Wilde, sassolini e bloggeramici giovedì, 31 gennaio 2008  
In questo post si parla di: Fred Vargas, Trudi Birger, Abraham Yehoshua.



Oscar Wilde
, che in fatto di debolezze umane la sapeva lunga, soleva dire che "esperienza" è il nome che diamo ai nostri errori. Miss Precarity, anche se il tempo delle mele è passato da un pezzo, non ha ancora abbastanza esperienza, ma in compenso ha un discreto rifornimento di errori. Questo la dovrebbe rendere una discreta consulente. Sta di fatto che le capita di dare qualche consiglio e di rimanerne poi estremamente colpita, quasi come non fosse farina del suo sacco. Sovente noi sappiamo benissimo quello che dovremmo fare, ma non avendo sempre il coraggio di farlo venire a galla - soprattutto quando si tratta di decisioni impopolari, non di "successo" o decisamente controcorrente - lo sussuriamo a qualche altro orecchio, in attesa di vedere l'effetto che fa.
E anche se la bambina Miss Precarity, selvatica e indipendente (per non dire rompiscatole) era allergica a qualsiasi gruppo che presupponesse distintivi e uniformi, persino i simpatici e politically correct boy scout, la trentenne pensa e ripensa, anche troppo. Aspettando, forse, che si raggiunga abbastanza pressione da far saltare il tappo. Cin cin.
Nel frattempo, come ha scritto la cara Tzugumi, si nasconde un pochino.

"Lei non ha idea della quantità sterminata di sassolini che ci sono in fondo ai pozzi. E la gente non li lancia per sentire il rumore che fanno quando cadono nell'acqua. E' per capire. Ma il pozzo è una cosa terribile (...) Ci sfugge, ride di noi dal profondo del suo ventre sconosciuto pieno d'acqua cilindrica. Ecco cosa fa il pozzo, secondo me. Ma quanta acqua? Fino a dove, l'acqua? Bisognerebbe sporgersi, sporgersi per sapere, lanciare delle corde" ha sottolineato poco tempo fa, da un libro di Fred Vargas, un'altra bloggeramica, Miss Meletta.

Parlando ancora di libri (ma guardate un po' che combinazione, eh?!), in tre giorni mi sono immersa nella storia di Trudi Birger, Ho sognato la cioccolata per anni. Questa lettura è un pensiero speciale della maratoneta. Le vicende drammatiche, strazianti di Trudi e della madre sono un monito, mai troppo ricordato, ma soprattutto un segno tangibile di speranza, frutto del carattere coraggioso e intraprendente dell'Autrice. Leggere del suo viaggio in Israele per ricominciare una nuova vita, il suo impegno incessante nel
B'nai B'rith e in altre associazioni di volontariato, commuove e fortifica nello stesso tempo. Si vorrebbe entrare in punta di piedi nella stanza di dolorosissimi ricordi di Trudi: la sua umanità, la sua fragilità unita a una forza d'animo sorprendente impongono, anzi direi seminano rispetto.

Ricordo infine, last but not least - i lettori di Miss P. ormai conoscono la predisposizione a saltare felicemente da un argomento all'altro - il post di Marsspirit dedicato alla prossima uscita dell'ultimo libro di Abraham Yehoshua, Fuoco amico, il quale sarà uno dei prossimi acquisti libridinosi.

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Foce, puzzle e caffé martedì, 29 gennaio 2008  

"Le Repubbliche fioriscono finché si osservano le Leggi. Diversamente non è possibile che i popoli amino il governo, quando invece della Legge non domina che l’opinione privata degli uomini" (G.B. Grimaldi, “Ricordi del mese”, 13 marzo 1792, cit. In G. Isoleri, L’istituzione di una Camera di commercio a Genova nel dibattito politico dal 1789 al 1797, Genova, Ecig, 1987, p.107).

