La cura del grembiule mercoledì, 28 novembre 2007  
"La città ti appare come un tutto in cui nessun desiderio va perduto e di cui tu fai parte, e poiché essa gode tutto quello che tu non godi, a te non resta che abitare questo desiderio ed esserne contento" (Italo Calvino, Le città invisibili. Anastasia).

Consiglio del giorno: Bambini, da A quarantanni è tardi.

farina

Quando ti penso, t'immagino in cucina. Tutti gli utensili in ordine, i ripiani lindi, gli ingredienti pronti, selezionati con cura, uno in quel negozio, l'altro in quella bancarella. Al mattino presto, il Mercato Orientale è un'isola caotica e profumata. I pesci lucidi e turgidi, il basilico di un verde tenero e odoroso. Ti penso col grembiule, ti penso che sai di buono. Le mani esperte che impastano, la maionese che mai impazzisce, la pastafrolla perfetta, la pizza deliziosa che non ho mangiato più. Per quante persone preparavi i tuoi manicaretti?! I nostri amici erano i tuoi amici. Quando sono in cucina, è divertente pensare a te. La mani sporche di farina, i vasetti tutti in fila con "i gusti", la carne per i
raiö cu tucco, i taggiaen e i mandilli di saea*... beh, io non sono brava come te, nonno; diciamo proprio che non li so fare. Se tu fossi qui, mi potresti insegnare. Avresti cura di me, senza parole. Se fossi qui, inizieresti a fischiettare, perché cucinare è arte e divertimento. E magari tra una nota e l'altra inizieresti a cantare...

Ti t’adesciàe ‘nsce l’èndegu du matin
ch’à luxe a l’à ‘n pè ‘n tera e l’àtru in mà...

[Ti sveglierai sull’indaco del mattino
quando la luce ha un piede in terra e l’ altro in mare...].




* Ravioli al tocco (sugo di carne); taglierini e "fazzoletti di seta" (pasta tipo lasagna, sottolissima).



Piccole provviste mentali raccolte da Simona e mescolate in: il mio lessico familiare
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La situazione di mia sorella… martedì, 27 novembre 2007  

 

“Ma la città non dice il suo passato, lo contiene come le linee d’una mano, scritto negli spigoli delle vie, nelle griglie delle finestre, negli scorrimano delle scale, nelle antenne dei parafulmini, nelle aste delle bandiere, ogni segmento rigato a sua volta di graffi, seghettature, intagli, virgole” (Italo Calvino, Le città invisibili. Zaira. Oscar Mondadori 2005, pp. 10-11).

Consiglio del giorno: Una terribile necessità, da La forza propulsiva dell’inquietudine.


… non è buona, ma la mia non è che sia una meraviglia! Miss Precarity ci pensa da quando è iniziato il battage pubblicitario attorno all’ultimo show di Celentano. Detta così suona bene. Anzi, meglio. E poi, la nostra eroina ha il cuore stretto in una morsa. Una sensazione di disagio che non passa. Da quando ha appreso di esser stata complice di un atto criminoso - aver cioè inflitto una pessima educazione svizzera a un povero rampollo decaduto, tal Filiberto, che si vide chiudere in faccia da un manipolo di bruti repubblicani i portoni degli istituti italiani - fa fatica a prender sonno, la notte. Ora, anche per colpa di una blogger cha ha avuto la sfacciataggine di intitolare Immersioni libridinose un blog sulle letture, quel giovane parla male l'italiano.

Il treno si trascina moribondo lungo le rotaie e, quando ormai sta accarezzando l’idea di scendere insieme agli altri passeggeri per una bella spinta collettiva, due signore si siedono nel suo scompartimento fino a poco prima deserto. Hanno voglia di chiacchierare, sì, di tagliare e cucire e miss Precarity lo avverte immediatamente. Le sue antenne percepiscono il pericolo. Terrorizzata, fruga nella borsa in cerca di un libro, ma ne ha terminato uno la sera precedente, quindi ne è tragicamente priva: non ha via di scampo. La sua aria annoiata deve averle spronate a cominciare subito. In mezz’ora, vengono snocciolati una serie di casi umani della serie: mariti e fidanzati fedifraghi, ragazze bisognose di una bella dieta, corna, spose strizzate in abiti improbabili, amanti, figli abbandonati. Una delle due racconta con singolare foga, senza dire mai neppure una parola di sé, cosa che fa subito pensare a una zitella (si sa che la gente dà buoni consigli se non può più dare cattivo esempio). Così Miss Precarity apprende che un fantomatico giovanotto di non troppo belle speranze, poche settimane dopo esser diventato papà, una mattina si è alzato e ha preso il rossetto della compagna per tracciare sullo specchio del bagno (Ah! Potere del cinema!) la seguente massima: “devo andare in cerca di me stesso”. Ossia, ha tagliato la corda. Non è dato sapere se abbia portato il rossetto con sé (chissà dove possono portare certe ricerche!).

