41 anni, ma non li dimostra giovedì, 28 febbraio 2008  

Prosegue l'intervallo del riccio, una pausa per niente oziosa (magari!), ma si spera fruttuosa. Nel frattempo vi propongo alcune righe di uno degli intellettuali e politici (nel senso elevato del termine) più acuti e lungimiranti del nostro tempo, scomparso troppo presto e mai abbastanza ricordato (come tutte le persone scomode).

"Chi voglia tentare oggi di comprendere la cultura contemporanea e le grandi questioni del presente, deve abituarsi a trovare adeguate chiavi di interpretazione. Ciò che serve è soprattutto un'immersione onesta nella storia: il pensiero assolutista delle epoche trascorse - del Medioevo oppure del razionalismo barocco ed illuminista, ad esempio - versa in una crisi evidente e profonda, e l'umanità non si interroga più sulla 'cosa in sé', bensì sulla realtà esistenziale che passa per l'esperienza. Così, nessuna ideologia può oggi più permettersi di fondare la propria ragion d'essere su una 'essenzialità' extra-storica; e allo stesso modo anche i valori e le convinzioni del nostro tempo devono superare la prova della storia per dimostrare la propria validità.
Una conseguenza ovvia e del tutto naturale di tale impostazione è la struttura sempre più pluralistica di tutte le manifestazioni dell'esperienza umana: dalle dottrine religiose e politiche all'arte e alla letteratura, dalle strutture sociali ai valori e ai metri di giudizio applicati al presente. Non esistono più punti di riferimento universali, vincolanti per tutti, e purtuttavia gli uomini e le donne di oggi devono percorrere - molto più che in passato - strade comuni che passano attraverso il vivere ed agire insieme.
Per questo motivo che oggi a ciascuno di noi è richiesta una sensibilità storica del tutto particolare, la capacità di guardare alla STORIA vera, quella degli avvenimenti presenti. Solo chi è in grado di leggere ed interpretare i 'segni dei tempi' è anche capace di comprendere se stesso, i suoi simili, il mondo in cui viviamo, e di intervenire su di essi in modo efficace e al passo coi tempi. Chi oggi pensasse di poter trascurare questi 'segni' non solo si precluderebbe ogni possibilità di creare una qualsiasi cultura autentica e perciò valida, ma rimarrebbe probabilmente spettatore inerte del proprio tempo, viaggiatore straniero nelle terre del presente. E ogni rimando a valori atemporali o metastorici altro non sarebbe che una fuga dal mondo, se non fosse accompagnato da una coraggiosa messa in relazione della propria esistenza con la storicità della stessa".

Alexander Langer, Segni dei tempi  in "Die Brucke", 1° novembre 1967, ora in Id., Il viaggiatore leggero. Scritti 1961-1995, a cura di E. Rabini, Palermo, Sellerio, 1996, pp. 38-44.

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194 problemi lunedì, 25 febbraio 2008  

Se finora non ho affrontato la questione pro/contro legge 194 è stato per una questione di imbarazzo.

Trovo infatti imbarazzante per una democrazia non saper gestire con discernimento l'interpretazione e l'applicazione di una legge. Trovo imbarazzante una lista contro l'aborto, così come certi interventi totalmente privi non dico di concretezza, ma perlomeno di sensibilità. Trovo imbarazzante che si faccia spettacolo su quello che è e resterà comunque un dramma per una donna, anche la più convinta. Trovo imbarazzanti le crociate che non hanno nulla a che fare con Chi si fece mettere in croce. Trovo imbarazzanti i giudizi troppo facili, le accuse volanti, le disquisizioni sui numeri, le invettive e le rettifiche. Trovo imbarazzante che una società civile non sappia da che parte pigliare il concetto di laicità, come se stessimo giocando alla patata bollente. Trovo imbarazzante che i cattolici siano merce di scambio per un pugno di voti in più o in meno e che la maggior parte non sappia ribellarsi alle strumentalizzazioni.  

Nella mia ignoranza, ho sempre pensato che le norme si rivolgessero a una comunità di cittadini nella sua interezza e complessità. Si dice che "la legge è uguale per tutti", ma vale anche il contrario. Il fatto che esista, e per fortuna, una legge che disciplina un evento così grave e serio (ma in quanti interventi si parla genericamente di vita, senza però entrare nel cuore della vita vera?!) non significa che i singoli si debbano sentire obbligati, o non rispettati, o sufficientemente rappresentati nelle loro convinzioni religiose. Nessuno può calpestare la nostra coscienza, se non siamo noi a permetterglielo. Si può scegliere. Le persone in malafede, o comunque ottuse, impongono e offrono soluzioni belle pronte e impachettate, come se ogni storia non fosse unica. Le persone adulte scelgono e permettono agli altri di fare altrettanto, nell'ambito della legalità ovviamente. Per scegliere è indispensabile l'informazione. E l'informazione non deve essere limitata al qui ed ora, ma deve portare come bagaglio la memoria di quello che è stato, errori compresi: ciò è indispensabile per rendere la coerenza e la ragione degli strumenti fertili, per quanto possibile distanti da slogans artificiali.  