Consigli del giorno: Letture varie, da Crimini, misfatti e respiri; Radio d’epoca, da Specchio.


puzzle

Le giornate genovesi assicurano un pieno d’ossigeno, lo sbocco naturale del fiume dei giorni, foce di evasione, di nuovi incontri e piccoli pensieri belli. Miss Precarity è ripetitiva, anzi adora ripetersi su Genova, anche adesso che è giovane, figuriamoci quando sarà vecchia e i percorsi della memoria se ne infischieranno di calendari ed orologi. Del resto anche il seminatore ritorna al momento giusto sul terreno che gli è caro: ciascuno di noi dovrebbe avere un luogo, un posto qualsiasi, dove trasformare se stesso in casa.

Le coincidenze si srotolano davanti agli occhi di Miss P.; si formano tante piccole tessere di un puzzle e gli incastri perfetti sono continua fonte di stupore. Quando ci si trova di fronte a decisioni importanti, se si riesce a rimanere in attento ascolto, senza lesinare un po’ di sforzo, si può percepire come tutto concorra al proprio chiarimento, persino ciò che apparentemente appare come una distrazione o un intoppo.

Oggi Miss P. ha potuto ancora una volta constatare come Splinder a volte riservi sorprese speciali. Persone che non avresti mai immaginato di poter avvicinare ti vengono incontro col sorriso. Così un caffè con A. e F. (rispetto la loro privacy, se vorranno saranno loro a palesare la propria identità!) si trasforma in un dialogo piacevolissimo, fluido, intenso: libri, lavoro, idee, passatempi, sfide, quotidianità.

Raggiungere dunque uno strato comune, vedere un po’ di luce. Perché F. ha un bel coraggio: non è da tutti rimettersi in gioco (e con quale impegno!) e ripartire da zero, dopo profonde delusioni. Probabilmente lei neppure s’immagina di essere stata d’aiuto. E questo è l’aspetto più bello: riusciamo a fare del nostro meglio nei confronti degli altri quando non ci pensiamo affatto, al riparo da ogni forma di autocompiacimento. 


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Di radici e di ricci domenica, 27 gennaio 2008  
Una Miss Precarity undicenne, quindi ancora del tutto ignara del suo destino di co.co.co e coccodè vari, dopo aver letto a scuola un brano di Se questo è un uomo, andò a cercare il libro di Primo Levi presso la biblioteca del paesino di campagna dove trascorreva felice i fine settimana e la bella stagione. La signora la squadrò dall'alto al basso e sentenziò: sei troppo piccola. La nostra Miss P. era già allora tremendamente curiosa e straordinariamente cocciuta: dopo qualche minuto uscì trionfante dalla sala col libro che voleva tra le mani.
Sinceramente, allora comprese poco. Ma fu fortunata, perché incontrò alcune belle persone, fra gli insegnanti, ma anche in famiglia, disposte ad aiutarla di fronte a parole così dure. Iniziò così un piccolo percorso che la portò a leggere un bel po' su quello che chiamano Olocausto - sebbene tuttora molti non considerino particolarmente corretta questa espressione. Fu anche l'inizio del suo rapporto con la cultura ebraica, che si sarebbe sviluppato progressivamente negli anni a venire. Non sa spiegare bene il perché, ma fra certi testi si sente a casa; il sottile umorismo ebraico le ha insegnato tante piccole e preziose cose; sente ancora la Bibbia stessa come una radice piantata nel proprio terreno, per sempre affascinata da un Dio speciale che scelse un balbuziente per liberare il popolo oppresso. Conserva così un suo abbecedario della Memoria che la fa sentire meno confusa e incostante.


Nelle ultime settimane Miss P. ha letto tante recensioni e pareri attorno al romanzo francese al quale s'ispira questo blog. Spesso sono contrastanti, quasi sempre eccedono in complimenti o stroncature. No, non è un capolavoro. Sì, ci sono delle forzature. Certo, alcuni passi o espedienti letterari suonano inverosimili o fragili. Però... però è delizioso. Del resto, sarebbe stato terribilmente superbo intitolare questo spazio a un capolavoro della letteratura come Anna Karenina o a un mostro sacro come  Dostoevskij o Proust. Immaginatevi il ridicolo o il patetico nell'ennesima blogger che pensa di poter competere con una delle pietre miliari della cultura! Questo titolo è stato scelto per quello che è, un libro grazioso, capace di grandi sogni e cadute di stile, pensieri alti e più terra-terra, di filosofie e tazze di tè: un'opera umana, come la vita.

