Foglie, tempeste e parole mercoledì, 31 ottobre 2007  

"Un immenso girasole, issato sullo stelo potente e malato di elefantiasi, aspettava nel suo lutto giallo gli ultimi tristi giorni della propria vita, incurvandosi sotto l'ipertrofia della sua mostruosa corpulenza. Ma le ingenue campanule di periferia e i semplici fiorellini di percalle rimanvano impotenti nelle loro rigide camicine bianche e rosa, incapaci di comprendere l'immane tragedia del girasole" (Bruno Schulz, Le botteghe color cannella, Einaudi 2001, p. 5).

Consiglio del giorno: Caro grande cocomero, da Isabella.

Paolini

Guido sulle note di "I guess the Lord must be in New York City" mentre una leggera brezza fredda, come una scopa di saggina spazza la città e le sue vie; le foglie gialle, ocra e rosse volteggiano in una danza di coriandoli preziosi. Ieri sera sono arrivata tardi, con la schiena a pezzi e un principio di raffreddore subito combattuto con una buona dose di propoli. Sono rimasta in piedi per ore, al freddo - perché sfoggiare un tailleur per poi restare tutto il tempo col cappotto? Tanto valeva mettersi in tuta! - a salutare, dare informazioni, sorridere. Mentre i miei muscoli facciali erano tesi a mantenere questo gradevole portamento, la mia mente era impegnata a convincere il resto del corpo ad arrivare alla fine della giornata.

Al mio ritorno, sono stata premiata da una bella tazza di cappuccino schiumoso e dallo spettacolo di Marco Paolini dedicato al "Sergente" di Mario Rigoni Stern: un connubio fantastico. Adoro il teatro civile del primo tanto quanto m'incanto ad ogni riga composta dal secondo.

Cosa ne so io dell'inverno russo? Delle tempeste di neve, delle buche scavate con fatica? Eppure in tutto quel lungo, drammatico racconto di una ritirata mortale, non c'è una parola d'odio.

...e mentre marciavi con l'anima in spalle
vedesti un uomo in fondo alla valle
che aveva il tuo stesso identico umore
ma la divisa di un altro colore.


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Guarda l'angolo del cielo domenica, 28 ottobre 2007  
Il mio ideale è "maturare verso l'infanzia". Bruno Schulz, Le botteghe color cannella.

Consiglio del giorno: Non è più il tempo delle mele, in Assemblato per essere padre.

Van Gogh_Contadino che seminaVan Gogh

Pochi giorni fa, quattro chiacchere fra colleghe. Una di loro è stata appena lasciata dal ragazzo il quale - parole sue - si è sentito subito meglio per essersi tolto un peso (perché per lui mantenere una relazione era un peso: mentre coltivare un pseudo rapporto di "amicizia" confuso e insoddisfacente, a quanto pare, è una vera pacchia). Si incrociano vicende che ricordano una puntata di Sex and The City provinciale: un po' Carrie, un po' Bridget Jones. Una fauna maschile di indecisi cronici, conquistadores per caso, problemi psichici e d'immaturità vari. Ti amo però...
Un universo femminile sconcertato e divertito insieme, in attesa della telefonata e del messaggino, con un'abissale inconsapevolezza della propria femminilità, ma quella vera, non gli slogan da spot pubblicitario; sempre alla ricerca di qualcosa ma chissà cos'è e che prova orrore per i programmi; con lo spettro di pappe e pannolini da cacciare più avanti, sempre più avanti.
Riusciamo ad essere decise e sagaci in occasione dell'acquisto di una borsetta, sul luogo di lavoro e fra le mura di casa, ma quando siamo sole, ci perdiamo dietro a citrulli patentati, diventando a nostra volta citrulle da paura. Lo dico con affetto.
Le ascoltavo e le osservavo attentamente, perché mi ricordo bene com'ero, quando pensavo che le fondamenta fossero un optional e iniziavo a costruire (m'illudevo di costruire) partendo dal tetto. Dicevo loro: eppure non è così che deve essere, credetemi; viene il giorno in cui ti ritrovi a vivere un'esperienza completamente diversa... nella quale ti senti semplicemente e naturalmente bene. Senza deliri, piagnistei, tira e molla e bronci. Lo so che non mi hanno creduto poi così tanto. Ed io mi sentivo distante da quei discorsi, tanto quanto il mio sentirmi appagata lo era dalla loro insoddisfazione.
Non bisogna accontentarsi. Non bisogna accontentarsi di girare in un vortice, come una trottola senza baricentro; di uomini che non ci possono amare e che non impareranno a farlo seguendo chissà quali istruzioni rubate a Cosmopolitan; di sentimenti precari, no... almeno quelli no.
Per chi ci crede, certe unioni stanno scritte in cielo. E per chi non ci crede, c'è una canzone che fa...

