Siamo luoghi lunedì, 12 maggio 2008  
"Anche noi, oltre che persone, siamo luoghi e case, ma spesso non lo sappiamo..."

carrugio

Piccole provviste mentali raccolte da Simona e mescolate in: wabi, camelie sul muschio del tempio
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Buon compleanno Israele (8 maggio 1948 - 2008) mercoledì, 07 maggio 2008  
bandieraDal discorso tenuto da David Grossman il il 4 novembre 2006 in occasione del ricordo di Y. Rabin.

"Parlo qui, stasera, in veste di chi prova per questa terra un amore difficile e complicato, e tuttavia indiscutibile. Come chi ha visto trasformarsi in tragedia, in patto di sangue, il patto che aveva sempre mantenuto con essa. Io sono laico, eppure ai miei occhi la creazione e l´esistenza stessa di Israele sono una sorta di miracolo per il nostro popolo, un miracolo politico, nazionale e umano; e io non lo dimentico neppure per un istante. Anche quando molti episodi della nostra realtà suscitano in me indignazione e sconforto, anche quando il miracolo si frantuma in briciole di quotidianità, di miseria e di corruzione, anche quando la realtà appare una brutta parodia del miracolo, esso per me rimane tale.

(...) La tragedia che ha colpito me e la mia famiglia non mi concede privilegi nel dibattito politico ma ho l´impressione che il dover affrontare la morte e la perdita di una persona cara comporti anche una certa lucidità e chiarezza di vedute, per lo meno per quanto riguarda la distinzione tra ciò che è importante e ciò che è secondario, tra ciò che è possibile ottenere e ciò che è impossibile. Tra la realtà e il miraggio.

(...) Ogni persona di buon senso in Israele – e aggiungo, anche in Palestina – sa esattamente quale sarà, a grandi linee, la soluzione del conflitto tra i due popoli. Ogni persona di buon senso è anche consapevole in cuor suo della differenza tra sogno e aspirazione e ciò che è possibile ottenere alla fine di un negoziato. Chi non lo sa, arabo o ebreo che sia, non è già più un possibile interlocutore, è prigioniero di un fanatismo ermetico e non è quindi un possibile partner.

(...) Proprio come ci sono guerre combattute per mancanza di scelta, c´è anche una pace che si rincorre per "mancanza di scelta". Non abbiamo scelta, né noi né loro. E dobbiamo aspirare a questa pace forzosa con la stessa determinazione e creatività con cui partiamo per una guerra forzosa. Perché non c´è scelta e chi ritiene che ci sia, che il tempo giochi a nostro favore, non capisce i processi pericolosi in cui già ci troviamo".

***

Ho la sensazione che nessuno cominci veramente una guerra, le guerre si continuano. La pace, quella è una cosa che si deve cominciare (15 giugno 2007).

Piccole provviste mentali raccolte da Simona e mescolate in: civitas
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2 anni... domenica, 04 maggio 2008  
Aggiornamento: un nuovo post al profumo di pesto su Colazione da Splinder!!!

Il 7 maggio di due anni fa prendeva inizio l'esperienza del blog. Coloro che mi seguono da un po' sanno quanto essa abbia contribuito a cambiare la mia vita (e non solo la mia!) in maniera del tutto imprevista e imprevedibile. Ho attraversato momenti di grafomania, altri di stanca; talora ho pensato di chiudere i battenti, poi ho riaperto, modificando qualcosa qui o lì. Oggi non saprei dire se l'avventura proseguirà per settimane, mesi, anni o solo una manciata di giorni. I cambiamenti si susseguono veloci e sono presa da molte cose tutte assieme. Però ci tengo a ricordare questo luogo virtuale e un po' bizzarro, spazio di confronto e scontro, scoperte piacevoli o meno. Ringrazio i passanti, i viandanti della rete, i lettori più affezionati e i bloggeramici per i commenti e le riflessioni che hanno animato e vivacizzato questo blog.
Buona nuova settimana e a presto!

Piccole provviste mentali raccolte da Simona e mescolate in: il mio lessico familiare
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C'era una volta? lunedì, 28 aprile 2008  

Letture blogosferiche consigliate: Una panchina nella Cittadella, da Chasing The Qeen; Affetto, da Zulawskiego 5.

