello che sarà non s’intravede ancora, ma si spera, poiché aver fiducia è un altro modo di vedere. Si dice che non esistono più le mezze stagioni, eppure io  mi sento esattamente così, perché avverto bene e senza rimpianti la fine di un periodo, e contemporaneamente percepisco quello nuovo che è nell’aria; e allo stesso modo talvolta mi domando se sia il caso di mettersi al riparo o lasciar perdere l’ombrello e correre sotto la pioggia.
A poco a poco casa tua non è più quella dei tuoi genitori, di Genova non si frequentano più solo i cinema e le librerie, ma anche i supermercati, mentre la sbadata, frettolosa, selvatica miss Precarity depone lo scettro, stupita e felice di aver compreso la bellezza di un per sempre.
Buona Pasqua a tutti i bloggeramici e serena Primavera. Auguri speciali a tutte quelle donne che sanno fare molte più di cose di quelle che stanno scritte su un curriculum, a quelle che si rimettono a studiare o che devono ricominciare da capo, che sfidano i contratti di lavoro con gli equilibrismi della fantasia, che fanno frutto dell'antica saggezza delle loro nonne, reinventando stili di vita in nome di un'allegra sobrietà.
Ci ritroveremo qui fra qualche giorno, dopo aver rotto le uova.

Piccole provviste mentali raccolte da Simona e mescolate in: il mio lessico familiare
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Torneo degli Scrittori IV domenica, 09 marzo 2008  
Cari bloggeramici, il riccio ultimamente si fa desiderare, tutto preso com'è dal suo zigzagare fra una decisione e l'altra... eh, sono tempi duri per i piccoli! Sotto il cielo di una Genova plumbea e ferrosa, in una di quelle giornate che la fanno assomigliare a un'austera capitale commerciale delle rotte del Nord, invece che a un soleggiato porto del Mediterraneo, ecco rispuntare finalmente la quarta manche del Torneo degli Scrittori (in ritardo, lo so, lo so...).
Et voilà... votate, votate!!!

I. Calvino - P. Levi
P. Roth - E. Hemingway
F. Kafka* - E. Montale
J.L. Borges - Pirandello




* A. Christie e F. Kafka hanno raggiunto la parità e, come da regolamento, sono stata io a decidere quale dei due Autori dovesse passare il turno. 

Piccole provviste mentali raccolte da Simona e mescolate in: totem moderni
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