Quando arrivi, quando verrai per me
guarda l'angolo del cielo
dov'è scritto il tuo nome,
è scritto nel ferro
nel cerchio di un anello...

PS: Saluto così la nuova settimana. Sarò impegnata nei preparativi di una conferenza e il nostro scambio quotidiano subirà qualche rallentamento!

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Randomblog n. 2 sabato, 27 ottobre 2007  

Questa settimana i commenti sono stati tanti, così come i temi trattati… ho dovuto sintetizzare. L’argomento dell’ultimo post, per la sua delicatezza, resta fuori dal gioco…

Un sereno fine settimana a tutti voi!

Consiglio del giorno: La stagione dell’attesa, in La forza propulsiva dell’inquietudine.


jukeboxHo compreso che la perfidia è miseria, ma anche paura e stolido tentativo di difesa, che alla fine isola. Ho compreso che la bontà è forza, ma anche coraggio e intelligente altruismo, che alla fine non ci lascia soli.
Costoro sono talmente distanti da noi che è assolutamente improduttivo cercare di stabilire un qualsivoglia dialogo.
E' triste dover indossare una maschera orribile pur di avere una faccia, no?
Gesu', come non li ho mai sopportati.
Niente è più equilibrato della regola aurea: "non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te". Cosa c'è di più semplice?
Ma forse il segreto è quello di circondarsi, per quanto possibile, di cose belle, di tutto quanto riesca a farci sorridere e battere ancora il nostro cuore.

A volte ho l'impressione che viviamo infilati dentro un bel tubo catodico, dove la realtà è ribaltata almeno un paio di volte per sembrare quello che non è.
La precarietà come professione: una nuova categoria asociale.
Ma precari, non lo siamo tutti?

Io adoro la pioggia…
Anch'io amo guardare la pioggia e ancor più la neve...
Quando nevica in città sono al settimo cielo.
L'unico problema è che ogni volta il temporale mi sorprende quando sono sprovvista di ombrello.
Umbrellacrossing è un termine geniale.
Poi magari, girando girando il tuo ombrello, arriva qui da me, come un messaggio in bottiglia!
Nei film ci sono scene MAGICHE con la pioggia, in tanti film di Woody Allen in cui la pioggia sorprende i protagonisti e si creano momenti meravigliosi…
Se abiti in un cartone di frigorifero la pioggia perde molta della sua poesia 


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Erano felici, sempre venerdì, 26 ottobre 2007  

“Erano felici nel Signore, sempre, non avendo dentro di sé o tra di loro nulla che potesse in qualche modo contristarli…” (La leggenda dei tre compagni, biografia non ufficiale di San Francesco, cap. XI).


SanFrancesco_Giotto

Giotto

 

Una data. E’ passata la data. Eppure saprei ritrovare tutte le parole che ti riguardano, le sfumature della voce le rammento nitide, per quelle il tempo passa come una mano lieve, senza premere, né schiacciare. Mi dicono che se accade è perché sono guarita da quel dolore, io non lo so, non me lo sono mai domandata. Ci penso così spesso che probabilmente non c’è più nessuna data, solo un profondo, interminabile, palpabile ricordo. Ed è giusto così. Io non sono triste. Mi vengono in mente tante immagini, ma nessuna di esse è dolente. Tu e la politica, le interminabili discussioni, i libri, i quotidiani, il taccuino e la stilografica, le passeggiate lungo il viale a parlare finché c’era fiato. I canti notturni (ma quanto cantavo!!) le colazioni sui gradini o sull’erba umida, le storie narrate al lume delle candele, i capolavori di Masaccio e Giotto, il cuore leggero e sereno.

E’ trascorso abbastanza tempo da lasciar svanire le parole di circostanza, gli anniversari comandati, la questua dei ricordi saccheggiati. Quando per i più scende il velo della dimenticanza, la memoria s’impadronisce dei cuori di chi non desidera altro che ricordare. E ci consola.