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Randomblog n.9 sabato, 26 gennaio 2008  
Una delle cose carine del Randomblog, oltre a scandire lo scorrere di una settimana e a farne un naturale e fluido riassunto un po' surreale, e il fatto di aiutare a percepire come tante persone sconosciute e perse in lidi diversi dell'Italia, riescano ad avere tante cose in comune.

C'è qualcosa che non va in effetti...e quel poco che va sembra essere sottosopra, come se tutti i valori che ci sono stati insegnati fossero ormai banditi dal sentire comune.
C'è tanta tanta nebbia, o meglio un polverone che stanno sollevando perchè noi non vediamo più ciò che è importante...
Amo Polyanna, e lo sforzo che si fa nel cercare la gioia nelle cose di tutti i giorni...mi trova fra gli adepti! Senza chiudere gli occhi ai problemi.

Certi incontri (e certe letture) hanno l'arcano potere di raddrizzarci la giornata. E di disarmarci da quello scudo di sobrietà e di indifferenza che troppo spesso ci buttiamo addosso.
Io angeli che girano in incognito li ho incontrati e ci credo...
Anch'io credo agli angeli in incognito (o custodi)... Li vedi comparire all'improvviso e ti regalano un attimo di leggerezza, una speranza, un bel ceffone, a seconda di quel che hai bisogno...

Bellissimo questo scambio di notizie e di sentimenti!

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Gli angeli fanno bookcrossing mercoledì, 23 gennaio 2008  

“Un uovo d’aquila, messo nel nido di una chioccia si schiuse e l’aquila, cresciuta insieme ai pulcini, per tutta la vita fece quel che facevano i polli nel cortile. Un giorno vide sopra di lei un magnifico uccello: «Chi è quello?», chiese al vicino. «È l’aquila, la regina degli uccelli, ma non ci pensare. Tu ed io siamo diversi da lei». Così l’aquila non ci pensò e morì pensando di essere una gallina” (Anthony De Mello, Messaggio per un’aquila che si crede un pollo).

Consiglio del giorno: Tanti auguri neh, da A quarant’anni è tardi.


Quanto non tutti i mali non vengono per nuocere. Miss P. arriva alla stazione trafelata e in terribile ritardo (un’altra coincidenza persa, una corsa contro il tempo…). In ufficio l’attendono e deve spicciarsi: decide così di salire sul primo taxi per accorciare l’attesa. Coincidenza delle coincidenze: il tassista dai capelli lunghi ha appena restituito ad un suo amico un libro (proprio quello che trovate nella citazione), facendolo passare dal finestrino. Precarity coglie il particolare e drizza le antenne, risolutamente decisa a non farsi gli affari suoi. Pochi minuti e il conducente (dall’aria assai originale e allegra) e il passeggero (la pendolare con la sindrome del bianconiglio*) si scoprono lettori accaniti e per tutto il tragitto parlano di letture, di libri che ti cercano invece di essere cercati, dell’Antologia di Spoon River e De André, di quando ci mettiamo in testa di essere polli e sprechiamo la nostra vita, degli incontri che non capitano mai per caso (alla fine si scopre che il tassista è pure uno studioso della filosofia buddista) e di bookcrossing. Già, perché lui “libera” i libri sul suo taxi. Ci lasciamo entrambi con un sorrisone stampato in faccia.

Miss P. ha sempre diffidato della psicologia facile, però alcune riflessioni di De Mello sono proprio azzeccate: le hanno presentato così, nero su bianco, concetti sui quali si arrovella da mesi. Quei pensieri apparentemente indecifrabili, sui quali sprechiamo un mare di energie, mentre la soluzione, l’affrancamento da dubbi e timori si rivela, tutto sommato, abbastanza semplice. Perché noi ci complichiamo spesso la vita, facendo dipendere troppe cose da una serie di condizioni arbitrariamente imposte, sminuzzando le nostre capacità di felicità per inseguire una chimera, per entrare in qualche asfissiante modello, per trovare un lembo ove appiccicare un’etichetta. O per poter dire a noi stessi che siamo nel giusto.