Attraversati i Giovi, il clima ligure esplode con tutti i suoi colori: il cielo è turchino, il sole accecante, il vento forte. Miss Precarity coglie l’occasione per parlare del tempo. Mai argomento così banale è stato sfruttato con tanta scaltrezza: Fabio Fazio docet.   


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La sala dei cinelettori lunedì, 26 novembre 2007  

Fra un pezzo di crostata e una tazza di tè...

Tzugumi: Come ti dicevo l’altra sera ho visto Il miracolo di Edoardo Winspeare. La storia in sé è molto semplice ed è basata essenzialmente su due personaggi: Tonio, un bimbo dolcissimo alle prese con una madre iperprotettiva ed un padre assente, che viene investito mentre con la sua bicicletta sta percorrendo una strada periferica che costeggia il mare, e Cinzia, alla guida dell’auto, apparentemente ribelle e selvaggia, che nasconde però col suo atteggiamento da dura un disperato bisogno d’amore. I loro incontri avvengono in una Taranto insolita, bellissima nei tramonti sul mare e nelle suggestioni delle coltivazioni di mitili, e struggente negli scorci della città vecchia – tarantol’isola – e nei fotogrammi dei riti della Settimana Santa. L’ho trovato un film delizioso, senza pretese, che a tratti mi ha ricordato la dolcezza e l’ironia di Soldini per la scelta dei personaggi e per la cura dei particolari, come ad esempio i  colori – il rosso soprattutto - che prendono il sopravvento nelle inquadrature dove la scena è in ombra. Il tutto accompagnato da una duplice sonorità: quella affidata alle musiche degli Officina Zoè e quella propria del dialetto della città, elemento così preponderante nella storia e caratterizzante la bellezza di alcuni personaggi – il nonno primo fra tutti – che temo risulti difficile cogliere tutte le piccole sfumature… Insomma… dovremmo vederlo insieme! E sarebbe una lunghissima visione perché sono sicura che spesso e volentieri fermerei il lettore dvd per raccontarti alcuni aneddoti della città o tradurti alcuni dialoghi!

Simona: Sarà l’atmosfera di festa - dalle mie parti inizia presto, con la fiera, le rassegne gastronomiche e le giostre - ma l’altro giorno mi è tornato in mente il capolavoro della letteratura “infantile” - nel senso più elevato del termine! - di Kenneth Grahame, Il vento nei salici. Lo hai mai letto? Mi è venuta voglia di comprarne una copia da conservare per i miei nipotini… “Parla del desiderio che ciascuno di noi ha di sentirsi al sicuro dentro la propria casa, e di come ciò confligga con il nostro bisogno di avventura” - recita la quarta di copertina… ed è proprio così. Da piccola lo lessi a puntate, all’interno di una raccolta di fiabe quindicinale, “I raccontastorie” (la adoravo, perché i lettori erano, in realtà, attori e doppiatori di fama che m’incantavano con le loro meravigliose voci). Il libro narra di un bosco popolato da animali parlanti: un topolino d'acqua molto assennato, una talpa, stanca di vivere sottoterra, un rospo presuntuoso e ricco, eppure molto ingenuo, e, infine, un vecchio tasso burbero, ma equilibrato e sapiente… insieme a tanti altri. Naturalmente una delle mie avventure preferite era quella natalizia, durante la quale alcuni animaletti intraprendevano un lungo e faticoso viaggio sotto la neve per festeggiare tutti insieme la vigilia. L’incanto della natura, la forza dell’amicizia: sarai d’accordo con me sul fatto che non si tratta di un semplice “libro per bambini”!


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Randomblog n. 6 domenica, 25 novembre 2007  
Cari bloggeramici, il nostro rito viene portato a compimento, in ritardo, anche questa settimana. Sono e sarò un po' assente a causa di contrattempi familiari, per fortuna non gravi, ma che richiedono un po' di organizzazione e qualche rinuncia. A me piace chiamarla "pizzicologia". Perché basta un poco di zucchero e... la pillola va giù! A presto...

In coda...