Si è creato, a poco a poco, un cristallo perfetto. Una borraccia dove trovo sempre la goccia d’acqua di cui ho bisogno per sapere che sono integralmente viva.

Anni fa, nel pieno delle nostre energie, abbiamo iniziato una marcia attraverso le verdi colline umbre e solo adesso mi accorgo che non è finita. Solo adesso mi accorgo che davvero eravamo felici, sempre.

 


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La coerenza non è più una virtù giovedì, 25 ottobre 2007  

Citazione del giorno: “Non possiamo disperare dell’umanità, dal momento che noi stessi siamo esseri umani” (Albert Einstein)

 

Consiglio del giorno: Nessun luogo è senza genio, da Ibrid@menti


chagall

Marc Chagall

 

Trenitalia ha preso la rivoluzionaria decisione di rivedere le tariffe regionali in modo da renderle più coerenti. Coerenza! Che bella parolina. Stamattina, presso la biglietteria, ho scoperto senza neppure un'ombra di stupore (forza, aderite a RCS! Resistenza Clienti Scafati!) che tale surplus di coerenza mi sarebbe costato 6 euro in più rispetto al mese precedente. Si sa, la coerenza paga. Subito dopo, l’efficienza dell’azienda è stata confermata, anzi direi sublimata dal ritardo di 20 minuti dell’Intercity che stavo aspettando.

Sono entusiasta di una simile letteratura, degna di un subdolo politicante. Prendo il lettore MP3, un aggeggino così di conforto per un pendolare, in una mattina grigia e umida di fine ottobre (un’immagine strappalacrime, vero?) e prendo la coraggiosa decisione di infischiarmene. Arriverà quando arriverà. La coincidenza forse l’acchiapperò, forse no. Il mio fegato ha bisogno di una pausa.

Incontro un collega filosofo con l’umor nero e per reazione mi vengono in mente una serie di battute una più sciocca dell’altra. L’eroina Precarity ha indossato il suo scudo protettivo antidepressivo.

Alzo il volume del lettore MP3.

Leggendo un articolo, mi ricordo della mia ex-compagna di corso ungherese e delle sue cinque lingue fluenti. Intelligente, seria, bella e – nonostante ciò – simpatica. Poi, agli alunni polacchi del corso di giornalismo, spigliati (!) e pieni di entusiasmo. Tutti col libro di Kapuściński come lettura opzionale. Chissà cosa faranno ora… E che dire del laureato del Camerun, pronto ad andare ovunque la vita lo porterà?

Hai sentito, dear friend scoraggiato?

Ri-alziamo il volume del lettore MP3, è meglio.

My life believes in you once again
I'll go walking in circles
While doubting the very ground beneath me
Trying to show unquestioning faith in everyone…

(Adoro questo brano).


Aggiornamento n. 3 del diario del movimento del mondo

 

Sotto gli occhi: Anna e il re

Nelle orecchie: Forbbiden Colors

In valigia: La variante di Lüneborg

Pensando a: Parole da Budapest


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UmbrellaCrossing e gli elettori polacchi mercoledì, 24 ottobre 2007  

 

“Le rughe dovrebbero indicare soltanto dove sono stati i sorrisi”. Mark Twain

 

Consiglio del giorno: Non abbiamo tempo da perdere, in Saper vedere.

 

pioggia

A me piace la pioggia. La neve, poi, mi fa impazzire dalla gioia. E’ una confidenza, questa che vi faccio: normalmente mi si prende per folle. Ma anche questo, in fondo, mi diverte. Meglio un po’ pazzerella, zuzzurellona diciamo (anzi dicono!), che bastarda dentro (ne abbiamo già parlato!). Non è sempre poetico, lo so. Ci sono il fango, i pantaloni impresentabili, gli ombrelli che io dimentico quasi sempre sul treno o in macchina. Ma non possiamo essere sempre così materiali, preferisco pensare a questa forma di danza. Le goccioline, i cristalli di ghiaccio.

Poi, quando piove, per me è sempre la giornata in cui sono più carica di libri, pacchi di fogli e altro. Esco di casa e mi accorgo che un terzo braccio non ce l’ho; la borsa mi scivola sempre dalla spalla e alla fine la devo portare a braccetto come la mia bisnonna; ci sono documenti che non si devono assolutamente bagnare; di rispondere al cellulare in quel momento neanche a parlarne. Perché non mi hai risposto prima? Perché piove.