Com'è accaduto? E' buffo che io non riesca a ricordarlo. Capita che si esca di casa con qualcosa in tasca o nella borsa, qualcosa che al rientro non trovi più; in cuor tuo sai già che non lo potrai scovare, perché hai fatto troppi giri... chissà dove è scivolato via da te. Si dice che il nocciolo della nostra personalità si formi nell'infanzia ed io sono disposta a prenderlo per buono mio malgrado: mi spaventa l'idea che i miei primi, nebulosi anni di vita siano il quid e dopo ricordo una bambina selvatica, curiosissima e ricciuta che aveva sempre le ginocchia sbucciate. Ma la personalità è fluida, si allarga e si contrae, si arricchisce e indebolisce, quindi sì, capita che si perda qualcosa per strada, una dote, un'abitudine, un gesto e anche se ci si rende conto di poterne fare a meno, quello spazio vuoto resterà incastonato in un angolino. Si dice che da quelle vuote montature si generi l'esperienza. A me piace pensare che nascano delle storie. Si impara a raccontare quando ci si può voltare indietro e vedere delle cose con sufficiente distacco, ma con quella comprensione muta e attenta che possiedono i bambini quando esplorano il mondo. Dunque ho perduto quella specie di baldanza, quella sicurezza generica ed esaltante, ma adesso, se mi volto, rivedo me stessa dieci anni fa e capisco certi aspetti prima indecifrabili. Vedo anche cose buffe.

La perfezione determina uno stupore congelato, che frena e trattiene le emozioni. La meraviglia, che è invece uno stupore caldo, un ventaglio di velocissime e luminose sensazioni, nasce da un particolare bizzarro, da qualcosa che non ci si aspettava, da una bellezza senza canoni che ci tocca personalmente. E questo spero di non perderlo, anche se sono una distrattona e non ricordo mai le strade, perché troppo presa a guardare in su.


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In piedi venerdì, 18 aprile 2008  
S.antoninoIl mio paese è così. Mezzo sgangherato, mezzo qualunquista. Il mio paese è fatto di gente che lavora col magone, perché oggi sì, domani forse, dopodomani chi lo sa. E' fatto di ragazzi che si metton su casa coi vecchi mobili delle nonne, di donne incinte che si fanno tutto il viaggio sul bus in piedi, o che allattano alla scrivania dell'ufficio. Di treni sporchi o colorati dagli spray, di carrozze impolverate, di giovani di colore vicino ai quali non si vuol sedere nessuno.
Ma c'è anche il mio paese delle piccole librerie stracolme, dei caffé con gli specchi, degli antichi palazzi dipinti, degli architetti che immaginano il futuro, degli studenti che parlano tante lingue e s'incontrano, si capiscono; dei galantuomini vecchio stampo che non hanno perduto il buon sapore dell'onestà. Il paese di mio padre.
Oggi la pioggia cadeva fine fine e Genova era tutta grigio perla; io camminando mi sentivo così stupidamente, meravigliosamente libera, i capelli scompigliati dal vento, i progetti scompigliati dal destino, fragile e trasparente, perché senza paletti e sicurezze, ma al tempo stesso addolcita da un senso di casa.

E Venerdì resteremo in piedi col cuore in mano, resteremo in piedi con la memoria sulle labbra, in piedi davanti a quei nomi, a quelle vite piegate nel buio, a quelle fedi germogliate nel coraggio. Starò in piedi e penserò a Bisagno che andava alla casa dei miei nonni, lassù, in Granarolo, a Saetta, a Franceschi, Pareto, Bini, Scrivia, Maurizio...

Ti canti
æ l'inno di Partigen...
Sêunna cianin, cianin, cianin...

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Rimbocchiamoci le maniche lunedì, 14 aprile 2008  
“La Democrazia ha bisogno, più di qualunque altra forma di Governo, di cittadini attivi. Non sa che farsene di cittadini passivi, apatici, indifferenti, che si occupano soltanto dei propri affari e delegano agli altri il compito di occuparsi degli affari comuni. La democrazia vive e prospera solo se i suoi cittadini hanno a cuore le sorti della propria città come quella della propria casa, che della città è soltanto una parte”.