Tiro fuori mazzi di compiti da correggere, promemoria per la biblioteca e molto altro ancora. Poi, però, non resisto, e inizio a sognare e a immaginare cosa nascondono i visi segnati di chi è con me in coda.
E' una sfida, una lezione da imparare, se non ci si e' riusciti la volta scorsa, ci si puo' riuscire la prossima, a non buttare del tempo preziosissimo dalla finestra.
Tra tutti uno dei momenti vuoti preferiti era in auto, in silenzio, a guardare le goccie di pioggia sul finestrino, in attesa di arrivare, mentre scandivo placidamente i miei pensieri in una "noia consapevole".
Spesso leggo, ascolto musica, ma penso anche a cosa scrivere sul blog... direi che sono in assoluto i miei momenti più creativi!
il sacco è sempre pieno, occorre semplicemente scegliere il contenuto.

Ancora ombrelli...per bambini di oggi e di ieri!!!

Alle elementari invece sfoggiavo l'ombrellino con la famiglia Barbapapà al completo...anche questo la dice lunga su quello che sono diventata in seguito :)
La mia grande ha un ombrello con i protagonisti del film "Cars", il suo preferito, la piccola ha quello di Winnie The Pooh.
il mio da piccola era rosa, e mi segno' perche' tuttora sono perdutamente innamorata di questo rassicurante colore.
Io ho un grande ombrello rosso. Mi piace la pioggia, mi piace l'odore di terra bagnata,mi riporta al paese della mia infanzia
I temporali, una sfida tra me e le gocce . . . a chi arriva primo! Poi a me piace un sacco stare sotto la pioggia ...perchè dovrei usare l'ombrello?

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Ombrelli in cerca d'Autore mercoledì, 21 novembre 2007  

Forse quel giorno trovai una cosa andata perdutaWislawa Szymborska, da Sonno profondo.


Consigli del giorno: Riflettendo sotto la pioggia, da Zamparzigogola; Una voce, da La finestra sul cortile.


 

The Key, Jackson Pollock

 

Scende la pioggia, ma che fa? Mi piace uscire con la pioggia, a patto che non stia diluviando. L’acqua è qualcosa di vivo. Però questo cielo grigio, l’umidità e il selciato lucido mi trasmettono una sorta di malinconia, una dolce nostalgia per qualcosa d’indefinito. La gocce sono fluide come certi pensieri ed è facile lasciarsi andare al passato, a quel che ci è mancato ed ancora ci percuote come un sassolino appuntito.

Per il resto, sono come una bambina felice di uscire con gli stivali e il suo ombrello colorato. Cosa volete farci, ognuno coltiva dentro di sé qualcosa che lo mantiene piccolo, è un gioco innocente ed anche piacevole, basta solo rammentare come si fa. Uno sguardo, un oggetto, un biscotto e s’innesca un meccanismo, un susseguirsi velocissimo di collegamenti – Proust lo ha descritto benino, direi. Adesso, per esempio, mi ricordo perfettamente di aver avuto – forse non andavo ancora a scuola, o al massimo frequentavo la prima - un ombrello rosso con la faccia tonda di Mafalda disegnata sopra. Quando si dice la predestinazione. Persino un oggetto apparentemente banale come un ombrello può dire molto di una persona. Allora forse non fui io a sceglierlo, ma mia madre, il che è un’ulteriore conferma di quanto le mamme conoscano i loro pargoli.

Chissà cosa salta in mente a voi, oggi, nel cuore di novembre, mentre camminate sotto la pioggia in una città, non importa quale.


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L'ultima ballata di Magda martedì, 20 novembre 2007  

"La notizia arrivò al mattino, la sorprese mentre abbrustoliva il pane. (...). Era là, accoccolata sul panchetto davanti allo sportello aperto della stufa, anche quando Antal suonò il campanello, lì per lì non seppe dove appoggiare il tridente in miniatura che usava per abbrustolire la fetta di pane e così se lo portò dietro fin nell'ingresso. Antal prima la guardò in silenzio, poi le afferrò il braccio, e il goffo gesto col quale la sfiorò tradì subito quel che non avrebbe voluto dire. Gli occhi della vecchia si inumidirono, ma le lacrime non colarono come se una forza misteriosa e tenace le trattenesse in bilico sul ciglio delle palpebre. Il suo senso di cortesia più forte di un riflesso naturale, istintivo e al tempo stesso inculcato dall'educazione, la costrinse a mormorare un gutturale «Grazie figliolo»" (da La ballata di Iza)

E' scomparsa Magda Szabò. Era nata nel 1917 a Debrecen, una città ungherese che conosco pur non avendoci mai messo piede, perché una delle mie migliori colleghe di Università veniva proprio da lì e non si stancava mai di raccontarmi del suo paese.

La conoscenza di questa Autrice è stata una folgorazione e non a caso, come avrete notato, è stata inserita nella mia lista di scrittori del Novecento preferiti.