Tutto è come avvolto in una stoffa grigio perla. Un colore che mi piace, anche se mi fa venir voglia di sfoggiare, per contrasto, ombrelli rossi o gialli. Peccato che, come ho già detto, non sempre tornano a casa. C’è il bookcrossing, no? Ed io ho lanciato l’umbrellacrossing.

 

Nel frattempo, mentre giubilo per la sconfitta dei gemelli Kaczynski che mi hanno ricordato i detestabili e grassocci fratelli Humpty Dumpty di Alice nel paese delle meraviglie, vi suggerisco questo articolo di Barbara Spinelli. “I polacchi sono capaci di azioni sorprendenti – scrive – hanno visto il mostro dentro di sé e l’hanno vinto”. Ammirazione.

(Vi risparmio parallelismi italici).

 


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Salvadanai e virtù martedì, 23 ottobre 2007  

“Un giorno, discutendo di questo argomento, chiesi a un amico: Conosci Un sopravvissuto di Varsavia? - Un sopravvissuto? Chi? – Non sapeva di che cosa stessi parlando. Eppure Un Sopravvissuto di Varsavia, oratorio di Arnold Schömberg, è il più grande monumento che la musica abbia mai dedicato all’Olocausto. Tutta l’essenza esistenziale del dramma degli Ebrei del XX secolo è in quest’opera viva e presente. In tutta la sua atroce grandezza. In tutta la sua bellezza atroce. Ci si batte perché degli assassini non vengano dimenticati. E Schömberg, lo abbiamo dimenticato” (Milan Kundera, La musica di Mahler sotto l’occhio del boia, “La Repubblica”, 23 ottobre 2007).

 

Consiglio del giorno: Lo scatolone, da Unapersonaintorno.


Khate Kollwitz_Self_Portrait

Khate Kollwitz

 

Com’è triste l’Italia vista dai trentenni” intitola La Stampa di oggi. Elucubrazioni sul precariato crescono ovunque come funghi non commestibili. Ma se ti dicessi la parola “futuro”, nonno, cosa ti verrebbe in mente? scrive intelligentemente Federico Mello, il blogger autore de L’Italia spiegata a mio nonno.

A me cosa viene in mente?

Sfoglio il giornale e m’incanto ad ascoltare la palpabile memoria di Kundera. Seguo Mauro Corona e Rigoni Stern che si battono per la montagna da salvare. Per non parlare della Giustizia – che concetto impegnativo, di questi tempi.

Entro in un ufficio dove l’atmosfera si taglia con il coltello. Burrosa, appiccicosa, acida. Docenti che approdati alla senilità impazziscono per troppo orgoglio, coltelli che si affilano nella penombra, ricercatori che si arrabattono. Tutti a pianger cassa, ognuno con le sue ragioni. Adesso esco, mi compro un maialino salvadanaio e ricomincio da capo.

Di necessità virtù.

Qui si riscoprono tutte le virtù dimenticate, perché coltivarle costa poco o niente e regala tante soddisfazioni morali. Vuoi mettere?

Persino la mamma ti dice: mi spiace che tu faccia questa vita! Questa vita? Trapezisti ed equilibristi hanno disegnato tutta un'arte attorno a un semplice filo, sono dunque una fonte d'ispirazione strabiliante.  

La cosa buffa è che ho sempre evitato etichette, stemmini, simboli e divise vari, persino quelli innocenti del boy-scout, mentre adesso ho l’occasione di crogiolarmi in una fantomatica categoria, il bollino del terzo millennio, il distintivo più in voga del momento: il trentenne precario (versione buonista), altrimenti detto il bamboccione (versione real-pessimista). Non so se ci rendiamo conto della portata di questa operazione socio-culturale: posso godere almeno per altri dieci anni di una scorta pressoché limitata di lamentazioni, roba da dare dei punti a Giobbe! Mi hanno spedito con pacco celere la giustificazione per tutti i gusti. Elastica, flessibile, ma anche bella stabile e fissa, lei. Rientro al parcheggio e trovo un nuovo graffio sulla carrozzeria? Per forza, sono un giovane precario! Il treno è in ritardo? L’ennesima congiura contro i precari! Ho perso il bottone della giacca? Logico, era il bottone di un precario.