Liberi di non crederci, ma ci sono angeli che se ne vanno in giro in incognito, con lo stile di Bob Marley, un taxi mezzo sgangherato e una gran luce in fondo agli occhi. E fanno bookcrossing.


* Ovvero, da Alice nel Paese delle meraviglie: "E' tardi tardi sai, mi trovo in mezzo ai guai!".


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Rooms by the sea martedì, 22 gennaio 2008  

Tzugumi: Domenica mattina, passeggiando per le vie del paese fra le vetrine dei negozi aperti, è accaduto un piccolo miracolo. Una forza misteriosa mi ha spinta a prolungare il mio tragitto verso la vetrina di quella famosa libreria dove ogni volta che chiedo un testo qualsiasi la proprietaria mi guarda come se fossi una marziana. In mezzo a tante copertine colorate e appariscenti, quel libro si distingueva per rara bellezza e semplicità. Era Il coperchio del mare di Banana Yoshimoto, arrivato qui con due giorni d'anticipo rispetto alle previsioni. Sono corsa dentro come una furia e altrettanto velocemente sono uscita stringendo al petto il mio preziosissimo tesoro.

Cara Simona, il romanzo è molto bello, delicato: sono sicura che ti piacerebbe tanto e che ti identificheresti immediatamente in Mari, innamorata del suo paese, che decide di inseguire i suoi sogni, aprendo un piccolo negozio in cui ogni oggetto esprime l'amore e la cura con cui è stato scelto. Pagina dopo pagina ho scoperto che non è poi così folle emozionarsi per le meraviglie della natura e commuoversi per la bellezza delle piccole cose, anche le più insignificanti. E come da migliore tradizione della scrittrice, la storia ci insegna a non disperare mai, ad andare avanti, a circondarci di affetti intimi e di momenti privati, ad amare e ad essere amati.

 

Simona: Qualche anno fa andai al cinema a vedere L’uomo senza passato di Aki Kaurismäki, regista finlandese. E’ la storia di un uomo, giocatore d’azzardo, il quale giunto ad Helsinki viene assalito e picchiato tanto che viene creduto morto e trasportato all’obitorio. Egli, tuttavia, si risveglia quasi miracolosamente… ma scopre ben presto di aver perduto completamente la memoria, di aver perso i documenti e di essere, sostanzialmente, privo di identità. Sarà per lui l’inizio, faticoso ma eccezionale, di una nuova vita: accudito da una famiglia di diseredati che vive in una baracca in periferia, andrà a vivere a sua volta in una catapecchia vicino al fiume, lavorerà per un’associazione caritatevole e si innamorerà di una donna, timida, insicura e sensibile, volontaria presso l’Esercito della Salvezza. Quando riscoprirà la sua passata identità, troverà il coraggio per fare la scelta giusta per il suo futuro. Un film ironico, surreale e divertente, ma anche una riflessione amara sulle pecche del “welfare” nordeuropeo. Pervasa di ottimismo e di speranza, la storia ci regala delle situazioni e dei personaggi - sempre controcorrente, originali e decisamente borderline -  i quali, seppur immersi in un’atmosfera di drammatica povertà, trasmettono fiducia, voglia di vivere e un’intensa dignità. Sono sicura che ti piacerebbe e che, in questo momento, ci saprebbe divertire e rasserenare.


Piccole provviste mentali raccolte da Simona e mescolate in: la sala dei cinelettori
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Qualcosa non quaglia lunedì, 21 gennaio 2008  

"La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale" (Costituzione della Repubblica Italiana, art. 2).


Consigli del giorno: Una postazione per due, da Juliaset; The day after, da La Forza propulsiva dell'inquietudine; Martin Luther King's Day, da Seaweeds Leaves.