Qui il post odierno di Gabrilu; il mio post dedicato a La porta.


Piccole provviste mentali raccolte da Simona e mescolate in: camelie sul muschio del tempio
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Farfalle in coda allo sportello lunedì, 19 novembre 2007  

“Dacci la gioia di conoscer bene le nostre gioie, con le nostre pene” (Sandro Penna)

 

Consiglio del giorno: Freddo cane, freddo barbino, freddo becco, da A quarantanni è tardi.

 

  

Stamattina Miss Precarity guarda in su, verso il cielo, con attesa curiosa. Da quando si è svegliata, il cielo color perla le è apparso carico di una promessa, di una festa. Un minuto, forse due al massimo, ed eccoli, i fiocchi di neve, iniziano a scendere lentamente, con una sorta di assonnata indolenza. Così, sulle note di Quelqu’un m’a dit, sembra di essere a teatro, proprio al centro del palco, mentre uno stuolo di ballerine, bianche come farfalle, volteggiano tutt’attorno.

Miss Precarity non è sicura di quello che proverebbe se in tasca non avesse l’abbonamento del treno, ma un rassicurante cartellino da timbrare. A volte pensa – o s’illude? – che se non dovesse per forza aggrapparsi ai particolari, contando le settimane, i mesi, ma gli anni no, quelli mai, non riuscirebbe a scorgere i palpiti della natura, il suo movimento armonioso che ignora i calendari degli uomini.

E’ una riflessione molto poetica, quasi quasi le viene voglia di crogiolarsi, di sguazzare in quella aggraziata colata di melassa, perché dopotutto lo sanno tutti - Ah! Raffaele Morelli e la sua psicanalisi for dummies! - i dolci servono per compensare.

Poi, c’è la fauna dei pendolari in coda di fronte alla biglietteria della stazione. Osservate una persona mentre aspetta in fila presso uno sportello e capirete molte cose di lei. Di come riempie il proprio tempo, o se vi rinuncia, lasciandolo semplicemente andare. Miss Precarity è un esserino previdente, il che è un modo più carino per dire che è ansiosa, pertanto ha già acquistato il suo biglietto con grande anticipo. Osservandoli, si permette una di quelle generalizzazioni che solitamente detesta. Si possono fare due grandi distinzioni, fra coloro che si affannano a trovare, sbuffando, un modo per far passare velocemente quel tempo considerato “morto” e coloro i quali scelgono, invece, di trasformarlo in qualcos’altro, di plasmarlo in un momento di vita, o, perlomeno, di noia consapevole.

E’ come il gioco che si faceva alle elementari, durante l’ora di ginnastica (ora si dice “educazione motoria”): sacco vuoto, mezzo vuoto, pieno.


Aggiornamento n. 6 del diario del movimento del mondo

 

Sotto gli occhi: La sconosciuta

Nelle orecchie: Morrissey

In valigia: Persi in un buon libro

Pensando a: The importance of not reading.

 


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Randomblog n. 5 sabato, 17 novembre 2007  
... Ovvero "le infusioni barbariche di miss tropiccio"

"Il ragazzo con la spina nel fianco Dietro al rancore nasconde Un rapace desiderio di amore Come possono vedere l'Amore nei nostri occhi E non crederci ancora?"
E chi l'avrebbe detto che il post di Paolo avrebbe riacceso la voglia di Smiths??
Come cantava Battisti "nel mio cuor, nell'anima, c'e' un prato verde che mai, nessuno hai mai calpestato, nessuno...."
Bello questo gemellaggio musicale!

Non ci pensiamo mai ma da qualche parte nel mondo c'è qualcuno che sente esattamente quello che sentiamo noi in questo preciso istante...
Lo stupore, la meraviglia del vivere, è qualcosa che bisognerebbe mantenere nel tempo, e non solo da piccoli.

L'ironia e' indispensabile per sopravvivere al male, alla malinconia, l'autoironia cura la goffaggine e la cupezza, quando ci si spinge troppo oltre l'autocommiserazione.
Ma si, evviva la sana ironia!!!

Abbiamo visitato Genova due anni fa con un'amica carissima, non immaginavamo che fosse una città così ricca d'arte. Ci è piaciuta moltissimo!

Ecco, mi hai fatto venire voglia di organizzare una bella gita a Genova con tutta la famiglia!

Torniamo al discorso dei riti, del riuscire a confortarsi dalle brutture del mondo (inclusa la tristezza mentale di certe persone) con una piccola cosa come una tazza di tè, o una buona pagina di letteratura.
Io ora prediligo il the verde, bevanda taumaturgica di tradizione millenaria... però purtroppo resto una caffeinomane di base.
Non posso non ricordare i pomeriggi a sorseggiare thè e latte con mia nonna e farmi raccontare vite d'altri tempi...
Potresti aprire un bar di tendenza, specializzato in the e decotti: "Le infusioni bar-bariche".