Un pessimismo cosmico generazionale si abbatte su di noi. Se ti svegli di buonumore e con un barlume di speranza, basta ascoltare un TG oppure sfogliare un quotidiano e quella debole candelina che si ostina a brillare, manco fosse ogni giorno il tuo compleanno, si spegne subito. Puff!

A me cosa viene in mente?

Corvo nero del malaugurio, non avrai il mio scalpo! Se proprio devo restare fluttuante e indecisa, non sarà fra la corda e l’arsenico. Non ho mai mollato l’osso, figuriamoci ora.


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Della muta e dei sentimenti umani lunedì, 22 ottobre 2007  

“Ho conosciuto molte epoche, cosa crede: posso tuttavia dimostrare di non aver mai detestato tanto un’epoca quanto questa. L’era della malafede nel suo massimo rigoglio. La malafede è molto peggiore della slealtà, della doppiezza, della perfidia. Essere in malafede è mentire soprattutto a se stessi, non per eventuali problemi di coscienza, ma per la propria sciropposa autosoddisfazione, usando parole come ‘pudore’ o ‘dignità’” (Amélie Nothomb, Igiene dell’assassino, Guanda 2006, p. 57).


Consiglio del giorno: La cucina ciliegio e panna, in Crimini, misfatti e respiri...  Una nuova colazione è servita su Colazione da Splinder.


Vermeer_Woman reading a letter

Jan Vermeer

 

Come si fa a consolare una persona di fronte alla bassezza di certi sentimenti umani? A che cosa ci si può appellare? A una fede più forte dell’ottusità umana, al calore dell’amicizia vera, all’energia che ci trasmette la natura?

Talora certi comportamenti ci ispirano desideri di rivalsa, vendetta, giustizia, tutti mescolati insieme in un grosso pentolone dove mettiamo a bollire il nostro dispetto.

Io appartengo a quella categoria di persone che si espongono perché credono intensamente nell’uomo, nella sua capacità di rigenerarsi, di pensare del bene, di fare la muta per indossare una pelle più resistente ma al tempo stesso meno ruvida. Credo nel tempo, da scandire con un ritmo tutto personale che non tiene conto di orologi né calendari; il tempo della pagina di romanzo assaporata lentamente, degli ingredienti dosati con perizia nell’impasto fresco, in quello dilatato a dismisura dei sentimenti buoni.

Sì perché non ho mai sopportato chi bolla i sentimenti buoni come robetta zuccherosa spalmata su anime deboli, così come coloro che si vantano di essere bastardi dentro, come se la cattiveria fosse la potenza vera, una malignità goduta e veicolata da una schiettezza di ferro; come se una cattiveria sincera fosse un’arma migliore che incute rispetto, perché non sparare alle spalle è una forma di onestà. Ma anche l’onestà, talvolta, si ammala, marcisce.

In una giornata tersa e fresca, avvolta in una luminosità sana ed azzurra, in cui i profili delle Alpi sembrano disegnati con un pennino di grafite sottile, penso che la medicina stia nei passi misurati che attraversano un sentiero. Indossare le tinte tenui della natura, col silenzio commosso del cuore, e camminare respirando gli odori legnosi e muschiati di un bosco che respira. Scovare un fungo in una radura, ascoltare il fremito della ali, guardare in su lungo i tronchi nodosi degli alberi, su verso i rami più alti e liberi, e imparare a guardare le cose dall’alto, come da secoli fanno loro.


Penombra

 

All'ora del tramonto
infastiditi dai tramonti
la poesia è l'unico posto
dove c'è ancora chiarezza

 

Ken Yamamoto


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Alla fine di ogni settimana bloggesca, raccoglierò alcuni punti salienti, commoventi e simpatici dei vostri interventi, inserendoli in modalità random* per ricordare sorridendo insieme a voi, miei coraggiosi e affezionati lettori, “il meglio del riccio”… quello che avete scritto proprio voi commentatori, la vera linfa di un blog che si rispetti!

Consiglio del giorno: Il raccapricciante mistero del sibilo mortale nella notte profonda (Parte 1 di 1) da Seaweeds Leaves.


jukeboxRidacchiare da soli leggendo un libro, che piacere... Vado subito, domani, a cercare questo libro sull'eleganza del riccio, se fa quest'effetto…! Te l'ho detto che è un libro stregato.