Norberto Bobbio

Aggiornamento n. 1 mart. 15 aprile

Credo che da questo post del vecchio snaporaz che v'invito a leggere possa nascere una riflessione fruttuosa. In questi giorni, accanto alla delusione, ho scoperto molti commenti aperti a un ripensamento, a un'azione futura volta a rifondare la nostra coscienza civica. Come scrive giustamente l'amico blogger, possiamo fornire democraticamente il nostro contributo, partendo dai nostri blog.

20080415 Non ho fatto mistero di aver seguito con attenzione la campagna elettorale e soprattutto quella portata avanti dal PD attraverso l'utilizzo sistematico del web e dei socialnetwork. Sono entrata in quella rete virtuale, ho preso parte ai forum, ho scoperto l'azione di altri circoli in Europa e l'entusiasmo di molti giovani. Oggi questo flusso di notizie, opinioni, proposte non solo non si è fermato, ma è raddoppiato. Non ho percepito frustrazione, bensì passione e voglia di proseguire questo percorso.

Non scrivo questo per convincere qualcuno, ma solo per dimostrare l'importanza del web che per la prima volta ha svolto un ruolo rilevante nella comunicazione politica del nostro paese.

Credo che se abbiamo creduto nella necessità di una svolta, adesso sia proprio il momento per farla diventera realtà. Per radicare la convivenza e la compartecipazione.

Pensiamoci e diciamo la nostra.

Aggiornamento 2 - merc. 16 aprile

Vi consiglio la lettura di questo bel post sui rapporti politica/web dal blog Webgol di A. Sofi.

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Costernazione europea, imbarazzo italiano venerdì, 11 aprile 2008  

Sono in imbarazzo. Ascolto le notizie alla radio, guardo i TG, leggo i giornali, navigo su internet e sono in imbarazzo. Berlusconi ci ha abituato a campagne elettorali irriverenti, vuote, demagogiche e infami, eppure credo che si debba fare uno sforzo per non cadere nella trappola dell'assuefazione:

"Gli incerti sono tali per delusione, stanchezza, assuefazione. La delusione nei confronti del governo di centrosinistra è in parte condivisibile, ma non può far dimenticare il vero e proprio abisso politico, culturale ed etico che c'è tra il centrosinistra e la destra italiana. La stanchezza si esprime con l'infastidito "Ma come è possibile, dobbiamo ancora occuparci di Berlusconi?!". Sì, il protagonista negativo purtroppo è ancora lui e, cosa impossibile da immaginare nel '94, si tratta di un Berlusconi addirittura peggiore: per aggressività, assenza di senso dello Stato e disprezzo delle istituzioni" (Nanni Moretti).

L'atteggiamento della stampa estera è sintomatico. "Il tempo non fa presa su Silvio Berlusconi" scrive Le Monde, ironizzando sul lifting, l'impianto della nuova chioma e il consiglio datogli dalla figlia Barbara di lasciar cadere la cravatta. Si cita Don Baget Bozzo, il quale ha più volte spiegato che presso Berlusconi "tutto è pensato, voluto, comprese le apparenti gaffes che sono strumenti di comunicazione e di direttiva politica", ma anche Pierre Musso, autore del volume Sarkoberlusconisme, secondo il quale i leader come Sarkozy e Berlusconi governano facendo leva sui sogni ma anche sulle paure: e questa volta Berlusconi si presenta alla elezioni con "il modello sacrificale", lontano dall'ottimismo delle precedenti campagne.

E che dire del Times, per il quale il leader del Pdl è un concentrato di promesse stravaganti, potere mediatico, gaffes, atteggiamento da showman; la prestigiosa testata esprime con aplomb britannico lo sconcerto circa le esternazioni sulla magistratura, ma dichiara anche che tutte le speranze sono riposte nei giovani elettori, i soli in grado di mandare a casa un simile personaggio.

Ma il commento più bello resta quello dell'Economist, nota rivista comunista, che si prende gioco del "ritorno del giullare", orchestrato forse proprio per spostare l'attenzione da Bossi, alleato scomodo con il quale Berlusconi condivide l'indifferenza verso le leggi. La prestigiosa testata sottolinea che l'attuale legge elettorale è stata voluta da Berlusconi stesso e dai suoi accoliti, ricordando il suo autore, Calderoli, nonché tutti i nefasti effetti di cui il Pdl ora si lamenta recitando la parte della grande vittima.