Stiamo perdendo il significato della parole; della problematicità (un termine che ormai incute terrore!) alla quale si preferisce ogni forma di semplificazione. E, più di ogni altra cosa, dell'esempio, quello responsabile, al quale si preferisce... beh, lasciamo perdere.


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La libertà non è star sopra un albero venerdì, 22 febbraio 2008  

... Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come un uomo che ha bisogno di spaziare con la propria fantasia
e che trova questo spazio solamente nella sua democrazia
.

Prendo a prestito le parole sempre perfette del signor G. per ribadire un concetto per me fondamentale, uno di quei pensieri che mi accompagna con maggiore costanza e conforto in queste settimane di movimenti tellurici.

L'intervallo del riccio si prolunga, ma questo non significa che sotto sotto non continui a scavare e a raccogliere provviste mentali. Ringrazio chi ha voluto prender parte, indipendentemente dal suo punto di vista, al piccolo dibattito inaugurato la scorsa settimana da me e RearWindow. Io non amo le visioni manichee e non ho mai aderito a un pensiero unico e strutturato, ma su certi principi non transigo e alcune Idee costituiscono un valore per me.

Una di questi Idee è che la libertà è partecipazione, per tornare ancora su Gaber. Nessuno di noi vorrebbe vivere in tempi difficili, ma quando accade bisogna saper prendere delle decisioni. Credo che ciascuno di noi possa, se veramente lo vuole, incontrare o andarsi a cercare il/i suo/i Virgilio. Di seguito, le parole di uno dei miei punti di riferimento (già citate in un commento) che desidero sottolineare anche in quest'occasione.

"Allora se ripenso a un passato vivo, il mio ricordo si sposta fatalmente su un elemento importante che è l'autonomia, l'idea cioè di un radicalismo che consiste non nell'anticipare i fatti pensando che saranno realizzati da altri, ma nel partecipare, nell'essere soggetti attivi della trasformazione. Io penso a una trasformazione della società solo se sento di poterne far parte (...). L'autonomia significa voler cambiare la società, voler creare spazio per chi non ce l'ha, ma standoci dentro, senza aspettare che il problema venga risolto da qualcun altro".

Vittorio Foa, Le parole della politica, p. 9


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Più che a ruota libera, senza manubrio domenica, 17 febbraio 2008  
Sapevo bene che la sua discesa in campo muoveva esclusivamente da interessi personali: me l'aveva detto chiaramente lui stesso. [Indro Montanelli, "Soltanto un giornalista", Rizzoli, 2002]
 
Ma si può mettere sotto inchiesta Berlusconi soltanto perché qualche suo funzionario ha fatto dei pasticci con la Guardia di Finanza? Ha ragione lui, che cosa ne poteva sapere lui? E allora: vogliamo dare in mano l'Italia a un amministratore che non sa nemmeno cosa succede nella sua azienda? [Umberto Eco, Marzo 1996]
 
Occorrono politici nuovi che abbiano dimostrato creatività, serietà, professionalità e onestà, per formare i quadri della Repubblica presidenziale, per guidare il Paese all'insegna di meritocrazia e gerarchia. Uno potrebbe essere Berlusconi [...]. Il suo è un ottimo programma, un tessuto sul quale si può costruire un buon partito. [Licio Gelli, "L'Espresso", 07/11/1993]
 
"Del conflitto di interessi agli italiani non solo non importa niente, ma considerano una garanzia assoluta che chi è incaricato di responsabilità di governo non abbia bisogno di fare i propri interessi, di rubare, avendo una posizione propria". Ecco, se gli italiani, e non solo gli italiani, si intendessero di democrazia quanto di calcio, con questa frase da analfabeta assoluto della democrazia Silvio Berlusconi avrebbe chiuso la sua carriera politica. [Curzio Maltese, "Repubblica", 07/07/2000]

Io vedo Berlusconi come il "padrone" in un Paese, il nostro, alla testa di una squadra di persone che rispondono al "titolare" dell'impresa, il quale assegna ad ognuno i propri compiti e per questo li paga. Una squadra di dipendenti e tutti riconoscono e ossequiano il "padrone". [Mario Luzi, "l'Unità", 03/07/2001]

Berlusconi è il contrario di un uomo di Stato. La democrazia è qualcosa che non riesce a capire e che comunque gli fa perdere tempo. [Nanni Moretti, Convegno di MicroMega, 19/03/2002]