Venghino signori venghino a commentare numerosi!!!


La prima manche del grande Torneo degli Scrittori prosegue sino al 16 dicembre!

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Il grande torneo degli Scrittori venerdì, 16 novembre 2007  

La lettura di tutti i buoni libri

è come una conversazione con gli uomini migliori dei secoli andati. 

Cartesio


Qualche tempo fa un noto blogger ha lanciato dalla sua finestra un gioco strabiliante ed irrinunciabile che ha tolto il sonno a moltissimi commentatori: il Torneo degli Attori. In seguito, Neternauta ha avanzato un’idea altrettanto stuzzicante… e la lettrice accanita che c'è in me l'ha colta al volo.

Così, signore e signori, da oggi ha inizio il Torneo degli Scrittori! Potrete votare sino al 16 dicembre un massimo di dodici Scrittori preferiti, limitando la vostra scelta agli Autori del Novecento. Le regole saranno le stesse già illustrate da Rear Window. I 32 scrittori che avranno ricevuto il maggior numero di voti si dovranno "battere" in 16 match... Quale sarà il vincitore?! Che vinca il più amato!!!


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La filosofia della teiera mercoledì, 14 novembre 2007  

“La sua bravura consiste in ciò, che coglie le intenzioni della natura, è capace di leggere tra le sue più segrete aspirazioni. Perché la natura è piena di una potenziale architettura, di progetti e costruzioni… L’Occhiazzurro (lo spirito della creazione, n.d.r.) invita tutti a continuare, a costruire, a cooperare alla creazione – siamo infatti tutti per natura sognatori, fratelli sotto il segno della cazzuola, siamo per natura costruttori” (Bruno Schulz, La repubblica dei sogni).

Consiglio del giorno: Sergio Tofano in arte STO, da Specchio.

 

La filosofia della teiera è l’I-Ching della Precarity-girl dal gusto un po’ rétro – o vintage, come va di moda oggi. Anche se, a dir la verità, un’eroina precaria non è mai molto à la page. Tanto per fare un esempio di costume, lei non poserebbe mai il suo alluce su un’isola semi-deserta, posta nell’altro emisfero del pianeta, per far la dieta del riso (poco) e del cocco (se mai riuscisse ad aprirne uno)… ma dico, scherziamo??

Comunque. Miss Precarity – che poi sarei io - ha una collega bibliomane e russofila (che chiameremo, senza sfoggio di fantasia, Natasha) la quale è pure una fanatica del tè. Quello buono. I colleghi maschi delle due moderne eroine, pertanto, durante la pausa vengono quotidianamente storditi – se mai fosse possibile rimarcare questa loro abituale condizione – dal loro intenso cicaleccio, il quale spazia da un libro all’altro, passando per il burro salato danese e il tè al bergamotto. I colleghi seri delle due, infatti, non leggono un romanzo dalla seconda media. Loro meditano, correggono, insomma non hanno tempo da perdere. Poi blandiscono Precarity per chiederle se dopo quel che e prima del sebbene ci va un congiuntivo. Ma non perdiamo il filo: le due eroine si stavano gustando una pausa. Mentre si preparano l’avvolgente bevanda – avendo inserito nell’ultimo ordine per la cancelleria un bollitore elettrico, dispensatore di legalissime sostanze psicotrope, efficaci nella cura della sindrome del convegnista – Natasha condivide con Precarity brevi, deliziosi momenti d’innocente aristocraticità. Il loro, autentico snobismo (?!) non sta nello sciorinare a memoria la bibliografia ragionata della strategia multilaterale applicata alla scacchiera internazionale e cosmica, ma nel distacco consapevole (e sornione) da questa forma di cronica, autoreferenziale saccenteria ultraccademica, crogiolandosi, per una manciata di innocui minuti, nella poeticità di una fetta di pane tostato delicatamente imburrata, accompagnata dal ricordo di qualche bel vecchio film. Anche gli intellettuali mangiano. E vanno al cinema,  ricordandosi di spegnere il telefonino. Vero?!!

Per gli Antichi – che la sapevano lunga, nonostante abbiano vissuto l’alba del mondo – il verbo studeo aveva a che fare con l’applicazione costante e piacevole, l’elevazione dello spirito. Precarity è (troppo) spesso in compagnia di persone ultra-sapiens per le quali l’unico modo di elevarsi è salire sul gradino di una cattedra, o prendere l’ascensore.


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