"Wabi-sabi" c'est moi!
"La volpe sa molte cose, ma il riccio ne sa una grande".
Tutte 'ste citazioni letterarie sembran fatte apposta per smascherare chi legge poco poco...

Bellissimo questo piccolo riccio che passeggia elegante nel mondo di Splinder. Le piccole cose rendono sopportabile il mondo!

Rose rosse per te ho comprato stasera… Hai deciso di commuovermi? Di riempirmi gli occhi di lacrime? Di farmi singhiozzare qui davanti a tutti??

Adoro il the, quando lo prendiamo insieme? Per me e' anche l'amore che mia madre aveva per questa bevanda, e bevendolo lo bevo anche un po' per lei.
Da una che beve praticamente solo tè e ora sa ancora meglio perchè.
Però pe' mme 'na tazzulella 'e cafè è meglio 'e qualunque ccosa!

"Nasturzi"? Cosa sono? Il gossip non è il peggiore dei nostri mali! Altro che Sarko e Cecilia! Un circolo vizioso, dove il vizio diventa demente complicità.

Ecco, bravi, continuate a sentirvi ragazzi a 40 anni così io, a quasi 70, mi sento appena appena una giovane signora.


[* Naturalmente si tratta di un gioco, quindi ritroverete le vostre parole in un contesto diverso e trattate con un tono spiritoso. Spero di non urtare la suscettibilità di nessuno; in tal caso, contattatemi e vedrò di rimediare.]


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Divorzi europei, mali comuni venerdì, 19 ottobre 2007  

“Gerald Murphy si sbagliava. Vivere due volte, magari tre, è la miglior vendetta” (Mordechai Richler, Solomon Gursky è stato qui, Adelphi 2007).

 

Consiglio del giorno: Bugiardo bugiardo, da La finestra sul cortile.


orson welles

(Orson Welles, il genio)


Ho fatto un giro su alcune testate francesi online per tastare le reazioni al “divorce” fra Sarko e Cécilia. Detto papale papale, non mi interessa. L’ho fatto perché, avendo dieci minuti di tempo, volevo fare un rapido confronto con i cugini d’oltralpe, come si è soliti dire dimostrando una curiosa rimozione dell’andamento dei rapporti di famiglia. Si sa che i cugini sono esserini che vanno d’amore e d’accordo (o quasi) da piccoli, ma non si calcolano più da grandi. Comunque, sto divagando proprio come Barney e non so se devo preoccuparmi. Dicevo, io abito in un paese dove la moglie di un noto uomo politico ha sbattuto sulla prima pagina della Repubblica la sua frustrazione. Speravo o m’illudevo d’incontrare una maggiore sobrietà, ma anche in questo caso l’ex prima donna dell’Eliseo - che ha confessato di preferire una vita nell’ombra - ha concesso un’intervista all’“Est Républicain” dove racconta, guarda che originalità, quant’è stato difficile vivere col marito ecc… ecc… Le Monde ironizza sui fiumi di parole sprecati dalla stampa internazionale su questo succulento quanto inutile affaire e non a caso parla di una Francia presa in ostaggio. Il “Wall Street Journal” ha dedicato quattro colonne al divorzio, ma solo una allo sciopero dei trasporti francesi; Le Temps scrive che “la faccenda è seria”.

Tutto questo all’indomani della strage di Karachi in Pakistan.

Io non capisco tutta questa foga di mostrare il lato più umano e confidenziale degli statisti. “Anche loro divorziano come qualsiasi coppia!”. E allora? Non me ne può fregar di meno. Io bado alla carica istituzionale, al progetto politico, all’Idea. Non chiedo a un rappresentante di essere come me, di avere i miei gusti in fatto di cibo o cinema. Questi aspetti possono rendermelo più simpatico, ma la simpatia non è un principio costituzionale, mi sembra. Anzi, voglio sperare che egli sia più preparato, costante, solerte di me, dal momento che io me ne sto qui tranquilla in ufficio a scrivere un paio di saggi al PC, mentre lui ha il compito e il dovere di legiferare per il paese.


Piccole provviste mentali raccolte da Simona e mescolate in: quarto potere, totem moderni
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