Un nebbione sabaudo catapulta con ostilità Miss P. in un nuovo lunedì, il giorno della settimana in cui nacque, come se fosse già pronta per scattare, darsi da fare. La passeggiata di Finale ligure sembra distante chilometri e chilometri da qui, forse perché la nebbia e questo cielo lattiginoso sono in parte anche dentro di lei: e le parole sono una fiaccola, un faro antinebbia, ravvivate dalle risate scambiate con Natasha, dal tè nero con latte non scremato, dall’affascinante zigzagare mentale del commissario Adamsberg e dalla voce roca di Amy Winehouse. Miss P. si sente un’apolide religiosamente parlando (e già questa parola non si sa come trattarla, la si prende con i guanti, la si scruta in cerca di istruzioni): ascolta, legge, ma “c’è qualcosa che non quaglia” come direbbe lo stesso personaggio uscito dalla penna di Fred Vargas; avverte una forte sensazione di spreco e di mal interpretazione, talvolta ignorante, talvolta voluta. Fra una manifestazione e l’altra, manifestazione di cosa non si sa bene, fa capolino la pubblicità del Grande Fratello: che se questo programma non l’ha mai digerito, ora, dopo Torino, dopo Marghera, dopo Ravenna le appare immorale.

 

Dall’altra parte della Manica, altre storie. Il Daily Telegraph prova a stilare, con i suggerimenti di Harold Bloom, docente di Yale e critico letterario, una lista di libri che i bambini “dovrebbero” assolutamente leggere*. Peter Coniglio, Winnie The Pooh, Pippi calzelunghe, Kim, Alice e Tom Sawyer nel 2008 sono ancora tutti salvi. L’amica aleike ha ricordato a Miss P. Pollyanna e il suo celeberrimo gioco, contare quante volte nella Bibbia venisse usata la parola felicità (e i suoi sinonimi). Si scopriva, così, che provare gioia e rallegrarsi fossero le espressioni più frequenti.

A sfogliare il giornale decisamente qualcosa non quaglia.


* In proposito vi ricordo la simpatica iniziativa splinderiana "La stanza delle favole".


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Randomblog n. 8 sabato, 19 gennaio 2008  
... A grande richiesta, torna l'appuntamento settimanale con il "vostro meglio"!!!

Esiste un'altra strada, più "circolare" per l'appunto, centrata sulla capacità di riappropriarsi con consapevolezza della nostra persona…
in qualche modo tutto torna, anche se in forme diverse, con stile diverso, anche noi cambiamo e recepiamo le stesse cose in altro modo.
Meglio una "cattiva" originalità - ma almeno nostra, e inimitabile, unica.

Io che son cresciuta fra l'odore dei libri, spero riuscire in questo compito di insegnare alla mia piccola che e' (come direbbe Battiato) un "essere speciale".

"Qualcosa di prezioso
può essere andato perduto.
Rinuncia al tuo lavoro
Butta via il tuo denaro - sii sconsiderato,
solo sta' vicino ai tuoi amici".

E' incredibile come sui blog in questo periodo siano diffusi i temi dell'individualismo e della mancata coesione e solidarietà tra gli individui.... ma mi chiedo io se tutti percepiamo questo disagio perchè la società non cambia?
A volte i motivi per cui non ci si frequenta quanto lo si vorrebbe sono comprensibili, a volte meno, fatto sta che tutti ci lamentiamo di non farlo abbastanza ma difficilmente si fa qualcosa per cambiare lo stato delle cose.
mi è tornata in mente una delle tante scene dei pomeriggi di Reneè con la sua amica portoghese a sorseggiare tè e a sgranocchiar biscotti :)
*
Basta solamente fare una cernita delle persone con le quali vuoi instaurare un rapporto del genere, debbono avere un po' di sale in zucca!
In questa prospettiva ogni singolo istante della nostra vita, ogni singolo volto incrociato sul più desolato dei treni, nulla ci lasciaremmo sfuggire senza averlo bevuto tutto fino all'ultimo sorso…

*Si tratta di due personaggi de "L'eleganza del riccio", il romanzo a cui si è ispirato questo blog.

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Legami giovedì, 17 gennaio 2008  

"La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società" (Art. 4 della Costituzione della Repubblica Italiana, I principi fondamentali).