Berlusconi è ridicolo per le cose che fa, le gaffes, la sfacciataggine, le menzogne, la trivialità. Non c'è bisogno di inventare nulla: basta leggere i verbali dei suoi interrogatori, seguire le sue dichiarazioni, vederlo all'opera. [Dario Fo, "Repubblica", 09/11/2002]

Uno come me che ha visto la marcia su Roma, e dopo anni assiste alle performances berlusconiane, trova nella memoria i segni della paura perché vede ripetere atteggiamenti, giudizi, anche atti di governo filosoficamente antidemocratici. Vedi Berlusconi e pensi a Mussolini. [Mario Monicelli, "Il Venerdì" di Repubblica, 05/04/2002]

Per Silvio l'arte della menzogna, la vecchia arte della parlantina, non è qualcosa di cui vergognarsi ma un merito sommo, un dono di natura. [Giorgio Bocca, Piccolo Cesare, Feltrinelli, 2002]

L'illegalità è una specialità che Berlusconi conosce bene: falso in bilancio, esportazione di capitali, finanziamento illecito dei partiti, corruzione di giudici. L'illegalità, in ogni caso, è fortemente incoraggiata dal suo regime. ["Nouvel Observateur", 26/06/2003]

Il gatto con gli stivali ha trasformato la presidenza del Consiglio in un ufficio che cura esclusivamente i suoi interessi giudiziari, le sue proprietà, gli affari di famiglia e di famigli. Davvero incredibile. [Paolo Mieli, "Corriere della Sera", 23/12/2003]

Berlusconi [...] manifesta un'allarmante mancanza di rispetto per le istituzioni; utilizza la carica che ricopre solo per i propri scopi e perverte il connubio tra capitalismo e democrazia. Un simile conflitto di interessi risulterebbe surreale in qualunque altro Paese europeo. ["El Pais", 26/12/2003]

Non mi piace, e credo sia noto, il politico Silvio Berlusconi: e mi rattrista che vada in giro a rappresentare l'Italia, e faccia anche dei discorsi, più che a ruota libera, senza manubrio. [Enzo Biagi, "Corriere della Sera", 13/07/2003]

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Intervallo giovedì, 07 febbraio 2008  
gayser

"I suoi pensieri si urtavano, si accavallavano oppure si allontanavano gli uni dagli altri. Come le placche della crosta terrestre, tutte impegnate a slittare su quella roba scivolosa e calda che c'è sotto. Sul mantello incandescente. E' spaventosa questa storia di placche impazzite sulla superficie della terra. Non c'è verso di farle star ferme. La tettonica delle placche, si chiama così. La tettonica dei pensieri. Gli slittamenti continui e ogni tanto, inevitabilmente, il pigia pigia. Con le seccature che ne conseguono. Quando le placche si discostano, si ha un'eruzione vulcanica. Quando le placche si scontrano, idem".

(Fred Vargas, Chi è morto alzi la mano, Einaudi 2006, p. 100).

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Gocce di colore lunedì, 04 febbraio 2008  

Domenica abbiamo rivisto Il favoloso mondo di Amélie, un film che non cessa di stupirmi ogni volta, dal momento che cela molti particolari interessanti e graziosissimi che non si possono notare tutti insieme. Questa volta, ad esempio, sono stata attratta dal continuo gioco bicromatico rosso/verde, funzionale per trasmettere quell’atmosfera surreale da fiaba (quelli sono spesso i colori degli gnomi e di altri personaggi fatati), ma anche efficacissimo per fare risaltare gli sguardi e i piccoli “indizi” sparsi qui e lì. Amélie si tuffa negli innocenti e semplicissimi piaceri della vita, ma con un tocco personalissimo, delicato e furbetto insieme, un po’ come un tenero spiritello dalle sembianze umane; ma Amélie è anche – l’ho notato soprattutto in quest’ultima visione, essendo un tema ricorrente in questo periodo – una persona che si nasconde. Soprattutto a se stessa: un’anima vivissima che sta al centro eppure ne è fuori, come la fanciulla che nella Colazione dei canottieri di Renoir siede assorta, sorseggiando da un bicchiere di vetro.

Lei si distrae facendo rimbalzare sassolini sul pelo dell'acqua, io svuoto le mie tasche fra le pagine dei libri e lascio che la storia sia il mio fiume.



Stamattina mentre il treno correva, le note de Le valse d’Amélie tintinnavano nelle mie orecchie come le gocce di pioggia che colpivano delicatamente il finestrino, come polpastrelli che tamburellano su una superficie o sfiorano i tasti di un pianoforte. La musica, la pioggia e i pensieri si completavano a vicenda e si mescolavano, come accade in quei rarissimi momenti della giornata in cui ti senti in sintonia non tanto col paesaggio, che è solo uno sfondo, ma con la natura vera, terrosa ed erbacea.


Piccole provviste mentali raccolte da Simona e mescolate in: il mio lessico familiare
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