In opposizione ai modelli femminili prescelti dal Cavaliere, tutte donne "belle" e brave, le quali sicuramente mostrano un certo gusto nel scegliere le autoreggenti per la tribuna elettorale serale (per non parlare poi della grande avversaria, la wonderwoman Santanché, tutta neofascismo e finezza di modi) vi propongo di dare un'occhiata a chi, all'estero, dimostra un maggiore senso civico, una più acuta intelligenza e uno sguardo d'insieme assai più moderno ed europeo, come questa giovane candidata del PD a Parigi.

Se dopo tutto questo non viene voglia di voltare pagina, significa che il "vaccino" di cui parlò Montanelli non ha mai fatto effetto e che questo paese si merita, purtroppo, un altro governo da Repubblica della banane.


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Il mio blog non vota per Berlusconi mercoledì, 09 aprile 2008  

noberluscaLa generazione che ha vissuto la propria prima giovinezza negli anni Ottanta, sotto il segno di Craxi - ascendente Goldrake - ha visto lo sfacelo di una classe politica senescente e vetusta, apparentemente spazzata via dal pool di Mani Pulite. Ancora ricorda le monetine lanciate su Craxi ed il filo di bava che pendeva dalla bocca tremante di Forlani durante gli interrogatori. Svezzata con tali orrori, era quasi naturale che sconfinasse nel più ovvio qualunquismo. Fortunamente, ma solo per il fatto di aver fatto rinascere in molti un attaccamento alla Cosa Pubblica sempre più vilipesa, è sceso in campo il Piazzista della Libertà che, volenti o nolenti, ha forgiato la Nuova Italia (come dimostrava Nanni Moretti ne Il caimano).

La classe operaia, sempre più disperatamente ancorata all'aspirazione verso uno status "borghese", va a braccetto con le siure impellicciate che distribuiscono tartine canticchiando "Silvio, Santo Subito…". I giovani sono attratti dai manganelli della Destra più reazionaria e dalle pistole ad acqua che Bossi cerca di svendere dal suo gerontocomio. Ora, amici, ci troviamo ad un bivio: qui non è più questione di "destra" e "sinistra". E' divenuto fondamentale impedire che la vera anomalia (Berlusconi) governi nuovamente l'Italia, tenendo sotto il giogo Fini e imboccando Bossi all'ora del brodino. E' il Piazzista delle Libertà che ci ha portati non più a votare per un ideale, ma solo a scagliarci l'un contro l'altro armati. Tolta questa piaga dal Paese, forse, rimboccandoci TUTTI le maniche, potremo vedere di far qualcosa per questa Italia, sempre più simile all'Argentina. Giusto con qualche Reality Show in più. Per queste ragioni, e per altro ancora, il mio Blog non vota per Berlusconi.

 

Contenebbia

 

Alcuni altri Firmatari (con mille scuse a chi non è citato):
rearwindow06, Aivlis77, Alderaban, Alice64, Amalteo, Angi69, Antigone26, argeniogiuliana, Bellatrix74, Catpoet, Chiccama, Chirieleison, coaloalab, compagnidiviaggio, copperhead, Damiani, Darix73, deha, DreamLady, EdoEleStorieAppese, FamChinaski,
fenicesulmare, Giuba47, heyhonan, HistoriaVbc, ilcanedisatana, ilmurodipeppe, Isa71, losteyeways, LucFaccenda, Macca, madworlds, MagoSilvan, mammaepoi, Mauro Piadi, meryem, molengai, muroalieno, Nuriape, palmarola, PaulTemplar, pears, PF1, piccolaJo, Raindog78, Senzabussare, SimonaCWords, Smillapiffi, Sophie71, snakeandladders, stevemcqueen, tuile, vadoinbici, Watkin

Pubblicate questo "manifesto" nel vostro blog, allo scopo di dargli la massima diffusione possibile. Grazie molte. 