Consiglio del giorno: Ritorno dal cuore, da La Società dei Rockers Estinti; Historia Biviglianorum, da Fior di cactus (e puntate precedenti).

amici

Miss Precarity da piccola scrutava con curiosità i grandi, passando del tutto inosservata grazie alla sua capacità di nascondersi senza scomparire. Ai bambini riesce benissimo. Gli adulti li osservano con un mattoncino lego in mano e dicono: gioca! Et voilà, proseguono con i loro discorsi seri. Ma i bimbi ascoltano, eccome. Comunque, quando era bimba Miss P. non riusciva a capacitarsi della loro inadeguatezza a farsi un amico, entrare in sintonia con lui e possibilmente mantenerla anche dopo i vari bisticci. Anche in questo, si sa, i piccoli sono maestri: altro che esperti di comunicazione! Io ti presto questo, tu quest'altro, facciamo che io sono la mamma e tu vieni a prendere il tè da me. Ci vuol tanto?
Sì. A quanto pare.
Più cresciamo, diventando bravi lavoratori ed onesti cittadini, e meno tempo sappiamo assegnare agli amici. Io ho sempre pensato che, una volta diventata adulta, accanto alla mia famiglia di origine ne avrei creata un'altra, fatta di persone come me: una rete di solidarietà, di scambio, di passatempo. Mica potevo immaginare che fare una telefonata potesse provocare sforzi mnemonici simili a quelli necessari per imparare a memoria il proprio codice fiscale; che le parole date imparassero a volar leggere come farfalle; che il divano e la TV potesso trasformarsi nel più ambito svago serale; che fissare un appuntamento per un caffé si tramutasse in un'operazione strategica degna di un peace-keeper. Se stai bene, non passo da te perché stai bene, quindi che bisogno c'è? Se stai male, non passo lo stesso, perché chissà cos'hai edionehodigrattacapicosacredi. Che tristezza, che spreco. Quante cose si potrebbero fare insieme, se ci si ricordasse che l'uomo è un animale sociale, comunitario: pensare che gli antichi scrivevano interi trattati sulla amicitia, arrivando a teorizzare che dal carattere degli amici si poteva conoscere meglio l'indole di una persona.

 Live Update. Segnalo l'ultimo post di Rear Window, che riprende il tema dell'individualismo portato agli eccessi, da un punto di vista più "pubblico".

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Questione di orecchio mercoledì, 16 gennaio 2008  

«Una cosa è quando ridi su chi sta sopra di te e un'altra è quando ridi su chi ti sta sotto. Se sei nel ghetto di Varsavia e di fuori passeggia la Gestapo, e hai un pezzo di pane duro e vecchio, e lo butti al soldato tedesco dicendo: è abbastanza buono per i non ebrei, non solo fai una battuta lecita, ma reagisci con coraggio a una situazione orrenda. Tutt'altro è se butti quel pezzo di pane, dicendo che è abbastanza buono per un non ebreo, a un palestinese di Ramallah. È un nodo innanzitutto etico» (da un’intervista a Daniel Baremboim, aprile 2002).

 

Consiglio del giorno: Mama says love is all that matters, da La finestra sul cortile.


pianoforte

 

Piove, ma dolcemente, come piace a Miss Precarity. I passi e le gocce risuonano lungo il pavé del centro storico. E’ una questione di orecchio, percepire la musicalità nei movimenti del mondo. Se ci ricordassimo più spesso di che pasta siamo fatti, eviteremmo una miriade di inutili fitte di (in)sofferenza. Il guaio è che una parte della società, quella asettica, snaturata, ti rema contro: si finisce col credere che arrivare da qualche parte significa assomigliare a qualcun altro, mentre l’unica possibilità che abbiamo per fare qualcosa di buono è non imitare nessuno e credere nella nostra originalità.

Se lo ricordassimo più spesso, il tempo ci sarebbe amico. Perché procedendo sempre dritti davanti a sé non si arriva molto lontano, le stagioni sono un cerchio, non una linea retta: il frutto che amiamo lo assaggeremo di nuovo.

 

Riappropriarsi del significato delle parole è già una conquista. O della capacità di discernimento, che poi è la stessa cosa. Quella che se anche non ce l’hanno insegnata a scuola, non siamo mica giustificati.

Una buona nota di costume: La sconosciuta di Giuseppe Tornatore figura tra le pellicole preselezionate in vista dell’Oscar al miglior film straniero. Anche (almeno!) questa è Sapienza.  


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