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"Noialtri" lunedì, 07 aprile 2008  

lega_pellerossaDomenica, lungomare di Pegli spazzato da un vento decisamente poco primaverile. La bellezza della natura può coesistere con le piccinierie e l'ignoranza umana. Su un manifesto della Lega Nord spicca il volto di Toro Seduto seguito da un messaggio talmente antistorico (si veda l'immagine qui a fianco) da essere idiota. Ma come si può pensare che simili personaggi conoscano la storia americana quando ignorano o storpiano pure quella del loro paese? Nell'antica Grecia gli idioti erano quelli che si ripiegavano nel privato, non partecipando alla vita pubblica della polis. L'etimologia scivolò poi sempre di più verso lo spregiativo. Non aggiungo altro, lasciando piena libertà di moderna e attuale interpretazione.

Noi non ci facciamo mancare niente. Da Geert Wilders (regista di "Fitna", film dove il Corano viene letto esclusivamente come libro di violenza) al nostrano Giulio Tremonti, autore de "La paura e la speranza". Da una parte la fortezza Europa, la "civiltà occidentale" così cristiana, così perbene, dall'altra...

Scriveva ieri Barbara Spinelli:

Paura del diverso, che ci assedia. Orgoglio di chi si esalta, temprandosi, nelle proprie radici e nello scontro di civiltà. Il film di Wilders infiamma questo scontro come si fa con la brace: soffiandoci sopra. Più scontro c’è, più ritroveremo noi stessi. Avere un nemico fa bene all’anima, fuori casa e dentro.
Il libro di Tremonti è la traduzione delle immagini di Fitna. Il modo di scrivere è analogo: formule brevi, a scatti, a slogan. Non mancano riflessioni importanti sulla globalizzazione ma il nocciolo è lo scontro di civiltà e la solitudine dell’individuo in Stati e società indeboliti. Quel che lo salva è l’identificazione con comunità chiuse, piccole, etnicamente e religiosamente omogenee. Lì sono le radici: immutabili, impermeabili a qualsiasi incrocio-meticciato col diverso. Il valore da opporre al mercatismo globale è l’esclusione: il contrario del messaggio di Gesù, oltre che della storia laica d’Europa (Quanto è cristiana la destra, in "La Stampa" del 6 aprile 2008).

Quest'anno si celebrano i 60 anni della nostra carta costituzionale, un testo meraviglioso, frutto dell'incontro di anime diverse che hanno saputo partorire gioielli come gli articoli 3, 7, 11. "Mi pare perfino umiliante doverlo dire - rispondeva qualche giorno fa Ciampi in un'intervista al " Corriere della sera" - io sto, e sono sempre stato, dalla parte della Costituzione".

Ci sono valori che non ammettono l'indecisione.


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Impastare parole martedì, 01 aprile 2008  
manet
Edouard Manet, Bar aux Folies Bergères

Ah la distrazione! La mia mente ha da sempre una spiccata propensione ad estraniarsi e a muoversi sulle ali dei pensieri più velocemente del sangue che scorre nelle pareti delle vene. Le storie si affollano, si accalcano, si rincorrono. Ascoltare Catherine e Jim - uno dei temi di Jules e Jim di Truffaut, ma soprattutto "il" tema tutto strumentale della Meglio Gioventù - mentre si cammina lungo le strade di Torino è come mettersi un nuovo paio di occhiali. Oppure, come dire, togliersi le scarpe e proseguire scalzi. La città sembra vibrare sommessamente per delle pulsazioni prima impercettibili. Sono le strade di Pavese, di Levi, della Ginzburg. Talmente impregnate di parole che sembrano di carta e come pagine le vorresti sfogliare, sino a trovare la citazione che fa al caso tuo.
Ci sono dei ricordi che hanno la voce sicura e argentina delle persone che li hanno generati dentro di te. Persino il tono, l'accento si conservano immutati come sacchetti di lavanda e rosmarino chiusi in fondo ai cassetti. Odori, sfumature. Ci sono storie che ti vengono incontro come gente incrociata per strada, attimi in cui si racchiude la massima sorpresa unita al più alto grado di familiarità. Volti, modi di dire, gesti buffi, abitudini, sono le cose che rimangono. Ed ognuno vorrebbe essere raccontato, fermato; e di ognuno vorresti scrivere, sgranare parole per liberare frutti, imprimere segni come quelli delle dita sull'impasto.

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